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È tutta colpa tua! Come smettere di incolpare gli altri della propria infelicità

Incolpare gli altri del proprio malessere sembra essere diventato lo sport nazionale.

In questo articolo analizzo il Gioco psicologico denonimato: “È tutta colpa tua!” secondo il linguaggio dell’Analisi Transazionale, dando alcuni consigli utili su come uscirne e smettere di incolpare gli altri (e di essere incolpati).

Sentire la frase: “È tutta colpa tua se …” seguita da urla, insulti e recriminazioni varie è abbastanza comune al giorno d’oggi.

Non che fosse una pratica sociale rara in passato: l’essere umano è sempre stato abilissimo nel trovare modi per evitare di addossarsi le sue responsabilità, sin dalla notte dei tempi.

Incolpare gli altri è solamente uno dei tanti modi esistenti tra tutti quelli disponibili (e sono tanti).

Alcuni di noi, tuttavia, ne hanno fatta una vera e propria arte.

Questo gruppo di persone, che trovano così naturale incolpare gli altri, possono essere definiti come i giocatori incalliti del Gioco psicologico “È tutta colpa tua”.

Me li immagino un pò così i giocatori incalliti di “È tutta colpa tua!”, mentre decidono chi sarà la prossima persona da incolpare per ciò che hanno “sbagliato”.

Per capire cosa accade davvero quando si incolpano gli altri è necessario partire dalla definizione di cos’è un Gioco, che troverete qui sotto.

Per chi volesse approfondire di più il linguaggio dell’Analisi Transazionale consiglio la lettura di questo breve articolo che ho scritto a riguardo.

Ebbene, la prima domanda che ci poniamo oggi è …

Cos’è un Gioco psicologico?

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L’Analisi Transazionale: una breve guida agli Stati dell’Io per pazienti

Una breve guida agli Stati dell’Io, che sono uno dei concetti principali dell’Analisi Transazionale (per aiutarvi a capire meglio cosa intende il vostro psicoterapeuta quando parla di Genitore, Adulto e Bambino).

Introduzione

Questa guida agli Stati dell’Io è dedicata a tutti coloro che stanno seguendo un percorso di psicoterapia ad indirizzo analitico-transazionale e vogliono approfondire la terminologia utilizzata dal proprio psicoterapeuta.

Nello specifico spiegherò in modo semplice e discorsivo il modello degli Stati dell’Io nelle sue caratteristiche principali.

Spesso mi capita di introdurre il discorso sugli Stati dell’Io con i miei pazienti.

Infatti, l’Analisi Transazionale si contraddistingue dagli altri approcci psicoterapeutici perché stimola lo psicoterapeuta ad istruire il paziente rispetto ai termini più comuni dell’AT, in modo da creare un linguaggio condiviso.

In poche parole, grazie ad una doverosa spiegazione, lo psicoterapeuta ed il paziente parlano la stessa lingua.

Parlando la stessa lingua, diventa più facile capirsi a vicenda.

E se entrambi si capiscono meglio a vicenda, allora diventa più facile per il paziente capire sé stesso.

La condivisione di termini e concetti aiuta il processo terapeutico: banalmente, paziente e psicoterapeuta si comprendono meglio quando parlano dei processi intrapersonali ed interpersonali del paziente.

Questa guida agli Stati dell’Io serve proprio a questo, ovvero ad aiutare i pazienti che non hanno mai sentito parlare di Genitore, Adulto e Bambino a conoscere qualcosa in più sull’argomento.

Un breve disclaimer doveroso per i colleghi psicologi! Le informazioni contenute in questa guida agli Stati dell’Io sono molto basilari, indirizzate anche a coloro che molto probabilmente non hanno mai aperto un libro di Psicologia, men che meno di Analisi Transazionale. Le necessarie semplificazioni che leggerete sono dovute a questa motivazione.

Bando alle ciance! Iniziamo dalla domanda più basilare …

Cos’è l’Analisi Transazionale?

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Come essere felici? Il mito della felicità è una grossa bugia

Questo articolo non vi spiegherà come essere felici sempre e comunque, ma vi suggerirà un’alternativa più reale

Probabilmente sin da quando eravamo bambini, il mito della felicità è stato presente nelle nostre vite.

Le fiabe che ci raccontavano per farci addormentare avevano un lieto fine.

La mamma e il papà si impegnavano moltissimo per farci ridere: quando sorridevamo ci sentivamo dire che eravamo belli, che la nostra innocente allegria e gioia per la vita rendeva il mondo un posto migliore.

E forse, il mito della felicità ha continuato ad alimentarsi e diventare sempre più radicato in noi, quando crescendo ci siamo confrontati con gli altri e hanno iniziato a sembrarci sempre più felici di noi, sempre migliori, sempre più a posto di quanto forse noi non siamo mai stati.

E così anche noi, abbiamo iniziato a perseguire la felicità, trasformandola da un mito a un obiettivo di vita, quasi indispensabile al nostro benessere mentale e fisico.

E quindi, abbiamo iniziato a chiederci … come essere felici?

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