CategoriaArticoli

“È tardi”: una riflessione sulla percezione di sentirsi indietro rispetto agli altri

Sentirsi indietro rispetto agli altri sul percorso della vita è una percezione di sé e degli altri in cui sviliamo chi siamo e ciò che siamo capaci di fare, e idealizziamo ciò che fanno gli altri.

Analizziamola assieme.

L’idea per questo articolo mi è venuta ascoltando la seguente canzone di Caparezza, che mi ha sempre colpito per il suo modo diretto e scanzonato di affrontare l’argomento del sentirsi indietro rispetto agli altri:

In aggiunta a questo, è anche un’ottima canzone che vi ritroverete a canticchiare dopo poco: ascoltatela fino alla fine!

Mettendo da parte il contributo artistico di Caparezza a questo articolo, voglio dare una breve definizione del tipo di esperienza di cui voglio parlare oggi.

Sentirsi indietro rispetto agli altri: a che tipo di esperienza facciamo riferimento?

Quando parlo di sentirsi indietro rispetto agli altri, faccio riferimento a quella specifica esperienza, connotata da un vissuto negativo, in cui si ha la percezione di essere indietro sul percorso della vita.

Ma … essere indietro rispetto a cosa?

In generale si tratta di percepirsi indietro rispetto a ciò che pensiamo sia atteso da noi in base alla propria età cronologica.

Ciò significa che, nella nostra mente, abbiamo una chiara percezione di cosa dovremmo fare o dovremmo avere in base alla nostra età, che però manca.

A 15 anni bisogna essere fidanzati.

A 21 anni bisogna essere laureati, almeno alla triennale.

A 30 anni bisogna avere una famiglia e dei figli.

E così via.

Per supportare la percezione personale di essere indietro rispetto a queste tappe “obbligatorie” (da notare le virgolette) della vita, spesso utilizziamo l’esperienza degli altri come metro di paragone.

Il problema sta nel fatto che, in questo processo di messa a confronto tra noi e la vita degli altri, coloro che ne escono sconfitti siamo quasi sempre noi.

Il vissuto che caratterizzata l’esperienza di sentirsi indietro rispetto agli altri, quindi, è spesso accompagnato da emozioni come la tristezza e la rabbia, così come la paura per il futuro.

A livello cognitivo si ha la percezione che:

1) L’Io è svalutato;

Ciò significa che i pensieri connessi a questo tipo di esperienza possono essere svalutanti verso sé, le proprie risorse ed il proprio percorso di vita.

Alcuni pensieri comuni potrebbero essere:

“Mi sento indietro”;

“Non ho combinato nulla nella vita e mai lo combinerò”;

“Mi sento un fallito”;

E così via.

Pensieri, emozioni e comportamenti sono connessi: avere pensieri di questo tipo rinforza il vissuto emotivo penoso connesso all’esperienza, che di rimando rinforza i comportamenti di evitamento legati al mettersi in gioco e/o essere proattivi in generale.

La buona notizia è che, trattandosi di un sistema, l’intervento su almeno uno di questi tre elementi (emozioni, pensieri, comportamenti) produce un effetto sugli altri due restanti.

2) Gli altri sono idealizzati;

Per confermare la propria credenza di non valere nulla, l’individuo che vive l’esperienza di sentirsi indietro rispetto agli altri mette in atto un paragone con l’altro, ma facendo ciò lo idealizza.

In questi casi è molto probabile che si tenderà a vedere solo ciò che c’è di positivo nella vita nell’altro, e vedere solo il negativo nella propria.

Alcuni pensieri tipici possono essere:

“Vedi? Lui/lei ha già ottenuto questo e quello, io non ho nulla”;

“Gli altri riescono ed io no, mi sento bloccato”;

“Gli altri hanno tutte le fortune ed io no”.

Gli esempi potrebbero continuare all’infinito.

Di fatto, sia nel primo punto che nel secondo che ho appena descritto, l’individuo mette in atto una svalutazione.

Cos’è la svalutazione?

Secondo il linguaggio dell’Analisi Transazionale, la svalutazione è quel processo psicologico per cui la persona che lo mette in atto non considera alcuni aspetti della realtà e adatta la sua percezione del mondo esterno ad alcune credenze interne.

Per chi mastica un pò del linguaggio dell’Analisi Transazionale (e per chi non lo mastica consiglio la lettura di questo articolo), la persona crede di effettuare un esame della realtà logico e preciso tramite il suo Stato dell’Io Adulto, quando in realtà la sua percezione di sé e degli altri è contaminata da credenze introiettate dai suoi genitori (Stato dell’Io Genitore) oppure che facevano parte della sua vita da bambino/a (Stato dell’Io Bambino).

Nel caso specifico della sensazione di sentirsi indietro rispetto agli altri, l’individuo svaluta le sue risorse e ciò che possiede nel presente, focalizzandosi solamente su ciò che non c’è.

