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Paura, Rabbia, Gioia, Tristezza: breve guida alle emozioni di base

Un articolo che funge da breve guida alle emozioni di base: che cosa sono, quali sono gli stimoli che le attivano, qual è il bisogno connesso ad ogni emozione e come gestirle.

Ho deciso di scrivere questo articolo perché mi sono reso conto, attraverso la pratica clinica, che è sempre più necessario parlare di emozioni ed offrire un’educazione emotiva di base alle persone.

Lavoro sia con i bambini che con gli adulti, rispettivamente a scuola e nel mio studio.

Si tratta di fasce di età molto differenti, tuttavia riscontro spesso una similitudine che mi sorprende: le emozioni ed il loro funzionamento rimangono delle perfette sconosciute.

Da psicoterapeuta è qualcosa che mi lascia perplesso, tuttavia mi ripeto che è anche normale: proviamo emozioni per tutta la vita, eppure difficilmente riceviamo un’educazione emotiva di base che ci spieghi che cosa farcene di quelle strane “sensazioni nella pancia” che proviamo ogni giorno.

L’obiettivo di questo articolo, quindi, è quello di fornire una breve guida alle emozioni di base che sia schematica e sintetica, facile da leggere e da capire.

Ovviamente il discorso sulle emozioni è ben più complesso di ciò che andrò a delineare in questo articolo, ma per venire incontro all’obiettivo che mi sono prefissato cercherò di essere sintetico per il bene della semplicità.

Per chi volesse approfondire ho già scritto altri articoli sull’argomento (ad esempio qui e qui), altrimenti rimando a testi specialistici di psicologia e psicoterapia che trattano l’argomento (uno che apprezzo particolarmente è questo, ma è molto tecnico, altrimenti rimando al sempreverde libro di Goleman sull’intelligenza emotiva).

Per ogni emozione di base descriverò:

  • Lo stimolo proveniente dal mondo esterno che elicita quella specifica emozione;
  • Il bisogno personale connesso all’emozione che stiamo provando, che è necessario ascoltare ed accogliere se vogliamo risolverla;
  • Il comportamento che, se messo in atto, ci permetterà di risolvere in modo adattivo quello specifico bisogno (e quindi l’emozione).

Ci tengo a precisare che quelle che leggerete sono delle linee guida, e non delle regole scritte nella pietra.

Ogni emozione che proviamo è legata ad un preciso tempo e luogo, spesso irripetibile ed unico: è un’esperienza estremamente personale che affonda le radici nella nostra storia personale e nel modo che conosciamo per gestire le emozioni.

Iniziamo la nostra breve guida alle emozioni di base partendo dall’analisi della rabbia.

La rabbia: qual è lo stimolo che la elicita?

Le motivazioni per cui ci arrabbiamo sono molteplici, tuttavia possiamo affermare che in generale ci arrabbiamo quando subiamo un sopruso.

La rabbia è un’emozione estremamente utile perché ha a che fare con le gestione dei confini tra sé e gli altri.

Quando l’altro fa qualcosa per cui ci sentiamo invasi o non rispettati, l’emozione corrispondente che attiviamo per “darci l’energia” per rimettere i confini al posto giusto è la rabbia.

La rabbia: qual è il bisogno connesso a questa emozione?

Dato che ci sentiamo arrabbiati quando subiamo un sopruso, allora va da sé che il bisogno connesso è quello di essere rispettati.

La rabbia: qual è il comportamento adattivo e funzionale per gestirla?

Siamo abituati a pensare che la rabbia sia un’emozione distruttiva: ci si arrabbia e si dicono brutte parole, si urla e ci si dimena, per poi rovinare i rapporti con gli altri.

In realtà questo che ho appena descritto è uno dei comportamenti possibili tra i tanti che le persone utilizzano per gestire a modo loro la rabbia.

Va specificato all’interno di questa breve guida alle emozioni di base, che ognuno di noi ha un rapporto specifico con ogni singola emozione: alcune persone si danno il permesso di arrabbiarsi ma non di essere tristi; altre persone non ammettono mai di essere felici ma mostrano facilmente la loro paura agli altri, e così via.

Ciò significa che ognuno di noi gestisce la rabbia nel modo che, in base alla propria storia di vita, è stato più adattivo per gestire ed esprimere quella specifica emozione.

Tuttavia, se vogliamo analizzare quali sono i modi più funzionali per gestire la rabbia, allora dobbiamo citare i comportamenti assertivi.

L’assertività è quella capacità di esprimere i propri bisogni in modo diretto e chiaro, rimanendo rispettosi sia di sé che dell’altro.

In questo senso, la rabbia ci aiuta ad essere assertivi dandoci quella fermezza necessaria per stabilire un confine chiaro, ad esempio:

“Mi sono arrabbiato quando tu hai fatto quella cosa, quindi voglio che tu non la faccia più”;

“Non voglio essere coinvolto in ciò che state dicendo”;

“Voglio che tu mi lasci in pace” e così via.

