Sonno e rilassamento: quali sono le differenze tra questi stati psicofisici?

Sembrano simili ma non sono uguali: lo stato di sonno e quello di rilassamento sono due condizioni psicofisiche che generano benefici per il corpo (ricaricare le energie!) in modi differenti.

Le persone spesso mi chiedono:

“Ma se sono stanco non faccio prima a dormire?”

Nulla può sostituire il sonno che è necessario alla sopravvivenza; tuttavia, se vuoi ricaricare le pile, anche indurre uno stato di rilassamento profondo può essere particolarmente utile.

Ci sono delle differenze sostanziali tra lo stato psicofisico in cui ci troviamo durante il sonno e quello che sperimentiamo durante una sessione di rilassamento profondo.

In questo articolo imparerai a riconoscere le differenze ed a servirti di entrambi per ricaricare le energie e produrre di più.

Il rilassamento indotto dalla meditazione ed il sonno non sono la stessa cosa.

C’è proprio poca somiglianza!

Sia durante il sonno che durante la meditazione c’è una diminuzione nel consumo di ossigeno.

Tuttavia, la quantità è totalmente differente.

Durante il sonno, la diminuzione del consumo di ossigeno raggiunge un valore dell’8% rispetto a quando siamo svegli, e questo avviene in maniera progressiva fino a stabilizzarsi intorno alla 4 o 5 ore da quando ci siamo addormentati.

Invece, durante l’induzione di una tecnica di rilassamento (o durante la meditazione) questa diminuzione raggiunge un valore compreso tra il 10% ed il 20% durante i primi tre minuti di pratica.

È impossibile indurre una diminuzione simile attraverso altre metodologie!

Un’altra differenza riscontrabile è stata rivelata tramite encefalogramma.

Quando usiamo una tecnica di rilassamento il nostro cervello produce onde alfa, che sono delle onde cerebrali lente che aumentano in frequenza ed intensità durante la meditazione.

Le onde alfa sono più difficile da rivelare durante il sonno.

La scienza sta ancora indagando il funzionamento specifico delle onde alfa, ma sappiamo che vengono prodotte quando l’individuo è rilassato.

Un’altra differenza sta nel fatto che durante l’utilizzo di una tecnica di rilassamento non sono presenti nel cervello i segnali elettrici tipici del rapid-eye movement che compaiono durante il sonno.

Questo significa che il sonno e il rilassamento profondo non sono la stessa cosa: l’uno non può essere il sostituto per l’altro, e viceversa.

Esiste una somiglianza nel genere di cambiamenti fisiologici indotti da entrambi ma se abbiamo bisogno di dormire, dobbiamo dormire.

Allo stesso modo, le tecniche di rilassamento producono una serie di modificazioni fisiologiche all’interno del corpo che sono un validissimo aiuto per combattere lo stress.

Lo stato di coscienza ottenibile tramite tecniche di rilassamento è uno “stato alterato di coscienza”

Viene definito “alterato” perchè è uno stato di coscienza che non sperimentiamo nella vita di tutti i giorni, infatti deve essere elicitato per provarlo.

Quando parliamo di stati di coscienza facciamo riferimento ad un lungo continuum dove agli estremi possiamo trovare il coma da un lato (incoscienza profonda) e la vigilanza estrema dall’altro.

Un metodo per elicitare questo stato di coscienza è per l’appunto la meditazione o l’utilizzo di tecniche di rilassamento.

Da cosa derivano le modificazioni fisiologiche indotte dalle tecniche di rilassamento?

In generale, possiamo considerare lo stato di rilassamento profondo come una condizione di elevato rilassamento che è associata ad un abbassamento dell’attività del sistema nervoso simpatico ed all’aumento dell’attività del sistema nervoso parasimpatico.

A sostegno di questa ipotesi sono stati svolti parecchi esperimenti: un esperimento storico a riguardo è quello condotto dal dottor Walter Hess nella prima metà del secolo scorso.

Egli stimolò alcune zone dell’ipotalamo e si rese conto che poteva indurre nei gatti delle reazioni fisiologiche contrapposte in base alla zona stimolata.

Stimolando alcune zone poteva indurre le modificazioni fisiologiche tipiche della reazione di attacco o fuga; stimolandone altre invece, produceva una risposta di effetto totalmente diverso.

Il dottor Hess descrisse questa reazione come una reazione trofotropica, da intendersi come un sistema di protezione contro lo stress che appartiene al sistema parasimpatico.

Anche noi esseri umani possiamo indurre questa reazione: indovina come?

È ovvio: tramite la meditazione!

Sonno e rilassamento profondo sono differenti! Approfitta di entrambi per aumentare la tua produttività! 😉

La vita del pendolare sui mezzi pubblici è stressante: approfittane per rilassarti

Abito a Roma da quando sono nato e come tutti i romani che si rispettano il mio rapporto con i mezzi pubblici è sempre stato conflittuale.

Chiunque abiti in una grande città sa di cosa sto parlando: prendere i mezzi pubblici può essere un vero calvario che può trasformare l’inizio e la fine di una qualsiasi giornata lavorativa in un’occasione da ricordare (in negativo!).

Fare la vita del pendolare significa affrontare viaggi più o meno lunghi, attese snervanti, corse folli per prendere l’ultimo treno o autobus che sta partendo.

Guardiamo in faccia la realtà: la vita del pendolare è stressante e per questo motivo ho sempre sperato che ci potessero essere delle alternative che potessero rendere la pillola meno amara.

