Sonno e rilassamento: quali sono le differenze tra questi stati psicofisici?

Sembrano simili ma non sono uguali: lo stato di sonno e quello di rilassamento sono due condizioni psicofisiche che generano benefici per il corpo (ricaricare le energie!) in modi differenti.

Le persone spesso mi chiedono:

“Ma se sono stanco non faccio prima a dormire?”

Nulla può sostituire il sonno che è necessario alla sopravvivenza; tuttavia, se vuoi ricaricare le pile, anche indurre uno stato di rilassamento profondo può essere particolarmente utile.

Ci sono delle differenze sostanziali tra lo stato psicofisico in cui ci troviamo durante il sonno e quello che sperimentiamo durante una sessione di rilassamento profondo.

In questo articolo imparerai a riconoscere le differenze ed a servirti di entrambi per ricaricare le energie e produrre di più.

Il rilassamento indotto dalla meditazione ed il sonno non sono la stessa cosa.

C’è proprio poca somiglianza!

Sia durante il sonno che durante la meditazione c’è una diminuzione nel consumo di ossigeno.

Tuttavia, la quantità è totalmente differente.

Durante il sonno, la diminuzione del consumo di ossigeno raggiunge un valore dell’8% rispetto a quando siamo svegli, e questo avviene in maniera progressiva fino a stabilizzarsi intorno alla 4 o 5 ore da quando ci siamo addormentati.

Invece, durante l’induzione di una tecnica di rilassamento (o durante la meditazione) questa diminuzione raggiunge un valore compreso tra il 10% ed il 20% durante i primi tre minuti di pratica.

È impossibile indurre una diminuzione simile attraverso altre metodologie!

Un’altra differenza riscontrabile è stata rivelata tramite encefalogramma.

Quando usiamo una tecnica di rilassamento il nostro cervello produce onde alfa, che sono delle onde cerebrali lente che aumentano in frequenza ed intensità durante la meditazione.

Le onde alfa sono più difficile da rivelare durante il sonno.

La scienza sta ancora indagando il funzionamento specifico delle onde alfa, ma sappiamo che vengono prodotte quando l’individuo è rilassato.

Un’altra differenza sta nel fatto che durante l’utilizzo di una tecnica di rilassamento non sono presenti nel cervello i segnali elettrici tipici del rapid-eye movement che compaiono durante il sonno.

Questo significa che il sonno e il rilassamento profondo non sono la stessa cosa: l’uno non può essere il sostituto per l’altro, e viceversa.

Esiste una somiglianza nel genere di cambiamenti fisiologici indotti da entrambi ma se abbiamo bisogno di dormire, dobbiamo dormire.

Allo stesso modo, le tecniche di rilassamento producono una serie di modificazioni fisiologiche all’interno del corpo che sono un validissimo aiuto per combattere lo stress.

Lo stato di coscienza ottenibile tramite tecniche di rilassamento è uno “stato alterato di coscienza”

Viene definito “alterato” perchè è uno stato di coscienza che non sperimentiamo nella vita di tutti i giorni, infatti deve essere elicitato per provarlo.

Quando parliamo di stati di coscienza facciamo riferimento ad un lungo continuum dove agli estremi possiamo trovare il coma da un lato (incoscienza profonda) e la vigilanza estrema dall’altro.

Un metodo per elicitare questo stato di coscienza è per l’appunto la meditazione o l’utilizzo di tecniche di rilassamento.

Da cosa derivano le modificazioni fisiologiche indotte dalle tecniche di rilassamento?

In generale, possiamo considerare lo stato di rilassamento profondo come una condizione di elevato rilassamento che è associata ad un abbassamento dell’attività del sistema nervoso simpatico ed all’aumento dell’attività del sistema nervoso parasimpatico.

A sostegno di questa ipotesi sono stati svolti parecchi esperimenti: un esperimento storico a riguardo è quello condotto dal dottor Walter Hess nella prima metà del secolo scorso.

Egli stimolò alcune zone dell’ipotalamo e si rese conto che poteva indurre nei gatti delle reazioni fisiologiche contrapposte in base alla zona stimolata.

Stimolando alcune zone poteva indurre le modificazioni fisiologiche tipiche della reazione di attacco o fuga; stimolandone altre invece, produceva una risposta di effetto totalmente diverso.

