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Quali sono i fattori di stress più comuni per gli educatori a scuola?

Il tema del burnout professionale negli educatori a scuola e dei fattori di stress è ancora poco discusso, eppure ha un impatto importante sulla salute del professionista e soprattutto sulla relazione educativa.

Analizziamo assieme quali sono i fattori di stress più comuni per gli educatori a scuola in questo articolo.

Lavorando nella scuola ed essendo uno psicoterapeuta, ho a cuore il tema della salute psicologica degli educatori.

Quello che ho notato negli anni è che si tratta di un argomento che viene affrontato poco sia a livello formativo che a livello pratico.

È difficile trovare delle sezioni dedicate alla salute mentale dell’educatore all’interno di libri specializzati oppure di corsi di aggiornamento.

Sembra quasi che il problema dei fattori di stress che influenzano, volente o nolente, il benessere degli educatori a scuola sia un fenomeno presente, ma taciuto.

In questi anni ho parlato con diversi professionisti e ho notato che molti di loro avevano questo scheletro nell’armadio: l’aver affrontato un periodo di forte stress dovuto al lavoro, tanto da poterlo definire come un burnout professionale.

Qualsiasi libro di psicologia o di pedagogia ci insegna che la relazione d’aiuto è composta perlomeno da due persone: chi aiuta e chi viene aiutato.

La quantità di informazioni teoriche e tecniche su come aiutare a livello educativo una persona che ne ha bisogno è vasta come il mare, eppure viene dedicata davvero poca attenzione ad aiutare chi aiuta.

Gli educatori a scuola sono più efficaci quando sanno come proteggersi dai fattori di stress del lavoro

Riprendo nuovamente il tema della relazione di aiuto per portare l’attenzione sui concetti di motivazione e di efficacia.

Gli educatori a scuola sanno che, quando si lavora con un qualsiasi bambino o gruppo di bambini, è necessario sapere come gestire la motivazione.

La motivazione è il “carburante” che permette a qualsiasi intervento educativo di arrivare alla linea del traguardo, che è l’obiettivo educativo prefissato.

Questo è vero per qualsiasi figura professionale che si occupa di educazione all’interno della scuola:

  • Un insegnante di ruolo che deve gestire una classe;
  • Un insegnante di sostegno che deve facilitare l’apprendimento e l’autonomia di un bambino/a con Bisogni Educativi Speciali;
  • Uno psicologo che progetta, dirige e svolge interventi psicoeducativi a scuola;
  • E così via.

Eppure, il tema della motivazione viene sempre inquadrato dal punto di vista del bambino: SE il bambino è motivato, ALLORA l’intervento sarà efficace.

Ed agli educatori a scuola chi ci pensa?

Chi si prende cura della loro motivazione al lavoro?

Un educatore motivato a lavorare è un educatore efficace, perché può contare pienamente sulla sua capacità di attivare le sue risorse e la sua creatività per prendersi cura del bambino di turno.

Il burnout professionale è un processo distruttivo silenzioso che va a danneggiare piano piano, giorno per giorno, la motivazione dell’educatore, che quindi si ritrova a non voler più andare a lavoro come invece accadeva in passato.

Non è un segreto che intorno alle figure professionali che ruotano intorno alla scuola c’è un continuo ricambio di personale.

Questo è particolarmente vero per coloro che lavorano con la disabilità.

Spesso si tratta di persone giovani che sono capaci di gestire i fattori di stress legati al proprio lavoro compensando con la grande fonte di energie tipica dell’età.

Eppure insegnare agli educatori a scuola come proteggersi dai fattori di stress del lavoro educativo avrebbe un grande effetto positivo, soprattutto in coloro che fanno questo lavoro da tanti anni e sono più soggetti al burnout professionale.

Dico spesso che conoscere è il primo passo per cambiare, per cui ho pensato di scrivere una breve lista dei maggiori fattori di stress che influenzano gli educatori a scuola.

Quali sono i maggiori fattori di stress del lavoro scolastico?

1) I comportamenti problema

Questo è particolarmente vero per coloro che lavorano con la disabilità.

I comportamenti problema possono essere una fonte importante di stress e di preoccupazione, perché richiedono una grande dose di energie fisiche e mentali per essere gestiti.

Un bambino che si picchia da solo colpendosi in testa.

Un bambina che si butta per terra e comincia ad urlare, e non ne vuole sapere di rialzarsi, bloccando quindi l’attività didattica.