In questo articolo ti espongo un esercizio anti stress che puoi sfruttare a tuo piacimento per trasformare anche il peggiore dei viaggi in autobus in una occasione in cui puoi rilassarti e ricaricare le energie.

Anatomia di un viaggio con i mezzi pubblici: l’esempio di Mario Rossi

Moltissimi italiani utilizzano i mezzi pubblici per recarsi a lavoro.

Ogni pendolare passa sui mezzi pubblici un quantità di tempo più o meno variabile a seconda della distanza che separa casa sua dal posto di lavoro.

In generale possiamo affermare che, trattandosi di una attività che svolgiamo almeno due volte a giorno per cinque giorni alla settimana, prendere i mezzi pubblici rappresenta una parte importante della nostra vita lavorativa.

L’esperienza di viaggio che abbiamo sui mezzi pubblici può sicuramente influenzare il quantitativo di stress che percepiamo ogni giorno, soprattutto perchè è una cosa che facciamo così spesso.

Alcuni lavoratori affermano che “prima o poi ci si abitua”: questa affermazione può essere vera, ma viene spesso detta da coloro che fanno ed hanno fatto lo stesso tragitto coi mezzi pubblici per un periodo spesso superiore ad alcuni anni.

Quando parliamo in termini di anni stiamo comunque facendo riferimento ad un periodo di adattamento particolarmente lungo, caratterizzato da una routine giornaliera che rende l’adattamento una questione di sopravvivenza.

Mettiamola così: immaginiamo per un attimo l’esempio di un lavoratore prototipico che chiameremo Mario Rossi.

Il nostro caro Mario ha appena trovato un buon impiego: la paga è buona, il lavoro corrisponde bene o male alle sue aspettative e fa riferimento al suo percorso di studi, sente che la mansione che deve svolgere è nelle sue corde e che ce la può fare.

Tuttavia, scopre che l’ufficio in cui si deve recare si trova dall’altra parte della città.

Sarebbe un pazzo a lasciarsi sfuggire un così buon posto di lavoro solo per via dello spostamento coi mezzi pubblici giusto?

Questa è la stessa cosa che pensa Mario: per questo motivo accetta e comincia a lavorare il lunedì successivo, per cinque giorni alla settimana, facendo un tragitto di andata e ritorno che dura un’ora e mezzo/due ore ciascuno (quindi dalle tre ore alle quattro ore sui mezzi pubblici ogni giorno)

È inutile dire che il nostro amico Mario comincerà a sentire lo stress dopo qualche mese: in questo caso, è assolutamente poco produttivo dirgli “non ti preoccupare, prima o poi ti abituerai” perchè Mario avverte lo stress adesso e vuole una soluzione adesso che gli permetta di rendere il viaggio meno lungo e stressante.

Cosa potremmo consigliare a Mario Rossi?

Invece che adottare la strategia di sopravvivenza alla Rambo (coltello a serramanico tra i denti finchè non arriverà, prima o poi, il fantomatico ed agognato “adattamento”) potremmo consigliargli di sfruttare questo momento della sua giornata lavorativa per fare qualcosa di costruttivo e positivo per se stesso: rilassarsi.

In che modo ci si rilassa sui mezzi pubblici e si combatte lo stress del viaggio?

Un metodo valido consiste nell’utilizzare l’esercizio contenuto nel prossimo paragrafo.

L’esercizio di rilassamento anti-stress per i mezzi pubblici

Questo esercizio di rilassamento può essere utilizzato sia da seduti che in piedi.

Tutti sappiamo quanto possa essere difficile a volte trovare un posto a sedere sugli autobus o sul treno: niente paura, questo esercizio funzionerà ugualmente.

Se ti trovi seduto la prima cosa che puoi permetterti di fare è trovare una posizione comoda.

Scommetto che la giornata lavorativa è stata parecchio stancante, per cui il primo regalo che puoi farti per rilassarti un pò è metterti comodo.

Se ti trovi in piedi puoi comunque prendere una posizione comoda: piega leggermente le ginocchia, abbassa le spalle e tieni la testa dritta, come se fosse appesa ad un filo che dolcemente tiene tutto il tuo corpo appeso.

In secondo luogo prova a chiudere gli occhi.

Se hai paura di perdere la tua fermata puoi tenerli semichiusi o aperti: in questo caso prova a guardare un punto fisso davanti a te senza lasciare che lo sguardo si adagi su troppi stimoli distraenti.

In terzo luogo porta attenzione alla punta del tuo naso, specificatamente alle tue narici.

Riesci a sentire il suono che fa l’aria quando entra ed esce dal tuo naso?

Riesci a sentire la temperatura dell’aria? È calda, magari perchè è stata una giornata afosa, oppure è fredda, come nelle giornate d’inverno?

Riesci a percepire come i polmoni si dilatano mentre l’aria entra delicatamente dentro di essi ed esce in maniera ritmica e lenta?

Prova a portare l’attenzione su tutti questi particolari che caratterizzano la tua respirazione: potrebbe essere un’esperienza nuova per te, magari non ti eri mai fermato ad analizzare mentalmente il tuo modo di respirare.

Quando percepisci che stai cominciando a pensare ad altro, magari a come è stata la giornata lavorativa oppure a quello che ti aspetta a casa, prova a tornare dolcemente sul suono dell’aria che entra ed esce dalle narici.

Questo suono rappresenta la tua “ancora mentale” che ti permette di svuotare la mente dai pensieri distraenti e di stare con il tuo respiro, che molto probabilmente si farà sempre più ritmato, lento e profondo.

