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È tutta colpa tua! Come smettere di incolpare gli altri della propria infelicità

Incolpare gli altri del proprio malessere sembra essere diventato lo sport nazionale.

In questo articolo analizzo il Gioco psicologico denonimato: “È tutta colpa tua!” secondo il linguaggio dell’Analisi Transazionale, dando alcuni consigli utili su come uscirne e smettere di incolpare gli altri (e di essere incolpati).

Sentire la frase: “È tutta colpa tua se …” seguita da urla, insulti e recriminazioni varie è abbastanza comune al giorno d’oggi.

Non che fosse una pratica sociale rara in passato: l’essere umano è sempre stato abilissimo nel trovare modi per evitare di addossarsi le sue responsabilità, sin dalla notte dei tempi.

Incolpare gli altri è solamente uno dei tanti modi esistenti tra tutti quelli disponibili (e sono tanti).

Alcuni di noi, tuttavia, ne hanno fatta una vera e propria arte.

Questo gruppo di persone, che trovano così naturale incolpare gli altri, possono essere definiti come i giocatori incalliti del Gioco psicologico “È tutta colpa tua”.

Me li immagino un pò così i giocatori incalliti di “È tutta colpa tua!”, mentre decidono chi sarà la prossima persona da incolpare per ciò che hanno “sbagliato”.

Per capire cosa accade davvero quando si incolpano gli altri è necessario partire dalla definizione di cos’è un Gioco, che troverete qui sotto.

Per chi volesse approfondire di più il linguaggio dell’Analisi Transazionale consiglio la lettura di questo breve articolo che ho scritto a riguardo.

Ebbene, la prima domanda che ci poniamo oggi è …

Cos’è un Gioco psicologico?

Secondo Mastromarino e Scoliere, due affermati psicoterapeuti di formazione Analitico-Transazionale, un Gioco psicologico é:

Il gioco può essere definito come una serie di transazioni ulteriori complementari rivolte a un risultato ben definito e prevedibile, caratterizzato da un colpo di scena, cioè un improvviso stravolgimento della relazione transazionale, con conseguente stato d’animo negativo in entrambi i soggetti della relazione che rinforza le loro convinzioni di copione.

Questa definizione è molto completa e particolareggiata, nonché intrisa di linguaggio tecnico che può essere difficile da digerire.

Per questo motivo proverò a spiegare solamente alcuni punti salienti, che si collegano direttamente al tema dell’articolo di oggi, ovvero la pratica dell’incolpare gli altri.

Per l’Analisi Transazionale, “giocare un Gioco” significa stare in relazione con l’altro e scambiare con lui/lei delle transazioni (parole e gesti comunicativi) che seguono uno schema molto prevedibile, tanto che si ripete più o meno allo stesso modo ogni volta che lo giochiamo.

Vi invito a pensare a tutte quelle discussioni che avete avuto con un’altra persona e che si sono svolte sempre allo stesso modo, terminando con una sensazione negativa per entrambi.

Ecco, molto probabilmente quello era un Gioco.

Questo aspetto dell’amaro in bocca che permane dopo lo scambio comunicativo con l’altro (che ha un nome tecnico: si chiama Tornaconto) è molto importante per capire i Giochi, perché è un aspetto che li contraddistingue.

Torniamo all’argomento del nostro articolo: quando incolpiamo gli altri molto spesso l’altro risponderà a tono, da qui seguirà una serie di transazioni molto spesso uguali (“È tutta colpa tua! No tua! No tua! No è la tua”) finché entrambe le persone, esauste, si allontaneranno con l’amaro in bocca.

Tipica espressione di chi ha appena terminato di giocare al Gioco “È tutta colpa tua!”.

Un’altra informazione molto importante da sapere è che ciò che diciamo ha sempre due livelli: uno di tipo sociale (che è esplicito ed osservabile, è ciò che diciamo tramite le parole) ed uno di tipo psicologico (che è implicito e nascosto, è come lo diciamo attraverso il comportamento non verbale).

Ne ho parlato approfonditamente in questo articolo qui, sottolineando il fatto che molto spesso è più importante come diciamo le cose, piuttosto che cosa diciamo.

Dico questo perché, quando incolpiamo gli altri, pensiamo spesso di essere nel giusto e di dire cose giuste (ovvero il contenuto del messaggio).

In realtà ci poniamo verso l’altro da una posizione persecutoria (come diciamo ciò che vogliamo dire) e stimoliamo l’altro a reagire da vittima.

In questo modo non stiamo stimolando una discussione costruttiva: noi attacchiamo, l’altro si mette sulla difensiva, poi ci riattacca, e così via.

Perché incolpiamo gli altri (e perché ci incolpano)?

Ogni Gioco psicologico ha il suo scopo, che è inconscio.

Quando giochiamo, lo facciamo in modo inconsapevole: non “vogliamo” consapevolmente che la discussione vada sempre a finire in un litigio che lascia entrambi amareggiati, eppure accade!

Metto il “vogliamo” tra virgolette perché chi partecipa ai Giochi ha sempre uno scopo inconscio che cerca di perseguire.

Questo scopo ha a che fare con la nostra personalità: ognuno di noi ha delle convinzioni su di sé e sul mondo e molto spesso i Giochi servono proprio a confermare queste credenze ed a rassicurarci inconsciamente che sono vere.