La rabbia, se utilizzata ed espressa attraverso una modalità che sia rispettosa sia per sé che per gli altri, ci permette di vivere bene assieme agli altri e di rendere esplicito ciò di cui abbiamo bisogno.

La tristezza: qual è lo stimolo che la elicita?

La tristezza è quell’emozione che generalmente proviamo quando viviamo una perdita.

Un lutto, una separazione, l’aver perso qualcosa di importante: si tratta di situazioni diverse che stimolano in noi la tendenza a sentirci tristi.

La tristezza: qual è il bisogno connesso a questa emozione?

Quando ci sentiamo tristi sentiamo il bisogno di chiedere sostegno all’altro.

Come già delineato precedentemente in questa breve guida alle emozioni di base, ognuno di noi reagisce in modo diverso agli stimoli esterni ed alle proprie emozioni, mettendo in atto comportamenti per gestirle che sono influenzati dalla propria storia di vita.

A livello adattivo ed evolutivo, la tristezza elicita in noi il bisogno di essere ascoltati ed accolti.

Sentiamo il bisogno di trovare la proverbiale “spalla su cui piangere” e che ci può sostenere durante un momento di fragilità.

La tristezza: qual è il comportamento adattivo e funzionale per gestirla?

Se il bisogno connesso alla tristezza è quello di essere accolti nel disagio che stiamo sperimentando, allora il comportamento adattivo corrispondente è quello di cercare sostegno ed eventualmente riceverlo.

Ciò significa che è estremamente funzionale chiedere aiuto agli altri quando ci sentiamo tristi, invece che erroneamente percepirlo come un atto di debolezza, come accade per molte persone.

La paura: qual è lo stimolo che la elicita?

La paura è quell’emozione che adattivamente proviamo di fronte ad un pericolo.

La definizione di pericolo non è univoca: ovviamente trovarsi di fronte ad una tigre nella giungla stimola in noi una sana emozione di paura, tuttavia anche avere un colloquio con il proprio capo può essere percepito come un pericolo e quindi sentirci impauriti.

Ognuno di noi percepisce il pericolo in modo diverso: per alcune persone potrebbe essere normale e molto tranquilla l’esperienza di parlare in pubblico; per altre persone, invece, potrebbe essere percepita come un’esperienza talmente paurosa da provocare un forte disagio.

La paura: qual è il bisogno connesso a questa emozione?

Se proviamo la paura di fronte a stimoli che percepiamo come pericolosi, allora viene da sé che il bisogno connesso alla paura è quello di essere rassicurati.

Proprio come un bambino che ha paura del buio e che chiede conforto alla sua mamma, allo stesso modo permane in noi mentre cresciamo la tendenza a cercare rassicurazione quando ci sentiamo impauriti.

La paura: qual è il comportamento adattivo e funzionale per gestirla?

Anche in questo caso il comportamento connesso al bisogno è abbastanza intuibile: se proviamo la paura ed abbiamo bisogno di essere rassicurati, allora il comportamento più funzionale per gestire questa emozione è cercare rassicurazione.

Questo comportamento, così come quelli precedenti, non è per nulla scontato.

Moltissime persone sono abituate a starsene da sole senza chiedere aiuto quando sono tristi, e lo fanno allo stesso modo quando sono impaurite e non cercano attivamente rassicurazione.

Tuttavia il bisogno legato al ricercare la presenza dell’altro permane, e spesso viene sopito e non ascoltato.

La gioia: qual è lo stimolo che la elicita?

La gioia è quell’emozione che proviamo quando otteniamo riconoscimento per chi siamo, per cosa facciamo, per ciò che pensiamo oppure ciò che sentiamo.

Possiamo sentirsi riconosciuti dall’altro ma anche da noi stessi, che è quell’esperienza tipica di quando siamo felici per chi siamo e cosa facciamo.

La gioia: qual è il bisogno connesso a questa emozione?

Il bisogno connesso all’emozione della gioia è quello di essere accolti.

Anche la gioia, così come le altre emozioni, possiede caratteristiche di tipo sociale: essere felici è uno stato d’animo che ci fa desiderare di condividere ciò che proviamo con l’altro, e quindi di essere accolti in ciò che stiamo provando.

Va da sé che la risposta alla prossima domanda sarà facile …

La gioia: qual è il comportamento adattivo e funzionale per gestirla?

L’azione corrispondente al bisogno di sentirsi accolti è quella del condividere la gioia.

Cercare attivamente l’altro e condividere con lui/lei la gioia che sentiamo è un ottimo modo per goderne appieno, amplificandola ancora di più attraverso l’accoglienza sperimentata.

Grazie per la lettura.

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Alla prossima settimana!

Dottor Antonello Mattia – Psicologo Castelli Romani

Pubblicato da Antonello Mattia

Mi chiamo Antonello Mattia, sono uno psicologo e scrivo articoli riguardanti il mondo della psicologia e della psicoterapia, parlando di concetti complessi in modo fruibile e divertente.

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