Coltiva questa abitudine per dieci o quindici minuti durante il tuo tragitto sui mezzi pubblici ed i risultati in termini di energia e rilassamento non tarderanno ad arrivare 🙂

Spero di averti dato un buono spunto di pratica! Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo!

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Ebook gratuito: Cos’è lo stress? Breve guida al funzionamento dello stress

Ebook gratuito: Cos’è lo stress? Breve guida al funzionamento dello stress

Per iniziare l’anno alla grande, vi informo che la Sezione Download è stata rinnovata con l’aggiunta di un nuovissimo ebook gratuito! 🙂

L’ebook gratuito che è stato aggiunto alla Sezione Download è intitolato:

Cos’è lo stress? Breve guida al funzionamento dello stress

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Un rimedio veloce per l’ansia? Respira! Consigli ed informazioni sull’ansia

Un rimedio veloce per l’ansia? Respira!

Per moltissime persone, l’ansia è una compagna stabile e fedele nelle loro vite: si comporta come un cagnolino che ci segue passo passo in molteplici situazioni ed in diversi contesti.

A volte si accontenta di stare lì tranquilla a guardarci, lasciandoci vivere la giornata così come viene: fa gli occhioni dolci in modo che possa essere ascoltata, ma in quelle occasioni basta girarci dall’altra parte per non vederla e non sentirla.

Altre volte, si mette ad abbaiare molto forte ed ecco che compaiono i soliti sintomi fisici che conosciamo molto bene: tachicardia, sudorazione, tremolii, sensazione di oppressione a livello del petto e dello stomaco.

Ognuno di noi sperimenta l’ansia in modi ed intensità differenti, ma esiste una cosa che ci accomuna: la respirazione può aiutarci ad abbassare il livello di tensione e costituisce un rimedio veloce per l’ansia.

Vuoi sapere come accade e come fare? Leggi l’articolo!

L’ansia è una emozione ed a volte vuole dirci qualcosa …

L’ansia è uno stato psichico che è connesso a tutta una serie di emozioni e di sensazioni.

Quando proviamo ansia tendiamo a sperimentare tutta una serie di sintomi sia a livello fisico, psicologico ed emotivo.

Come dicevamo all’inizio dell’articolo, l’intensità dell’ansia sperimentata dipende sia dalla nostra individualità e sia dal contesto.

Una situazione in cui non ci sentiamo in controllo di quello che sta succedendo è molto probabile che possa trasformarsi in una fonte di ansia.

Allo stesso modo, se ci sentiamo abbastanza sicuri di noi stessi e della nostra capacità di farcela anche di fronte ad una situazione difficile, allora l’ansia sperimentata sarà sicuramente minore rispetto alla possibilità di farci prendere dal panico.

Tuttavia, esistono delle situazioni di vita in cui l’ansia potrebbe diventare cronica: se il nostro stile di vita ci espone a stress continui, a lavori non appaganti, ad esami da superare e così via allora diventa più facile sperimentare l’ansia su base giornaliera.

Inoltre, molto spesso l’ansia diventa un campanello di allarme per avvertirci che c’è qualcosa che non va tra noi ed il contesto che ci circonda.

Potrebbe trattarsi di un conflitto interno alla nostra psiche, oppure di una situazione esterna molto difficile da gestire e che si protrae per molto tempo: sta il fatto che l’ansia, per quanto fastidiosa, sta lì per dirci che qualcosa non sta funzionando come deve e che probabilmente dobbiamo far qualcosa per cambiare le cose.

Come posso cambiare le cose? Come posso trovare un rimedio veloce per l’ansia?

Quando ci troviamo ad affrontare questi periodi difficili sembra molto difficile trovare una soluzione, men che meno trovare un rimedio veloce per l’ansia.

Che cosa fare?

Spesso, rivolgersi ad uno psicologo può essere un modo valido per esplorare il problema e capire meglio cosa c’è che non va.

Nel caso in cui avessimo già conoscenza di quello che non va e che vogliamo cambiare, allora lo psicologo può aiutarci a prendere consapevolezza delle risorse e degli strumenti che potremmo utilizzare per risolvere il problema.

Tuttavia, un ulteriore aiuto per la gestione dell’ansia che si accompagna benissimo all’aiuto psicologico è quello che ci proviene dalla respirazione.

Un rimedio veloce per l’ansia? Respira!

La radice linguistica tedesca dell’ansia è la parola “angst” che significa “soffocare nelle strettoie“.

Questa definizione ben si ricollega alle sensazioni fisiche che sperimentiamo quando proviamo ansia: spesso, infatti, le zone più colpite dal senso di oppressione tipico dell’ansia sono il collo, il petto e la vita.

Il diaframma è il principale muscolo respiratorio e la sua azione è notevolmente influenzata dagli stress emotivi, infatti esso reagisce alle situazioni di paura contraendosi.

Inoltre, la respirazione ha la capacità di abbassare notevolmente il livello di arousal e di attivazione corporea che sperimentiamo nelle situazioni di ansia: in parole povere, la respirazione ci aiuta a rilassarci ed a calmarci.

La calma indotta da una respirazione profonda, pacifica e ritmata è incompatibile con uno stato di ansia caratterizzato da palpitazioni, tachicardia, sudorazione e chi ne ha più ne metta.

Se è presente uno stato psicofisico come quello appena descritto non può esistere l’altro, e viceversa.