Il dottor Hess descrisse questa reazione come una reazione trofotropica, da intendersi come un sistema di protezione contro lo stress che appartiene al sistema parasimpatico.

Anche noi esseri umani possiamo indurre questa reazione: indovina come?

È ovvio: tramite la meditazione!

Sonno e rilassamento profondo sono differenti! Approfitta di entrambi per aumentare la tua produttività! 😉

La reazione di attacco o fuga: ecco perchè i nostri antenati erano meno stressati di noi

“Il lupo perde il pelo ma non il vizio”
Se dovessimo applicare questo proverbio popolare all’uomo moderno, potremmo dire che la società odierna cambia di continuo ad una velocità pazzesca, mentre il “povero vecchio uomo” rimane sempre lo stesso.

Cosa significa che l’uomo rimane sempre lo stesso?

Significa che il nostro organismo, adesso come migliaia di anni fa, è progettato con un solo scopo in mente: la sopravvivenza.

In maniera innata, l’uomo possiede tre spinte principali al comportamento:

  1. Ricercare il piacere ed evitare il dolore;
  2. Esercitare potere sull’ambiente circostante;
  3. Riprodursi.

In quanto uomini moderni percepiamo queste tre spinte così come le percepivano i nostri antenati, solo che le modalità ed i contesti sono necessariamente differenti.

E grazie al cielo aggiungo!

Se il contesto fosse ancora lo stesso adesso non sarei qui a scrivere questo articolo e voi a leggerlo, ma bensì saremmo tutti occupati a procaccarci la cena e magari non farci mangiare da qualche predatore nel frattempo.

Questo significa che il titolo dell’articolo è volutamente provocatorio: i nostri antenati avevano un’aspettativa di vita molto più bassa della nostra, dovevano cacciare per mangiare ed i pericoli a cui erano esposti erano innumerevoli.

È proprio per ovviare a questa condizione di continuo pericolo che la natura ci ha dotato di alcuni meccanismi fisiologici per aumentare le nostre capacità di sopravvivenza: sto parlando della reazione di attacco o fuga.

Cos’è la reazione di attacco o fuga?

La reazione di attacco o fuga è un meccanismo innato presente nel nostro organismo che si attiva in situazioni di stress acuto (o cronico, come avviene per l’uomo moderno nella maggior parte dei casi) in cui c’è bisogno di un adattamento comportamentale alla situazione.

Quando ci troviamo in una situazione di stress molto forte che richiede una risposta da parte nostra, il corpo risponde aumentando tutta una serie di parametri fisiologici:

  • Aumenta la pressione del sangue;
  • Aumenta il battito cardiaco;
  • Aumenta la velocità del respiro;
  • Aumenta l’afflusso di sangue ai muscoli;
  • Aumenta il metabolismo.

Tutta queste serie di modificazioni avvengono grazie all’attivazione del sistema nervoso autonomo, che deve la sua “autonomia” proprio al fatto che si occupa di processi fisiologici su cui non abbiamo un controllo cosciente.

Nello specifico, il sistema nervoso simpatico (che fa parte del sistema nervoso autonomo) rilascia attraverso l’ipotalamo tutta una serie di ormoni:

  • Adrenalina;

oppure

  • epinefrina e noradrenalina;

oppure

  • noradrenalina e norepinefrina.

Il rilascio di questi ormoni è la causa delle modificazioni fisiologiche che ho descritto in precedenza.

Ma a cosa serve la reazione di attacco o fuga?

È chiaro: serve a sopravvivere!

Queste modificazioni aumentano la nostra capacità di combattere oppure di scappare: nel primo caso il nostro corpo ci aiuta a non sentire il dolore ed a combattere in maniera più efficace; nel secondo caso ci aiuta a scappare più velocemente dalla situazione pericolosa.

Avete mai sentito parlare di quei casi di cronaca in cui una persona, di fronte ad una situazione molto pericolosa, è riuscita in imprese fisiche di cui non sarebbe stata capace in una circostanza normale?

Ecco, molto probabilmente la causa di questo “miracolo” è da attribuire alla reazione di attacco o fuga che ha “potenziato” il nostro corpo per permettergli di sopravvivere.

Questa reazione sembra utile! Dove sta il problema per noi uomini moderni?

