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Promuovere la cultura del benessere psicologico: un passo in avanti per psicologi e pazienti

Molte persone credono che prendersi cura della propria salute mentale e del proprio benessere psicologico corrisponda esclusivamente al rivolgersi ad uno psicologo ed iniziare un percorso di aiuto presso il suo studio.

Una buona fetta della comunità professionale degli psicologi conferma questa credenza.

L’attività clinica è quella di elezione quando si pensa alle mansioni tipiche di uno psicologo, tuttavia esiste un mondo di possibilità che hanno a che fare con il benessere psicologico e che spesso sono oscure sia all’utenza che agli psicologi stessi (soprattutto ai nuovi psicologi).

In questo articolo, che è rivolto sia alla popolazione comune che agli psicologi, voglio parlare della differenziazione dei servizi di aiuto psicologico.

Prendersi cura della propria salute psicologica passa attraverso una variegata serie di pratiche: la consulenza in studio, secondo me, è solamente una tra tante.

Per questo motivo è importante creare una cultura del benessere psicologico.

Credo che sia necessario veicolare il messaggio che esistono tanti modi per prendersi cura della propria salute psicologica.

Non sempre le persone possiedono la motivazione e la possibilità di recarsi nello studio di uno psicologo per farsi aiutare, tuttavia ciò non significa che non possano fare dei piccoli passi avanti di altro genere per stare meglio psicologicamente.

In tutto questo gli psicologi hanno il compito di informare e di creare una rete di servizi di vario tipo, con l’obiettivo di alimentare una cultura del benessere psicologico che si sviluppi anche e soprattutto al di fuori degli studi degli psicologi stessi.

Come si crea una cultura del benessere psicologico?

Provo a dare la mia opinione in questo articolo, iniziando proprio dall’analisi dall’immagine che le persone hanno di noi psicologi: lo strizzacervelli con il lettino.

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Mettere gli altri prima di sé stessi: il ruolo del Salvatore nelle relazioni interpersonali

Mettere gli altri prima di sé stessi: Il ruolo del Salvatore nelle relazioni interpersonali

Questo articolo è dedicato a tutti gli aspiranti Gandhi lì fuori che hanno la tendenza spasmodica di mettere gli altri prima di sé stessi, in quasi ogni occasione della loro vita.

Non so se bramano di ottenere una presunta santità terrena attraverso l’estremo altruismo verso gli altri! Quello che so è che, comportandosi così, fanno un tremendo disservizio a loro stessied anche a coloro che cercano di aiutare.

Quindi, se durante la lettura vi sentite pervasi da un’aura mistica e vi viene voglia di uscire fuori di casa e di aiutare il primo passante che trovate … beh, fermatevi un attimo e continuate la lettura, perché aiutare gli altri senza riflettere può essere dannoso.

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Nella caverna dello stregone: cosa succede nello studio dello psicologo

Lo studio dello psicologo come la caverna di uno stregone?

Sembra un paragone azzardatissimo, lo so, ma per molte persone lo studio di uno psicologo è un luogo sconosciuto in cui convergono fantasia e realtà, coesistendo allo stesso momento: una specie di scatola del gatto di Schrodinger.

Psicologo o stregone? Professionista oppure mago? Anche questo gattone sembra abbastanza confuso …

Dopotutto non è colpa loro; ci sono vari fattori che influenzano la percezione dello psicologo e del suo mestiere, alcuni di tipo sociale ed altri di tipo personale (ad esempio le aspettative verso la terapia).

Quindi, per iniziare a leggere questo articolo col piede giusto, vi invito a flettere i muscoli della vostra immaginazione e di seguirmi attraverso il viaggio immaginativo che sto per proporvi.

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