Il ponte che connette i due stati tra di loro è la respirazione, che permette il passaggio da uno stato di agitazione ad uno stato di calma.

Imparare a respirare in maniera profonda è uno degli obiettivi delle tecniche di rilassamento, di cui ho descritto i vantaggi in questo articolo.

La prossima volta che ti trovi a sperimentare ansia, prova questo semplice esercizio: mettiti seduta comoda, chiudi gli occhi e respira profondamente e lentamente, lasciando che l’espirazione sia più lunga dell’inspirazione.

All’inizio, farsi aiutare da un professionista potrebbe aiutarti molto, ma in generale gli effetti dovrebbero essere evidenti dopo una serie di cicli di respirazione.

Provalo e fammi sapere! 🙂

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Alla prossima settimana per un nuovo articolo!

Dottor Antonello Mattia

Recensione: Le basi dell’ipnosi di Michael D. Yapko

Recensione: Le basi dell’ipnosi di Michael D. Yapko

Questo articolo è il primo di una nuova rubrica del sito che dedicherò alle recensioni ed alla presentazione di libri ed in generale di opere che hanno a che fare con la gestione dello stress e le tecniche di rilassamento.

Lo scopo della rubrica sulle recensioni è quello di fornire una fonte di informazioni per coloro che vogliono approfondire i temi sopracitati e che vogliono saperne di più a riguardo, magari leggendo un buon libro.

Il primo libro che andrò a recensire è “Le basi dell’ipnosi” di Michael D. Yapko, un testo che ho trovato particolarmente illuminante e di cui consiglio volentieri la lettura.

Descrizione del libro

Come detto all’inizio dell’articolo, il libro si chiama Le basi dell’ipnosi ed è stato scritto da Michael D. Yapko, uno psicologo clinico americano che si occupa, tra i vari ambiti del suo lavoro, anche di ipnosi.

L’edizione che ho avuto modo di leggere è edita da Astrolabio ed è stata finita di stampare nel 2015.

Clicca su questo link per andare alla scheda del libro presente sul sito dell’editore.

Struttura del libro

Il libro è composto da 288 pagine divise in 18 capitoli.

I primi 8 capitoli compongono la prima parte del libro, che viene intitolata dall’autore con “Una personale prospettiva sull’ipnosi”.

La seconda parte del libro, che comprende i capitoli che vanno dal 9 al 18, è intitolata “L’ipnosi al lavoro” e rappresenta la parte più pratica del libro.

A chi è rivolto

Il libro è rivolto per la maggior parte a psicologi o figure professionali che si occupano di ipnosi.

Sicuramente questa è la categoria di persone che più delle altre riuscirà a trarre un giovamento dalla lettura del libro, tuttavia la grande mole di informazioni contenuta in esso può essere apprezzata anche da coloro non svolgono questo genere di professioni.

Il libro è consigliato anche per coloro che vogliono farsi una cultura sul tema dell’ipnosi, andando a sfatare tanti di quei miti che esistono intorno a questa tecnica.

Alcuni capitoli del libro sono proprio dedicati a questo, ovvero a confutare gli stereotipi che girano intorno al tema dell’ipnosi e sostituirli con informazioni sensate e con basi scientifiche e cliniche.

Temi trattati

Come è facile immaginare, Le basi dell’ipnosi di Michael D. Yapko si focalizza principalmente sul tema dell’ipnosi.

Il suo grande vantaggio rispetto a tanti libri che trattano l’argomento sta nel fatto che offre molti spunti pratici ed applicativi.

La prima parte del libro spiega molti concetti teorici legati all’ipnosi mantenendo un tono colloquiale e per nulla verboso.

Per questo motivo anche le parti teoriche sono facilmente leggibili e digeribili da coloro che non posseggono esperienze pregresse legate al mondo della psicologia.

Gran parte della prima sezione del libro ha l’obiettivo di chiarire specificatamente cosa è l’ipnosi e cosa non lo è: su questo secondo aspetto Michael D. Yapko ci si concentra in modo particolare.

Trovo che questa parte sia molto interessante perchè gli stereotipi sull’ipnosi sono tanti e l’autore si impegna a definire quello che in realtà è: una tecnica che ha i suoi pro ed i suoi contro, così come i suoi disparati ambiti di applicazione.

La seconda parte del libro è dedicata alla parte pratica e sicuramente è quella che risulterà più utile ai professionisti del settore.

Michael D. Yapko affronta il tema della pratica dell’ipnosi argomentando ogni singola fase del processo ipnotico.

Ogni fase dell’ipnosi, che va dalla presa in carico del paziente sino alla fine della seduta, viene analizzata e commentata secondo il punto di vista dell’autore.

Le informazioni a riguardo sono tante e gli spunti applicativi risultano essere molto utili.

Ho apprezzato particolarmente l’atteggiamento dell’autore che non si schiera per l’utilizzo di una tecnica o di un’altra, piuttosto invita il lettore a trovare la giusta modalità che secondo il suo senso clinico funzionerà maggiormente per i suoi pazienti.

Questa parte di “Le basi dell’ipnosi” elenca inoltre la maggior parte dei fenomeni ipnotici esistenti, che possono andare dall’induzione di una anestesia sino alla regressione ipnotica.

Viene affrontato anche il tema della strutturazione di una seduta di ipnosi, in cui l’autore esprime il suo punto di vista personale sul tema dell’organizzazione ideale di una sessione ipnotica.

Considerazioni finali

Sicuramente si tratta di un libro utile che consiglierei a chiunque voglia avvicinarsi al mondo dell’ipnosi a prescindere dalla motivazione.