Il problema sta nel fatto che le situazioni pericolose in cui possiamo attaccare o fuggire sono cambiate: una volta il pericolo era rappresentato da una tigre dai denti a sciabola, adesso dal capo sul posto di lavoro.

Puoi ben immaginare che non ti è possibile attaccare il tuo capo oppure fuggire dal suo ufficio!

Tuttavia, se il tuo capo viene percepito come una minaccia il tuo organismo reagisce come ha sempre fatto: aumenta il battito cardiaco, aumenta la velocità del respiro, aumenta l’afflusso di sangue ai muscoli e così via.

Se il tuo capo è davvero una persona difficile ed il tuo rapporto con lui è conflittuale, ecco che la reazione di attacco o fuga si attiva più del previsto.

Piano piano questa continua attivazione può portare a delle complicanze importanti: il dottor Herbert Benson, autore del libro La Risposta Rilassante, afferma che la reazione di attacco o fuga gioca un ruolo importante nello sviluppo dell’ipertensione e dei problemi di tipo cardiovascolare.

Ovviamente ci sono ricadute anche a livello psicologico: stress a non finire, insoddisfazione sul posto di lavoro, poca energia e così via.

Ci sono soluzioni possibili a questo problema?

Certo!

Una soluzione possibile è quella di imparare a rilassarsi.

Quando adoperiamo una tecnica di rilassamento profondo, il nostro corpo reagisce elicitando tutta una serie di modificazioni fisiologiche che sono opposte rispetto a quelle che abbiamo visto sino ad ora.

Infatti, quando meditiamo oppure ci rilassiamo profondamente ecco cosa succede:

  • Il battito cardiaco rallenta;
  • Il respiro diventa più profondo e lento;
  • Diminuisce il consumo di ossigeno;
  • Il nostro cervello produce più onde alfa, che sono delle onde cerebrali difficilmente riscontrabili anche nel sonno;

Ed attenzione: il rilassamento profondo ed il sonno non sono la stessa cosa, perciò non sono sostituibili l’uno all’altro!

Su questo tema scriverò un articolo in futuro, in modo da aiutarti a comprendere le notevoli differenze tra i due ed avere un altro buon motivo per imparare a rilassarti.

Articolo terminato! Come al solito, se ti è piaciuto condivilo!

Ogni condivisione è apprezzata 🙂

Ti avverto che puoi iscriverti alla newsletter e seguire il mio profilo Instagram (nome: antonellomattiapsicologo).

Intervista a Francesca Bonsignori, docente di Qi Gong presso l’EFOA

Intervista a Francesca Bonsignori, docente di Qi Gong presso l’EFOA

L’articolo di oggi è una breve intervista a Francesca Bonsignori, caposcuola Shiatsu e docente dei corsi di Operatori Shiatsu, Naturopatia e Qi Gong presso l’EFOA (European Federation of Oriental Arts).

La seguente intervista si è tenuta durante un workshop di un giorno dedicato al Qi Gong e organizzato a Roma il 6 Novembre 2016, nella sede di Viale Giulio Cesare 109.

L’intervista è focalizzata sui temi della salute fisica e psicologia, del benessere, dell’integrazione tra corpo e mente e dell’espressione naturale di se stessi secondo la pratica del Qi Gong.

Come nota personale, è stato molto interessante cogliere i parallelismi esistenti tra il mondo orientale e quello della psicologia occidentale, nonchè poter attingere alla vastissima conoscenza di Francesca sulle pratiche orientali e come possono aiutarci per riconquistare la salute.

Vi auguro una buona lettura di questa intervista, sperando che la troviate tanto interessante quanto è stato per me svolgerla!

Cos’è brevemente il Qi Gong?

“Brevemente” non è facile perchè il mondo del Qi Gong è molto vasto.

L’obiettivo, anche della parola stessa, è controllo della vita.

Il piacere della vita proviene dallo stare bene dentro, stare bene nella mente che a sua volta gestisce la vitalità del corpo.

Questo processo lo vediamo, ad esempio, quando si sta male: una cattiva digestione, il non riuscire a dormire bene oppure a muoversi adeguatamente sono indici di un mancato funzionamento del corpo che si ripercuote anche sulla mente, perchè poi la vita non ce la godiamo.

