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Per essere felici bisogna soffrire: il paradosso del cambiamento

Per essere felici non esiste la ricetta magica: il cambiamento non si ottiene seguendo 10 semplici passi come ci consiglia spesso internet, però forse dobbiamo soffrire un pò.

Una delle qualità che ho sempre cercato di coltivare nel mio lavoro, e che riscontro anche nei collaboratori con cui pubblico articoli qui sul sito, è il realismo.

Essere realisti significa tante cose, tra cui essere capaci di analizzare la realtà con occhio critico (ma non criticando) e di stimolare gli altri a fare lo stesso.

In quanto psicoterapeuta credo che stimolare le persone ad essere realiste sia una delle conquiste più grandi del processo di cambiamento personale.

D’altronde è proprio nel contatto con la realtà che siamo capaci di attivare le nostre risorse e di fronteggiare i problemi che la vita ci pone davanti.

Quello che ho notato guardandomi un pò intorno è che, quando si parla di felicità e di come essere felici, è davvero difficile essere realisti.

La stessa cosa succede quando si parla di cambiamento: per essere felici o per cambiare sembra che basti seguire una qualsiasi lista di 10 o meno buone abitudini per un determinato periodo di tempo, ed ecco lì il risultato.

Non serve che vi dica che la realtà dei fatti non è questa, giusto?

“Se bello vuoi apparire, un poco devi soffrire” (cit.)

Questo antico detto popolare, così come tanti altri proverbi, nasconde un briciolo di verità.

In questo caso non stiamo parlando di bellezza esteriore, ma di salute psicofisica.

A livello reale, il cambiamento di un qualsivoglia schema di comportamento si ottiene attraverso la ripetizione frequente e costante di esperienze che prevedano il comportamento che vogliamo imparare.

Ne ho parlato approfonditamente in questo articolo qui, di cui consiglio la lettura a coloro che vogliono capirci qualcosa in più su apprendimento e cervello.

Per essere super-sintetici, comunque, il processo di apprendimento di qualcosa di nuovo avviene proprio come l’ho descritto due frasi fa.

La ripetizione frequente e costante di qualcosa che è percepito come nuovo è necessariamente connessa ad un certo livello di disagio.

L’acquisizione ed il potenziamento delle abilità avviene nel momento in cui testiamo noi stessi attraverso delle sfide che sono:

  • Non troppo difficili da farci desistere e demordere;
  • Non troppo facili da non essere sfidanti.

Ciò significa che il cambiamento si ottiene quando affrontiamo nuove sfide con un grado di difficoltà “digeribile” per il nostro organismo (corpo e mente), in modo frequente e costante.

La psicoterapia è come andare in sala pesi

Un esempio che mi piace fare spesso, quando parlo di cambiamento e di psicoterapia, è quello della sala pesi (sarà perché sono uno sportivo …).

La salute fisica, così come quella mentale, è una qualità che si conquista con il duro lavoro.

Certo, esiste una componente predeterminata dalla nostra genetica ed una componente del tutto casuale dettata dalla fortuna, ma se rimaniamo nell’ambito di ciò che possiamo controllare allora la salute fisica è fatta in larga parte dalle nostre abitudini in termini di alimentazione ed esercizio fisico.

Non esistono vie di mezzo: se voglio migliorare la mia digestione perché ne soffro, allora devo mangiare solamente determinati tipi di cibi (e lo so perché ci sono passato!).

Se voglio rimettermi in forma, buttare giù un pò di pancia e sostituirla con dei muscoli … beh l’unica cosa da fare è andare in palestra (o allenarsi a casa, di questi tempi …) in modo frequente e costante.

L’acquisizione di abitudini di questo tipo presuppone una certa dose di disagio.

A volte il disagio è talmente insopportabile che molliamo prima, e torniamo alle vecchie abitudini che ci hanno procurato il problema in precedenza.

Il problema sta nel fatto che mentalmente desideriamo delle scorciatoie, perciò alimentiamo delle fantasie che non hanno nulla a che fare con la realtà dei fatti.

Essere realisti, in questo caso, ha a che fare con il prendere consapevolezza che il cambiamento presuppone un certo grado di sofferenza, che va gestita se vogliamo raggiungere l’obiettivo prefissato.

La psicoterapia, che si occupa (prettamente) della salute mentale invece che della salute fisica, funziona quasi allo stesso modo.