Di fatto si concentra solamente su una parte del quadro, ad esempio la cornice, ed è “cieco” rispetto alla visione d’insieme.

La svalutazione avviene anche quando l’individuo idealizza gli altri e la loro vita: anche in questo caso non possiede una visione chiara e bilanciata dell’altro, che sia suffragata da dati di realtà oggettivi.

Come fare per smettere di percepirci indietro rispetto agli altri?

Il modo più semplice, diretto ed efficace è quello di rivolgersi ad uno psicoterapeuta.

Ovviamente si tratta di una spesa in termini di energie, tempo e soldi, tuttavia rivolgersi ad uno specialista che ha fatto un training formativo specifico sul tema della salute mentale è il metodo più diretto ed efficace per risolvere problemi di questo tipo.

Ciò non significa che non sia possibile cominciare a fare dei piccoli passi da soli.

Rispetto a sé, può essere utile:

1) Prendere consapevolezza delle proprie risorse;

Questo processo implica darsi credito per chi si è e per ciò che si è in grado di fare (e di essere).

Tutti noi abbiamo delle qualità: il problema è che spesso non siamo abituati a riconoscerle e goderne.

“Ogni grande viaggio inizia con un piccolo passo” dice l’aforisma, per cui iniziate facendo una lista delle qualità che vi riconoscete, oggi.

Prendetevi del tempo, pensateci, spremete bene le meningi: vi renderete conto che con l’allenamento ne troverete sempre di più e sarà bello prenderne atto.

2) Prendere consapevolezza della ricchezza del proprio percorso di vita;

Vi svelo un segreto: non esiste un manuale della vita che ci spieghi come vada vissuta, e che specifiche tappe sia necessario raggiungere per sentirsi realizzati.

La percezione di sentirsi indietro rispetto agli altri è fortemente influenzata dalle aspettative personali, che possono essere più o meno rigide (e spesso sono molto rigide).

È influenzata dalla cultura di appartenenza, dalla società e dai suoi cambiamenti.

È influenzata dalla propria storia di vita, che è necessario conoscere per uscirne davvero e sentirsi liberi dalla sensazione di sentirsi indietro rispetto agli altri.

Come leggete è una questione complicata!

Tuttavia ognuno ha il proprio percorso di vita, ognuno ha affrontato le sue sfide personali, ed esiste una ricchezza originale in tutto ciò, che spesso gli altri non hanno.

Solamente voi potete camminare il sentiero della vita nelle vostre scarpe, e nessun altro al mondo e nel tempo potrà mai farlo.

Siete unici, ed unico è il vostro percorso di vita.

Questo implica che possedete una ricchezza che altri non hanno, un bagaglio di esperienze che vi contraddistingue: conoscetelo, apprezzatelo ed imparate a goderne.

3) Confrontarsi con gli altri.

Sembra strano che vi consigli di confrontarvi con gli altri quando è proprio il confronto che genera sofferenza, ma ascoltatemi!

Abbiamo parlato di come la svalutazione sia un processo psicologico basato sul fatto di non considerare alcuni aspetti della realtà.

Ciò significa che ottenere dati di realtà parlando con gli altri è un buon modo per smettere di idealizzarli e quindi farli scendere dal piedistallo su cui li avete collocati.

In questo caso non sto parlando di confronto inteso come “competizione”, ma come “dialogo”.

Molto probabilmente vi renderete conto che anche l’altro si sente indietro rispetto a qualcosa, e che questa sensazione è più comune di quanto crediate.

Parlando con gli altri e confrontandovi rispetto a questo tema acquisirete la consapevolezza che non esiste un tempo uguale per tutti.

Tutti abbiamo una vita sola, eppure la cadenza degli anni e delle esperienze è totalmente personale.

Inoltre è molto difficile portare avanti più obiettivi di vita allo stesso momento: se volete concentrarvi sul fare carriera invece che tirare su famiglia (oppure il contrario) ad esempio, fatelo e non sentitevi in colpa o indietro per questo!

Ognuno ha il suo tempo, e non sapete che esperienze fantastiche potrebbe riservarvi la vita seguendo la scelta che avete fatto e desiderato.

Per chiudere, voglio citare nuovamente la canzone di Caparezza che ha generato l’ispirazione per questo articolo:

“È troppo tardi … ma non mi fermerò!”

Grazie per la lettura.

Se l’articolo ti è piaciuto, ti invito a condividerlo, sostenendo in questo modo il sito.

Alla prossima settimana!

Dottor Antonello Mattia – Psicologo Castelli Romani

Pubblicato da Antonello Mattia

Mi chiamo Antonello Mattia, sono uno psicologo e scrivo articoli riguardanti il mondo della psicologia e della psicoterapia, parlando di concetti complessi in modo fruibile e divertente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *