Una riflessione personale su cosa può significare “essere psicologo” e “fare lo psicologo”, analizzando le possibili differenze.
Questo articolo non sarà una dissertazione sulla lingua italiana, giuro.
Anzi, credo che parlare del fatto che possa esserci una differenza tra queste due espressioni così simili, “essere psicologo” e “fare lo psicologo”, sia assolutamente inerente alla Psicologia ed al modo con cui i professionisti psicologi si approcciano al lavoro.
In realtà, l’idea di scrivere questo articolo mi ronzava in testa già da un pò.
Entrare nel mondo del lavoro della Psicologia ti porta a fare due riflessioni importanti, molto presto.
La prima è che gli psicologi sono davvero tanti, in Italia e soprattutto nel Lazio.
La seconda è che è possibile osservare una varianza davvero importante nel modo di lavorare coi pazienti, da parte dei colleghi.
Rispetto a questo non voglio soffermarmi se ciò è giusto oppure sbagliato: non ho i dati alla mano per poter dire che un approccio sia migliore di un altro, inoltre non voglio occupare la posizione di giudice di fronte ad un imputato immaginario.
Al contrario, quella di oggi è una riflessione personale, parlata ad alta voce (anzi, scritta), che si basa sulla mia esperienza e su ciò che ho osservato nel tempo.
“It’s a long way to the top”, cantavano gli AC/DC …

Il mestiere dello psicologo è abbastanza peculiare.
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