Ma lascio che ve ne parli la dottoressa Furneri.

INIZIARE UN PERCORSO DI PSICOTERAPIA FA PAURA: E TI CREDO!

Anche quando parliamo di psicoterapia mi piace pensare che alcuni modi di dire o proverbi, possano venirmi in aiuto per spiegare cosa vuol dire davvero intraprendere un percorso di lavoro su se stessi.

A tal proposito, mi viene in mente il famoso proverbio che recita “Aiutati, che Dio t’aiuta!”.

Lo avete mai sentito?

Sono sicura di sì.

Tutto risiede nel fatto che spesso, quando abbiamo un problema o ci rendiamo conto di dover affrontare qualcosa che ci crea disagio o sofferenza, siamo più disposti a rimandare, procrastinare, delegare, piuttosto che affrontare la situazione.

In particolare questo proverbio, mette in risalto che il primo cosiddetto “aiuto” dovrebbe provenire da noi stessi, senza rimanere nella speranza che qualcosa o qualcuno venga a salvarci o che tutto si risolva da solo.

Sicuramente, ci sono delle situazioni nella vita in cui non fare nulla può rivelarsi la scelta migliore, ma quando non prestiamo attenzione alle nostre emozioni o al nostro disagio, e perché no, anche alla nostra serenità, allora forse stiamo commettendo un errore.

Iniziare un percorso di psicoterapia intesa come percorso di scoperta di sé e cambiamento, non è semplice.

A volte può far paura pensare di doversi porre di fronte a qualcuno e tirare fuori quelle emozioni, quelle esperienze, quei sentimenti che tanto abbiamo cercato di nascondere, o che non comprendiamo o dei quali siamo stanchi.

Come anticipato dal Dottor Mattia, tendiamo molto più facilmente a cercare delle scorciatoie che riducano il nostro disagio, ma che allo stesso tempo negano la realtà, realtà intesa come ciò che davvero stiamo provando, che mascheriamo con altre emozioni, pensieri o atteggiamenti.

Quale sarà il risultato?

Come quando non ci prendiamo cura nella nostra salute fisica e le tensioni, le calorie, le cattive abitudini si accumulano nei nostri muscoli, sul nostro corpo e nella nostra vita, anche le emozioni che sopprimiamo, neghiamo, trasformiamo, si complicano e si aggrovigliano sempre di più e sarà sempre più difficile e faticoso districare la matassa.

Chiaramente, non è sufficiente semplicemente iniziare un percorso di psicoterapia.

Il cambiamento, il lavoro su se stessi, vanno allenati tutti i giorni.

La psicoterapia non è solo andare una volta a settimana dallo psicoterapeuta.

La psicoterapia è vivere la propria vita in modo diverso e con occhi nuovi.

E come per il cambiamento delle abitudini inerenti l’attività fisica, anche i cambiamenti dettati da un percorso di psicoterapia possono causare del disagio.

Anche con la psicoterapia bisogna essere costanti, partecipi e motivati.

Ogni cambiamento genera un qualche tipo di sofferenza: cambiare vuol dire anche perdere, lasciar andare, separarsi, rinunciare a qualcosa.

E allora se è così pesante perché dovrei iniziare? Se non fossi pronto ad affrontare tutto questo?

Avete ragione.

Mi piace dire ai miei pazienti che la psicoterapia è un viaggio; un viaggio dentro di sé, alla scoperta di sé, e che possono portare con loro gli attrezzi che desiderano, a patto che tra questi ce ne sia almeno qualcuno che serva a ricostruire.

Sì, perché mi piace pensare che alla fine, tutti i pezzi di noi, della nostra storia, delle nostre esperienze, delle nostre emozioni, delle nostre scoperte, che si modificano, nascono, si trasformano durante la terapia, possano essere riorganizzati per dare forma a un nuovo e luminoso mosaico che possa mostrare chi siamo davvero.

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Se vuoi seguire i contenuti miei e della dottoressa Giovanna Furneri, ecco dove puoi continuare a seguirci:

Dottor Antonello Mattia – Psicologo Castelli Romani

Pubblicato da Antonello Mattia

Mi chiamo Antonello Mattia, sono uno psicologo e scrivo articoli riguardanti il mondo della psicologia e della psicoterapia, parlando di concetti complessi in modo fruibile e divertente.

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