CategoriaArticoli

E tu sei davvero capace di ricevere un complimento da parte di qualcuno?

A volte le cose apparentemente più semplici sono quelle più difficili: ricevere un complimento da parte di qualcuno può nascondere una difficoltà “celata” che potrebbe essere connessa alla propria storia personale passata.

Come reagisci quando qualcuno ti fa un complimento?

Lo accetti, ringrazi e poi sorridi?

Ti imbarazzi?

Sorvoli su ciò che ti è stato detto e poi passi ad altro?

Sembra una piccola cosa ininfluente, ma la nostra capacità di ricevere un complimento da parte di qualcuno parla di noi e della nostra storia personale, molto più di quello che potremmo pensare.

Cos’è un complimento?

Secondo l’Analisi Transazionale, un complimento è una carezza positiva ricevuta dall’altro.

La carezza, così denominata, non è letteralmente una carezza sul viso, ma è intesa come l’unità di riconoscimento umano, ovvero si definisce carezza qualsiasi tipo di azione che implica, per l’appunto, il riconoscimento da parte dell’altro (e verso l’altro).

L’essere umano, in quanto animale sociale, ha bisogno di riconoscimento, di essere rispecchiato, di interagire con l’altro.

Questo bisogno è fondamentale tanto quanto il bisogno di mangiare e di bere.

Continua a leggere
CategoriaArticoli

Cosa può fare un genitore per supportare il figlio che inizia un percorso di psicoterapia?

Cosa può fare un genitore per supportare il figlio che inizia un percorso di psicoterapia? Spesso il cambiamento dei genitori si riflette sui figli: vediamolo assieme.

Questo articolo è indirizzato a tutti quei genitori i cui figli, per i motivi più disparati ma comunque legati alla sperimentazione di una situazione di disagio psicologico, decidono di intraprendere un percorso di psicoterapia.

Questo genere di situazioni possono essere nuove e quindi sconosciute, d’altronde ancora tante persone non sanno chi è lo psicologo e che cosa fa (ho scritto alcuni articoli a riguardo, ad esempio questo e quest’altro).

Per affrontare al meglio un’esperienza nuova di questo tipo, cosa può fare un genitore per supportare il figlio che inizia un percorso di psicoterapia?

La prima informazione da avere è che ogni famiglia è un sistema.

Molti genitori non sanno (giustamente, non sono degli “addetti ai lavori” come noi psicologi) che la famiglia è un sistema in cui tutti i membri si influenzano a vicenda.

Se provate a cercare la parola “sistema” su Google, le varie definizioni rimanderanno sempre a questo punto: si tratta di un insieme costituito da più parti che si influenzano a vicenda.

Ciò significa che il modo di pensare, sentire ed agire dei genitori influenza il modo di pensare, sentire e di agire dei figli, ma questo procedimento è valido anche al contrario.

Ogni membro della famiglia contribuisce a modo suo a mantenere l’equilibrio familiare, ovvero a mantenere “le cose come stanno”, soprattutto a livello relazionale.

Spesso questo contributo è al di fuori della propria consapevolezza personale.

È difficile avere coscienza di come si influenzano gli altri membri del gruppo familiare, senza avere una “terza persona” esterna che ci aiuta a cogliere con obiettività i nostri modi di fare nei confronti degli altri.

Spesso questa terza persona è uno psicoterapeuta, se si vogliono fare le cose fatte bene, ma su questo punto ci torneremo più avanti.

Dopo aver specificato questa importante premessa, torniamo alla domanda iniziale: cosa può fare un genitore per supportare il figlio che inizia un percorso di psicoterapia?

Continua a leggere
CategoriaArticoli

La strutturazione del tempo e dello spazio nel lavoro coi bambini con BES

Cosa si intende per strutturazione del tempo e dello spazio, quando si lavora con bambini con BES?

Perché è utile strutturare il tempo della giornata e lo spazio ambientale in cui il bambino è immerso, e come farlo?

Negli anni ’50 Eric Berne, il fondatore dell’Analisi Transazionale, descriveva tre tipi di “fami” che caratterizzano l’essere umano.

Secondo l’autore l’uomo è continuamente affamato di:

  • Stimoli;
  • Riconoscimento;
  • Struttura.

La fame, quindi, non è solamente quella biologica: esiste anche una fame (anzi, tre!) di tipo psicologico.

Ogni essere umano sente il bisogno di interagire col mondo esterno, di plasmarlo al suo volere, di ottenere stimoli nuovi da esso.

Inoltre l’uomo è un animale sociale, per cui ricerca attivamente il riconoscimento da parte degli altri.

Infine, l’uomo necessita di trovare delle modalità per strutturare le sue ore di veglia, di dargli un ordine ed una sistematicità.

D’altronde le nostre giornate si svolgono quasi sempre allo stesso modo: non a caso parliamo di “routine quotidiana”.

Queste fami psicologiche sono universali e riguardano tutto il genere umano.

Perché cito il pensiero di Eric Berne a riguardo?

Perché credo che sia calzante per andare a parlare della strutturazione del tempo e dello spazio nel lavoro con i bambini che presentano Bisogni Educativi Speciali.

Trattandosi di un bisogno universale che accomuna tutti gli essere umani, è importante che l’educatore/psicologo/insegnante/genitore o comunque colui o colei che interagisce spesso col bambino sappia cosa si intende per strutturazione del tempo e dello spazio e che sappia come farla.

Continua a leggere