I professionisti potranno trovare consigli e dritte su come strutturare meglio il loro lavoro, mentre il lettore occasionale potrà corroborare le sue idee sull’ipnosi e saperne di più a riguardo.

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Dottor Antonello Mattia

Intervista a Francesca Bonsignori, docente di Qi Gong presso l’EFOA

Intervista a Francesca Bonsignori, docente di Qi Gong presso l’EFOA

L’articolo di oggi è una breve intervista a Francesca Bonsignori, caposcuola Shiatsu e docente dei corsi di Operatori Shiatsu, Naturopatia e Qi Gong presso l’EFOA (European Federation of Oriental Arts).

La seguente intervista si è tenuta durante un workshop di un giorno dedicato al Qi Gong e organizzato a Roma il 6 Novembre 2016, nella sede di Viale Giulio Cesare 109.

L’intervista è focalizzata sui temi della salute fisica e psicologia, del benessere, dell’integrazione tra corpo e mente e dell’espressione naturale di se stessi secondo la pratica del Qi Gong.

Come nota personale, è stato molto interessante cogliere i parallelismi esistenti tra il mondo orientale e quello della psicologia occidentale, nonchè poter attingere alla vastissima conoscenza di Francesca sulle pratiche orientali e come possono aiutarci per riconquistare la salute.

Vi auguro una buona lettura di questa intervista, sperando che la troviate tanto interessante quanto è stato per me svolgerla!

Cos’è brevemente il Qi Gong?

“Brevemente” non è facile perchè il mondo del Qi Gong è molto vasto.

L’obiettivo, anche della parola stessa, è controllo della vita.

Il piacere della vita proviene dallo stare bene dentro, stare bene nella mente che a sua volta gestisce la vitalità del corpo.

Questo processo lo vediamo, ad esempio, quando si sta male: una cattiva digestione, il non riuscire a dormire bene oppure a muoversi adeguatamente sono indici di un mancato funzionamento del corpo che si ripercuote anche sulla mente, perchè poi la vita non ce la godiamo.

La salute della psiche, del nostro mondo emotivo, dei nostri ritmi vitali è importante perchè se abbiamo questo genere di salute allora anche il nostro corpo è in salute.

La pratica del Qi Gong è caratterizzata da esercizi con il corpo, che però sono il contrario delle ginnastiche e delle tecniche che hanno come focus esclusivamente il corpo.

Paradossalmente, nel Qi gong quando faccio un esercizio con il corpo agisco sulla psiche.

Si potrebbe dire che nel Qi Gong esiste una sintesi tra corpo e mente, un funzionare assieme di queste due parti di noi?

Esatto.

Se vuoi fare una cosa che faccia bene alla mente lo fai attraverso il corpo, se vuoi fare qualcosa che fa bene al corpo lo fai attraverso la mente.

Che tipo di benefici e vantaggi può dare il Qi Gong?

Beh è concepito per la salute, per vivere al meglio questa esistenza.

Il pensiero cinese dà molta importanza a questa esistenza: quello che c’era prima di questa vita e quello che ci sarà dopo non si sa, infatti il pensiero taoista non prevede un dopo, che forse esiste, ma non ci è dato conoscerlo.

Quello che è certo è che abbiamo a disposizione questa vita e per goderla appieno dobbiamo toglierci tutte le cause di sofferenze che provengono principalmente dagli schemi erronei.

Gli effetti degli schemi erronei sul corpo sono facilmente osservabili: ad esempio, se uso male il mio corpo in ottica posturale è probabile che creerò danni a livello delle articolazioni o altro.

Gli effetti sulla psiche sono più difficili da osservare ma il procedimento è lo stesso: se possiedono degli schemi di contatto con la realtà sbagliati, e con sbagliati si intende innaturali, allora mi creerò i miei inferni e questo è un peccato perchè la vita vale la pena viversela pienamente nella salute fisica, mentale ed emotiva.

È per queste motivazioni che nella pratica di insegnante di Qi Gong enfatizzi la comodità delle posizioni e degli esercizi? Il fatto che ogni posizione non deve essere esagerata per non apportare danni o dolori al corpo?

Esatto, dopotutto la salute ed il piacere vanno di pari passo.

Il pensiero cinese è molto pragmatico, ed a questo si aggancia la concezione di salute del Qi Gong.

Questa frase mi suggerisce la prossima domanda: si potrebbe dire che il Qi Gong è molto legato alla realtà?

Assolutamente sì.

Nel simbolo del Taiji sono presenti lo Yin e lo Yang che si compendiano assieme, però il tutto è compreso all’interno di un cerchio nero che rappresenta lo Yin, ovvero la realtà.

Se durante una pratica non hai un riscontro sul piano concreto, cioè fisico, allora quella pratica potresti essertela immaginata, nel senso che è stata più un lavoro di fantasia che un lavoro pratico.

Una meditazione deve avere un risvolto sul piano fisico: se non ha un risvolto sul piano fisico, come la produzione di sensazioni di densità o di concretezza, tanto per fare un esempio, allora quella pratica potresti essertela sognata.

Quindi la pratica del Qi Gong deve produrre un risultato concreto.

Esatto.

Se porto la mia mente su un dito ed il dito in questione si riscalda, significa che sono riuscita a portare la mente nel corpo ed ho prodotto un risultato concreto; in caso contrario mi sono sognata di percepire il dito.