La salute della psiche, del nostro mondo emotivo, dei nostri ritmi vitali è importante perchè se abbiamo questo genere di salute allora anche il nostro corpo è in salute.

La pratica del Qi Gong è caratterizzata da esercizi con il corpo, che però sono il contrario delle ginnastiche e delle tecniche che hanno come focus esclusivamente il corpo.

Paradossalmente, nel Qi gong quando faccio un esercizio con il corpo agisco sulla psiche.

Si potrebbe dire che nel Qi Gong esiste una sintesi tra corpo e mente, un funzionare assieme di queste due parti di noi?

Esatto.

Se vuoi fare una cosa che faccia bene alla mente lo fai attraverso il corpo, se vuoi fare qualcosa che fa bene al corpo lo fai attraverso la mente.

Che tipo di benefici e vantaggi può dare il Qi Gong?

Beh è concepito per la salute, per vivere al meglio questa esistenza.

Il pensiero cinese dà molta importanza a questa esistenza: quello che c’era prima di questa vita e quello che ci sarà dopo non si sa, infatti il pensiero taoista non prevede un dopo, che forse esiste, ma non ci è dato conoscerlo.

Quello che è certo è che abbiamo a disposizione questa vita e per goderla appieno dobbiamo toglierci tutte le cause di sofferenze che provengono principalmente dagli schemi erronei.

Gli effetti degli schemi erronei sul corpo sono facilmente osservabili: ad esempio, se uso male il mio corpo in ottica posturale è probabile che creerò danni a livello delle articolazioni o altro.

Gli effetti sulla psiche sono più difficili da osservare ma il procedimento è lo stesso: se possiedono degli schemi di contatto con la realtà sbagliati, e con sbagliati si intende innaturali, allora mi creerò i miei inferni e questo è un peccato perchè la vita vale la pena viversela pienamente nella salute fisica, mentale ed emotiva.

È per queste motivazioni che nella pratica di insegnante di Qi Gong enfatizzi la comodità delle posizioni e degli esercizi? Il fatto che ogni posizione non deve essere esagerata per non apportare danni o dolori al corpo?

Esatto, dopotutto la salute ed il piacere vanno di pari passo.

Il pensiero cinese è molto pragmatico, ed a questo si aggancia la concezione di salute del Qi Gong.

Questa frase mi suggerisce la prossima domanda: si potrebbe dire che il Qi Gong è molto legato alla realtà?

Assolutamente sì.

Nel simbolo del Taiji sono presenti lo Yin e lo Yang che si compendiano assieme, però il tutto è compreso all’interno di un cerchio nero che rappresenta lo Yin, ovvero la realtà.

Se durante una pratica non hai un riscontro sul piano concreto, cioè fisico, allora quella pratica potresti essertela immaginata, nel senso che è stata più un lavoro di fantasia che un lavoro pratico.

Una meditazione deve avere un risvolto sul piano fisico: se non ha un risvolto sul piano fisico, come la produzione di sensazioni di densità o di concretezza, tanto per fare un esempio, allora quella pratica potresti essertela sognata.

Quindi la pratica del Qi Gong deve produrre un risultato concreto.

Esatto.

Se porto la mia mente su un dito ed il dito in questione si riscalda, significa che sono riuscita a portare la mente nel corpo ed ho prodotto un risultato concreto; in caso contrario mi sono sognata di percepire il dito.

Se ho capito bene, questa che stai dicendo è la differenza tra un lavoro fatto bene ed uno fatto male: per essere fatto bene deve produrre sensazioni nel corpo.

Esatto.

Gli effetti della pratica possono essere anche delle modificazioni fisiche che a volte non percepiamo, come il cambiamento del battito cardiaco.

Altre modificazioni concrete possono essere anche il fatto che ti è andata via un’arrabbiatura, oppure che ti senti più forte fisicamente e psicologicamente.

Il Qi Gong valorizza la salute, quel genere di salute che è osservabile anche nelle piante e negli animali ma riportato ad un organismo molto più complicato come l’essere umano.

Una pianta che è in salute è una pianta che si nutre adeguatamente, che si riposa adeguatamente, che muore al momento opportuno … Per un taoista si dovrebbe morire a 150 anni in buona salute per spegnimento naturale! [ride]

Ciò significa che la persona che è in salute è la persona che contatta il mondo in maniera piena, che vive pienamente sia a livello corporeo che a livello emotivo.