L’ambiente scolastico è pieno di esempi di questo tipo ed attenzione! Ciò non significa che questi comportamenti vadano demonizzati, ma invece compresi.

Qualsiasi comportamento problema ha una funzione comunicativa: sta all’educatore capire di cosa si tratta.

La difficoltà sta proprio in questo, o meglio: la comprensione della funzione del comportamento problema è solo uno degli aspetti del processo di gestione e sostituzione del comportamento.

Tutto questo processo è sulle spalle dell’educatore, che quindi deve prodigare le sue energie affrontando spesso delle situazioni che hanno forti ripercussioni a livello emotivo.

2) Rapporto con i colleghi e con i superiori

Sotto certi aspetti la scuola può essere considerata come una vera e propria azienda.

Come in ogni azienda che si rispetti, è importante saper gestire il rapporto lavorativo con gli altri dipendenti … e le figure professionali che ci sono a scuola sono tante!

Gestire i rapporti lavorativi non è sempre facile: possono insorgere problemi di comunicazione, incomprensioni, differenze su come si gestisce la relazione educativa, e così via.

Nelle grandi aziende esistono delle figure professionali che si occupano di gestire l’umore dei dipendenti ed i rapporti tra di loro: si tratta di psicologi e psicoterapeuti che vengono assunti proprio per fare questo.

La stessa cosa non accade nella scuola, dove spesso ogni educatore è lasciato a sé stesso/a ed ai suoi problemi.

Un’alternativa preziosa è quella dello sportello di ascolto, che a volte è sfruttato anche dagli insegnanti che lavorano nella scuola stessa.

3) Rapporto con i genitori

Il rapporto con i genitori meriterebbe un articolo a sé per quanto si potrebbe dire a riguardo.

I genitori possono essere dei magnifici alleati per l’educatore … oppure i suoi peggiori carnefici.

Gli educatori più bravi sono coloro che possono contare su grandi capacità comunicative che sfruttano per ascoltare i genitori e farli sentire accolti nelle loro difficoltà.

Allo stesso modo sono capaci di essere assertivi e di dire la propria opinione quando serve, soprattutto quando insorgono problemi educativi a scuola.

Saper ascoltare e comunicare è un’arte che va coltivata negli anni, e non è sempre detto che dall’altra parte ci sia un genitore pronto ad essere collaborativo nonostante tutti gli sforzi profusi in tale senso.

4) Gestione delle aspettative personali

Anche questo è un aspetto che ho riscontrato parecchio in coloro che lavorano con la disabilità.

La maggior parte delle figure professionali che lavorano all’interno di una relazione di aiuto sono chiamati a gestire un delicato equilibrio.

Questo equilibrio riguarda da un lato la volontà di voler aiutare l’altro in qualsiasi modo e maniera, e dall’altro lato la presa di consapevolezza dei propri limiti e dei limiti dell’altro.

Gli educatori a scuola che si occupano di disabilità sono particolarmente coinvolti in questo senso.

Da un lato c’è il limite biologico che è legato alla diagnosi, e dall’altro c’è la propria volontà di voler aiutare l’alunno a sviluppare nuove capacità e conoscenze.

È importante prendere consapevolezza di questo equilibrio e saperlo gestire, perché:

  • Se l’educatore si pone delle aspettative troppo elevate senza tenere in considerazione i limiti oggettivi biologici dati dalla diagnosi del proprio alunno, allora diventa probabile che possa andare incontro ad un burnout poiché le sue aspettative potrebbe essere disilluse più e più volte;
  • Se l’educatore rimane troppo legato alla diagnosi e perde motivazione pensando che non ci sia nulla da fare per far progredire il proprio alunno con disabilità, allora l’intervento psicoeducativo perde di efficacia ed i risultati in termini di progressione didattica e delle autonomie sono pochi o nulli.

È sempre importante tenere a mente che si può fare del proprio meglio senza porsi delle aspettative di perfezione troppo elevate, oppure senza porsi come dei Salvatori all’interno della relazione con l’altro.

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Dottor Antonello Mattia – Psicologo Castelli Romani

Pubblicato da Antonello Mattia

Mi chiamo Antonello Mattia, sono uno psicologo e scrivo articoli riguardanti il mondo della psicologia e della psicoterapia, parlando di concetti complessi in modo fruibile e divertente.

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