Se ho capito bene, questa che stai dicendo è la differenza tra un lavoro fatto bene ed uno fatto male: per essere fatto bene deve produrre sensazioni nel corpo.

Esatto.

Gli effetti della pratica possono essere anche delle modificazioni fisiche che a volte non percepiamo, come il cambiamento del battito cardiaco.

Altre modificazioni concrete possono essere anche il fatto che ti è andata via un’arrabbiatura, oppure che ti senti più forte fisicamente e psicologicamente.

Il Qi Gong valorizza la salute, quel genere di salute che è osservabile anche nelle piante e negli animali ma riportato ad un organismo molto più complicato come l’essere umano.

Una pianta che è in salute è una pianta che si nutre adeguatamente, che si riposa adeguatamente, che muore al momento opportuno … Per un taoista si dovrebbe morire a 150 anni in buona salute per spegnimento naturale! [ride]

Ciò significa che la persona che è in salute è la persona che contatta il mondo in maniera piena, che vive pienamente sia a livello corporeo che a livello emotivo.

Sì, ad esempio le emozioni devi saperle esprimere tutte equanimamente: il Qi Gong degli animali lo esprime molto bene questo.

Anzi, è molto importante andare a vedere dove hai un difetto: magari hai una remora verso l’essere aggressivo e questa remora influisce negativamente sulla tua vitalità.

Da qualche parte lo paghi, prima o poi: lo paghi sia a livello di appagamento mentale ed emotivo ma anche a livello di funzionamento fisiologico, ad esempio un organo che ne risentirà.

Adesso vorrei farti un’altra domanda.

Il Qi Gong utilizza dei processi mentali per produrre effetti sul corpo e sulla mente? E se sì, in che modo?

Certamente.

Li usa in maniera molto concreta e diretta, ad esempio posso immaginare un asse che mi trapassa e va da cielo a terra.

Possiamo chiamarla immagine mentale, possiamo chiamarlo simbolo, ma in generale più riesco ad incarnare questo simbolo e più lo realizzo, e più divento quel simbolo.

Realizzo la verticalità, che nella mia mente significherà sentirmi davvero agganciata al cielo ed alla terra mentre a livello corporeo potrei avere un alleggerimento a livello delle vertebre o in generale una sensazione di alleggerimento fisico.

Questo significa che il simbolo che io ho espresso sul piano mentale poi deve prendere dei connotati fisici.

Questo è possibile osservarlo anche nella posizione stessa: magari ho iniziato la pratica con i piedi posizionati non so come, poi percependo l’asse mi viene voglia di unirli e di usarli meglio, di sentirmi più stabile.

Credo che questo si ricolleghi a quello che hai detto prima, ovvero che il Qi Gong è concreto e perciò l’utilizzo di immagini mentali produce effetti sul corpo.

Esatto, e questo è osservabile a livello corporeo anche dall’esterno: prendendo l’esempio di prima, se realizzo la verticalità nel mio esercizio allora il mio corpo non può fare altro che mettersi in una posizione che esprima questa sensazione di verticalità.

Quindi deve essere osservabile anche da fuori?

L’occhio esperto lo vede, si tratta di finezze, però sì è osservabile.

È inutile che dire a se stessi: “Adesso ho trovato la sicurezza della tigre” (riferendosi al Qi Gong degli animali) e nel momento in cui ti chiedo di esprimerlo attraverso il corpo fai un gesto non credibile.

Questo non può essere, non è la potenza della tigre, te la sognavi.

In un precedente workshop riguardante il Qi gong degli animali affrontammo l’argomento dell’espressione di se stessi attraverso l’uso del simbolo, in questo caso gli animali.

Cosa puoi dire di più sul discorso dell’espressione del sé?

Una abilità importante nel Qi Gong è la duttilità nel cambiare atteggiamento psichico: ad esempio, fare un esercizio legato alla tigre e passare successivamente ad un esercizio legato alla scimmia significa essere capaci di cambiare atteggiamento psichico.

Questo mi porterà ad esprimere al meglio la mia costituzione: non esiste un modello ideale da seguire, il modello ideale è rappresentato dall’espressione di noi stessi e della nostra costituzione.

Ad esempio io potrei essere più Yin, una persona placida, che potrebbe trovarsi meglio ad esprimere un animale ed il suo relativo psichismo piuttosto che un altro, però non posso essere totalmente carente di come, a modo mio, posso esprimere la tigre.

Quindi contattare tutte le polarità che fanno parte di te ed esprimere te stesso al massimo.

Esatto.

La natura ci ha dato una struttura fisica e psichica per cui ognuno di noi è fatto ad un modo: se sono una persona placida ogni parte di me tenderà all’espressione di questa caratteristica, così come se sono una persona aggressiva e così via.

La persona è in salute quando può esprimere naturalmente le sue caratteristiche personali.

È chiaro che la natura non dà mai degli eccessi: un’aggressività isterica non è qualcosa che è normalmente presente in natura, in quel caso parliamo di problematica.

In questo senso non si tratterà mai di eccessi disturbanti che non mi permettono di vivere all’interno della società.

Perciò se sono una persona attiva mi realizzerò facendo cose, se sono un contemplativo devo farci stare anche la contemplazione nel mio stile di vita, non solo il fare cose, sennò mi ammalo.

Di conseguenza gli esercizi servono a scovare anche dove sono più debole e a far venire fuori la parte di me con cui sono meno in contatto.

Un’ultima domanda: a che tipo di persone consiglieresti il Qi Gong?