Sì, ad esempio le emozioni devi saperle esprimere tutte equanimamente: il Qi Gong degli animali lo esprime molto bene questo.

Anzi, è molto importante andare a vedere dove hai un difetto: magari hai una remora verso l’essere aggressivo e questa remora influisce negativamente sulla tua vitalità.

Da qualche parte lo paghi, prima o poi: lo paghi sia a livello di appagamento mentale ed emotivo ma anche a livello di funzionamento fisiologico, ad esempio un organo che ne risentirà.

Adesso vorrei farti un’altra domanda.

Il Qi Gong utilizza dei processi mentali per produrre effetti sul corpo e sulla mente? E se sì, in che modo?

Certamente.

Li usa in maniera molto concreta e diretta, ad esempio posso immaginare un asse che mi trapassa e va da cielo a terra.

Possiamo chiamarla immagine mentale, possiamo chiamarlo simbolo, ma in generale più riesco ad incarnare questo simbolo e più lo realizzo, e più divento quel simbolo.

Realizzo la verticalità, che nella mia mente significherà sentirmi davvero agganciata al cielo ed alla terra mentre a livello corporeo potrei avere un alleggerimento a livello delle vertebre o in generale una sensazione di alleggerimento fisico.

Questo significa che il simbolo che io ho espresso sul piano mentale poi deve prendere dei connotati fisici.

Questo è possibile osservarlo anche nella posizione stessa: magari ho iniziato la pratica con i piedi posizionati non so come, poi percependo l’asse mi viene voglia di unirli e di usarli meglio, di sentirmi più stabile.

Credo che questo si ricolleghi a quello che hai detto prima, ovvero che il Qi Gong è concreto e perciò l’utilizzo di immagini mentali produce effetti sul corpo.

Esatto, e questo è osservabile a livello corporeo anche dall’esterno: prendendo l’esempio di prima, se realizzo la verticalità nel mio esercizio allora il mio corpo non può fare altro che mettersi in una posizione che esprima questa sensazione di verticalità.

Quindi deve essere osservabile anche da fuori?

L’occhio esperto lo vede, si tratta di finezze, però sì è osservabile.

È inutile che dire a se stessi: “Adesso ho trovato la sicurezza della tigre” (riferendosi al Qi Gong degli animali) e nel momento in cui ti chiedo di esprimerlo attraverso il corpo fai un gesto non credibile.

Questo non può essere, non è la potenza della tigre, te la sognavi.

In un precedente workshop riguardante il Qi gong degli animali affrontammo l’argomento dell’espressione di se stessi attraverso l’uso del simbolo, in questo caso gli animali.

Cosa puoi dire di più sul discorso dell’espressione del sé?

Una abilità importante nel Qi Gong è la duttilità nel cambiare atteggiamento psichico: ad esempio, fare un esercizio legato alla tigre e passare successivamente ad un esercizio legato alla scimmia significa essere capaci di cambiare atteggiamento psichico.

Questo mi porterà ad esprimere al meglio la mia costituzione: non esiste un modello ideale da seguire, il modello ideale è rappresentato dall’espressione di noi stessi e della nostra costituzione.

Ad esempio io potrei essere più Yin, una persona placida, che potrebbe trovarsi meglio ad esprimere un animale ed il suo relativo psichismo piuttosto che un altro, però non posso essere totalmente carente di come, a modo mio, posso esprimere la tigre.

Quindi contattare tutte le polarità che fanno parte di te ed esprimere te stesso al massimo.

Esatto.

La natura ci ha dato una struttura fisica e psichica per cui ognuno di noi è fatto ad un modo: se sono una persona placida ogni parte di me tenderà all’espressione di questa caratteristica, così come se sono una persona aggressiva e così via.

La persona è in salute quando può esprimere naturalmente le sue caratteristiche personali.

È chiaro che la natura non dà mai degli eccessi: un’aggressività isterica non è qualcosa che è normalmente presente in natura, in quel caso parliamo di problematica.

In questo senso non si tratterà mai di eccessi disturbanti che non mi permettono di vivere all’interno della società.