Peccato che ancora più spesso queste convinzioni sono negative!

Per cui partecipare ai Giochi è un’attività che garantisce il mantenimento di un equilibrio all’interno della psiche, purtroppo esso è indirizzato maggiormente verso la disfunzionalità.

Lo scopo del Gioco “È tutta colpa tua” è quello di affermare che la colpa di ciò che non va è dell’altro, evitando di prendere consapevolezza della propria parte di responsabilità rispetto a essa.

Incolpare gli altri, quindi, è un modo che l’individuo utilizza per passivizzarsi e non vedere la responsabilità del suo operato.

Quando una persona decide di giocare a “È tutta colpa tua!” preferisce inconsciamente non utilizzare le sue risorse per risolvere le cose perché questo andrebbe contro le sue convinzioni disfunzionali, ad esempio “non sono capace”, “non valgo nulla”, e così via.

Quindi preferisce tenersi la sua bella convinzione su di sé negativa, mantenendo un equilibrio omeostatico, ed incolpare gli altri dei suoi insuccessi.

Siamo strani noi esseri umani, eh?

Ed alla vittima che viene incolpata chi ci pensa?

Con questo articolo non voglio creare una guerra tra fazioni, ovvero chi incolpa e chi subisce il comportamento persecutorio.

Purtroppo è diventata una consuetudine comune, soprattutto tra i colleghi psicologi, quella di descrivere un processo disfunzionale solamente dalla parte di una delle persone coinvolte, senza analizzarlo da entrambe le prospettive.

Dico questo perché è facile schierarsi contro i giocatori incalliti di “È tutta colpa tua!”, ovvero coloro che occupano la posizione persecutoria.

È altrettanto facile simpatizzare per le vittime, ovvero coloro che vengono incolpati.

In realtà è importante ricordarsi una caratteristica fondamentale dei Giochi psicologici: non è possibile giocare da soli.

Un Gioco è tale solamente se entrambe le persone coinvolte acconsentono inconsciamente a giocare.

Entrambi i giocatori hanno la loro parte di responsabilità nel litigio, e sarebbe de-responsabilizzante da parte mia prendere la difesa di una dell’altra prospettiva.

Ciò significa che entrambe le persone hanno la loro parte di responsabilità, e non solamente una di loro.

Ad esempio, l’altro può invitarmi a sentirmi in colpa nel momento in cui mi urla contro che è tutta colpa mia, ma se io ho consapevolezza che si tratta di un Gioco a cui l’altro/a mi sta invitando a giocare … beh allora posso anche bloccare la transazione e lasciarlo/a cuocere nel suo brodo.

Questo concetto ci porta all’ultimo punto, ovvero …

Come smettere di incolpare gli altri e di farsi incolpare?

Un pò ve l’ho già “spoilerato” nell’ultima frase, ma un modo eccellente per non farsi agganciare in un Gioco è quello di bloccare la transazione.

In che modo?

Per coloro che si trovano nella posizione di essere incolpati, ecco le strategie comportamentali che potete utilizzare:

  • Può essere utile non sostituirsi all’altro quando vi chiede di fare un compito al posto suo, di scegliere per lui/lei, ed in generale evitare di porre dei divieti. Questa strategia è utile perché disinnesca il comportamento accusatorio che potrebbe scaturire dall’essersi sostituiti all’altro (ad esempio: “È colpa tua perché … hai fatto quella cosa al posto mio/hai scelto al posto mio/mi hai messo questo divieto”);
  • Può essere utile definire le responsabilità personali a priori, ad esempio: “Decidiamo assieme chi farà cosa, tu cosa vuoi fare?”. In questo modo ognuno avrà la sua parte di responsabilità assegnata;
  • Può essere utile reagire con l’umorismo e l’ironia, perché spesso lasciano spiazzato l’altro/a che si aspettava una risposta sottomessa.

Se invece siete coloro a cui piace incolpare gli altri e volete smettere di farlo, allora le strategie comportamentali più utili sono:

  • Cercare di mantenere una posizione paritaria con l’altro, fatta di rispetto reciproco e di pari diritti;
  • Stare a contatto con le vostre emozioni e trovare un modo per esprimerle in modo diretto e rispettoso, invece che accusatorio;
  • Prendere consapevolezza della vostra parte di responsabilità all’interno della relazione, che è un aspetto fondamentale da tenere a mente per smettere di incolpare gli altri.

Vi invito a mettere in atto queste strategie ed a provare a cambiare il vostro modo di agire quando siete in relazione con l’altro.

Il cambiamento passa attraverso la consapevolezza personale e la conoscenza, per cui fatene buon uso!

Se ti è piaciuto l’articolo ti invito a condividerlo sui social oppure a farlo leggere ad altre persone che reputi potrebbero essere interessate.

Sembra una cosa da poco, ma è un grande aiuto per il sito! Grazie!

Dottor Antonello Mattia – Psicologo Castelli Romani

Pubblicato da Antonello Mattia

Mi chiamo Antonello Mattia, sono uno psicologo e scrivo articoli riguardanti il mondo della psicologia e della psicoterapia, parlando di concetti complessi in modo fruibile e divertente.

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