È essenziale per quelle persone che hanno tutta una serie di problemi, che possono essere fisici o mentali.

Per chi vive gli acciacchi del modernismo in maniera più intensa: chi è stressato, non si ritaglia spazi per sé, vuole fare un’attività fisica di lavoro con il corpo.

Ecco, diciamo questo: se hai poco tempo il Qi Gong ti permette di coniugare un’attività fatta con il corpo che sia rigenerante anche per la mente e che te la possa ritrovare anche per il futuro.

Questo perchè molti sport sono validi solo per un periodo di tempo: ad esempio, ci sono alcuni sport che non sono sostenibili una volta diventati anziani.

Invece la pratica del Qi Gong migliora con l’esperienza: probabilmente, lo farò meglio a 70 anni perchè nel frattempo sono migliorata accumulando esperienza.

Io lo vedo su me stessa: sono 20 anni che pratico e riesco a trarre maggiore beneficio dagli esercizi rispetto a quando ho iniziato.

Se invece avessi fatto tennis, per esempio, probabilmente non sarei riuscita a fare adesso quello che riuscivo a fare 20 anni fa.

Quindi il Qi Gong è un buon modo per invecchiare.

Sicuramente, ed oltretutto ti fa invecchiare più tardi.

Ad esempio in vecchiaia l’irrigidimento del respiro è abbastanza comune: il Qi Gong ti aiuta perchè può migliorare la tua mobilità respiratoria che è un aspetto che genera una vitalità immensa.

L’intervista è finita, grazie per le informazioni e la disponibilità.

Ci vediamo al prossimo workshop!

 

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Alla prossima settimana per un nuovo articolo!

Dottor Antonello Mattia

Tecniche di rilassamento: quali sono i vantaggi?

Tecniche di rilassamento: quali sono i vantaggi?

Su questo sito parlo spesso di tecniche di rilassamento, delle loro caratteristiche e dei loro utilizzi per stare meglio con se stessi e con lo stress della vita di tutti i giorni.

Tuttavia, mi è parso utile scrivere un articolo che ne sottolinei i vantaggi, le cose che possiamo guadagnare dal loro utilizzo.

Spesso mi vengono rivolte domande di questo tipo:

Io non riesco a rilassarmi! Come faranno queste tecniche di rilassamento ad aiutarmi?”

“Io ho già i miei modi di rilassarmi, perchè dovrei impararne altri?”

“Che vantaggi ottengo dall’uso delle tecniche di rilassamento?”

Per rispondere a queste domande ho deciso di scrivere questo articolo, in cui tratterò i vantaggi provenienti dall’utilizzo delle tecniche di rilassamento.

Cosa sono le tecniche di rilassamento?

Una tecnica di rilassamento è una specifica tecnica utilizzata per produrre uno stato di rilassamento psicofisico attraverso l’utilizzo di metodi come il controllo del respiro, l’uso dell’immaginazione, la consapevolezza corporea.

Ognuno di noi possiede dei metodi personali per rilassarsi e “staccare la spina” che possono essere sdraiarsi sul divano, guidare, fare una passeggiata, e così via.

Tuttavia, le tecniche di rilassamento si differenziano rispetto a questo genere di comportamenti perchè producono un rilassamento consapevole e profondo, che è molto differente dalla sensazione di rilassamento superficiale che possiamo ottenere praticando una delle attività che abbiamo elencato precedentemente.

Le tecniche di rilassamento producono un rilascio della tensione muscolare, un contatto ed una modulazione delle emozioni ed uno stato di calma mentale.

Come possiamo vedere, la capacità delle tecniche di rilassamento di influenzare il nostro organismo a livello fisico, emotivo e psicologico le rendono un mezzo potente per aiutarci a gestire lo stress.

Gli ambiti di applicazione delle tecniche di rilassamento

Le tecniche di rilassamento possiedono numerosi vantaggi che possono convincerci ad utilizzarle nelle diverse situazioni della vita quotidiana.

È possibile applicare le tecniche di rilassamento in qualsiasi circostanza in cui sentiamo necessario uno stato psicofisico di calma e di concentrazione.

Per questo motivo possono essere utili a:

  • Studenti che devono preparare esami, interrogazioni, compiti in classe;
  • Lavoratori che devono gestire mansioni stressanti;
  • Persone che vivono un periodo di stress acuto a causa di circostanze specifiche;
  • Individui che conducono stili di vita stressanti caratterizzati da molti impegni e cose da fare;
  • Sportivi che necessitano di concentrazione prima di una competizione;

Le tecniche di rilassamento funzionano in diversi ambiti della vita quotidiana perchè possiamo creare un condizionamento che collega lo stato di rilassamento profondo con la situazione-problema che sappiamo che dovremo affrontare.

Ognuno di noi ha appreso tutta una serie di condizionamenti durante la propria vita: alcuni positivi ed alcuni negativi.

Le tecniche di rilassamento possono produrre un condizionamento positivo: l’utilizzo della tecnica di rilassamento in associazione alla situazione problematica migliora le possibilità di affrontare il problema attraverso uno stato psicofisico di rilassamento e calma mentale.

I vantaggi dell’utilizzo delle tecniche di rilassamento

Abbiamo già elencato due dei possibili vantaggi derivanti dall’utilizzo delle tecniche di rilassamento.

Il primo vantaggio è il fatto che le suddette tecniche inducono modificazioni positive nel nostro organismo a livello biologico, mentale ed emotivo.

Il secondo vantaggio è che gli ambiti di applicazione sono numerosi e differenti.

Il terzo vantaggio è che necessitano di poco tempo per essere applicate, il quale diminuisce mano a mano che diventiamo più esperti nell’utilizzarle.

All’inizio potrà servirci una mezzora per entrare in uno stato di rilassamento profondo, ma l’impegno costante ci porterà sicuramente ad ottenere lo stesso risultato con un tempo minore.

Infatti, l’utilizzo delle tecniche di rilassamento migliora con la pratica: tanto più ci applichiamo, tanto più diventeremo bravi a rilassarci consapevolmente.

Il quarto vantaggio è che migliorano la nostra capacità di immaginare e di visualizzare immagini attraverso la mente.

L’immaginazione è fondamentale nelle tecniche di rilassamento e spesso vengono utilizzate delle immagini mentali per aumentare le sensazioni di benessere all’interno del corpo.

Questo è congruente con il fatto che corpo e mente sono collegati e si influenzano reciprocamente.

Rimanendo sul tema del corporeità, il quinto vantaggio è che le tecniche di rilassamento migliorano il contatto con il nostro corpo.

Molte tecniche sfruttano il sentire il proprio corpo come veicolo per creare rilassamento: piano piano le capacità propriocettive aumentano e l’individuo può sperimentare il suo corpo in maniera più vitale ed autentica.

Ti ho incuriosito? Vuoi imparare ad utilizzare le tecniche di rilassamento?

Fatti un giro sul mio sito se vuoi saperne di più e non esitare a contattarmi per informazioni o altro! 🙂

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Alla prossima settimana per un nuovo articolo.

Dottor Antonello Mattia

Il Grounding: conquista il benessere mentale attraverso il tuo corpo!

Sicurezza mentale, stabilità emotiva, rilassamento corporeo: queste sono solamente alcune delle caratteristiche positive che il grounding può donarti nel momento in cui decidi di “allenarlo” secondo specifici esercizi.

 

Avere grounding significa avere i piedi per terra e la psiche a contatto con la realtà.

Una persona che possiede grounding è un individuo che sa chi è, dove è e cosa vuole.

Ma prima di tutto, cerchiamo di capire meglio di cosa stiamo parlando.

Che cos’è il grounding?

Secondo la Bioenergetica, che è un metodo di psicoterapia basato sul corpo ed ideato da Alexander Lowen, il grounding è la sensazione del contatto tra i piedi ed il terreno.

Ci sono diversi gradi di sentire il contatto con il terreno a seconda di quanto completamente i piedi ‘toccano’ terra.

Questo varia parecchio da persona a persona: per quanto possa sembrare che i nostri piedi siano a contatto con il terreno, magari non lo sono davvero poichè non ci sentiamo stabili fisicamente e mentalmente nella nostra posizione.

Qual è il collegamento tra il grounding e il benessere mentale? Perchè essere connesso al terreno mi fa stare bene a livello psichico?

Come dicevamo all’inizio, avere grounding è un altro modo per dire che la persona ha i piedi per terra.

Quando l’individuo ha i piedi per terra significa che ha ‘una sua posizione’, che ‘egli è qualcuno’.

In senso psicologico, il grounding rappresenta il contatto dell’individuo con la realtà base della sua esistenza.

Egli è radicato nella terra, identificato con il proprio corpo, capace di contattare l’ambiente per procurarsi piacere.

Queste qualità mancano alla persona che invece ha ‘la testa tra le nuvole’: nello specifico, è un tipo di persona che vive prevalentemente la sua vita a livello razionale rinnegando quella che è la sua parte più concreta e vera, cioè il suo corpo.

Cosa può fare il grounding per noi?

Avere grounding significa aumentare il nostro senso di sicurezza.

Infatti, la sicurezza in se stessi si ottiene tramite l’esperienza: è proprio tramite l’interazione con il mondo esterno che acquistiamo fiducia in noi stessi e la consapevolezza di saper affrontare l’ambiente che ci circonda.

È possibile ottenere questo genere di esperienza anche dagli esercizi di grounding: infatti, possiamo sperimentare in prima persona sensazioni di sicurezza e stabilità attraverso l’utilizzo del nostro corpo.

Avere grounding significa anche essere in maggiore contatto con le nostre emozioni.

Questo è possibile grazie al contatto con il nostro corpo, che è facilitato proprio dagli esercizi di grounding.

La maggior parte delle persone è focalizzata nella parte superiore del corpo, specificatamente nella testa.

Riconosciamo nella testa il centro focale dell’Io, il centro della nostra coscienza.

Tuttavia, anche la parte inferiore del corpo possiede una grandissima importanza, come possiamo vedere nel seguente schema:

  • La pancia è collegata al nostro centro emotivo, infatti è il punto dove spesso si creano più somatizzazioni da stress;
  • Il bacino è collegato al nostro benessere sessuale, poichè in esso risiedono gli organi di riproduzione;
  • Le gambe sono connesse alla stabilità dell’intera persona, poichè la sorreggono sia a livello fisico che psicologico.

Vivere la nostra vita prevalentemente nella testa significa lasciarsi sommergere dai pensieri e non vivere pienamente le nostri emozioni.

Al contrario, imparare ad essere in contatto con il proprio corpo ci aiuta a riappropriarci della parte più autentica di noi, la parte più concreta, quella più legata alla realtà che ci circonda.

Non è mai troppo tardi per conquistare il proprio benessere: comincia da oggi a fare qualcosa di positivo per te stesso/a!

 

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