Perciò se sono una persona attiva mi realizzerò facendo cose, se sono un contemplativo devo farci stare anche la contemplazione nel mio stile di vita, non solo il fare cose, sennò mi ammalo.

Di conseguenza gli esercizi servono a scovare anche dove sono più debole e a far venire fuori la parte di me con cui sono meno in contatto.

Un’ultima domanda: a che tipo di persone consiglieresti il Qi Gong?

È essenziale per quelle persone che hanno tutta una serie di problemi, che possono essere fisici o mentali.

Per chi vive gli acciacchi del modernismo in maniera più intensa: chi è stressato, non si ritaglia spazi per sé, vuole fare un’attività fisica di lavoro con il corpo.

Ecco, diciamo questo: se hai poco tempo il Qi Gong ti permette di coniugare un’attività fatta con il corpo che sia rigenerante anche per la mente e che te la possa ritrovare anche per il futuro.

Questo perchè molti sport sono validi solo per un periodo di tempo: ad esempio, ci sono alcuni sport che non sono sostenibili una volta diventati anziani.

Invece la pratica del Qi Gong migliora con l’esperienza: probabilmente, lo farò meglio a 70 anni perchè nel frattempo sono migliorata accumulando esperienza.

Io lo vedo su me stessa: sono 20 anni che pratico e riesco a trarre maggiore beneficio dagli esercizi rispetto a quando ho iniziato.

Se invece avessi fatto tennis, per esempio, probabilmente non sarei riuscita a fare adesso quello che riuscivo a fare 20 anni fa.

Quindi il Qi Gong è un buon modo per invecchiare.

Sicuramente, ed oltretutto ti fa invecchiare più tardi.

Ad esempio in vecchiaia l’irrigidimento del respiro è abbastanza comune: il Qi Gong ti aiuta perchè può migliorare la tua mobilità respiratoria che è un aspetto che genera una vitalità immensa.

L’intervista è finita, grazie per le informazioni e la disponibilità.

Ci vediamo al prossimo workshop!

 

Ti è piaciuta l’intervista e/o l’hai trovata interessante?

Ti invito a condividerla sui social oppure ad iscriverti alla newsletter, così non ti perderai le prossime interviste che verranno postate sul sito.

Alla prossima settimana per un nuovo articolo!

Dottor Antonello Mattia

La meditazione in ufficio aumenta il benessere dei dipendenti

La meditazione può essere un valido aiuto per combattere lo stress da ufficio ed aumentare il benessere dei dipendenti.

Lo ha capito l’imprenditore milanese Niccolò Branca, che ha introdotto la meditazione all’interno della sua azienda per migliorare il contesto lavorativo dei suoi dipendenti.

 

L’iniziativa di introdurre la meditazione all’interno del contesto lavorativo è stata ideata da Niccolò Branca, imprenditore di Milano che pratica la meditazione da ben 24 anni.

Secondo l’imprenditore, l’azienda è un organismo vivente che si alimenta grazie alla produzione, al rispetto dell’ambiente e dei dipendenti che lavorano al suo interno.

Per questo motivo, il leader dell’azienda deve supportare i propri dipendenti nelle sfide professionali attraverso tutta una serie di iniziative, tra cui compare la pratica della consapevolezza tramite la meditazione.

Il programma di meditazione inserito all’interno dell’azienda di Niccolà Branca prevede una serie di esercizi che si avvalgono di tutta una serie di caratteristiche: controllo del respiro, visualizzazione, ripetizione di mantra, posizioni specifiche del corpo.

Inoltre, una caratteristica particolarmente importante risiede nel fatto che il programma può essere portato a termine in pochi minuti, in modo da riuscire ad inserirsi perfettamente all’interno della routine quotidiana.

I benefici dell’introduzione delle tecniche di rilassamento all’interno del contesto lavorativo sono ormai assodati.

Infatti, imparare a rilassarsi in maniera consapevole è uno dei fattori protettivi più importanti per evitare l’insorgenza del burnout lavorativo.

Purtroppo, il burnout lavorativo è una realtà sempre più comune in tutti quei contesti lavorativi dove il dipendente non è tutelato: possono esserci dei fattori di tipo individuale e legati alla personalità che possono predisporre allo stress piuttosto che altri, tuttavia la tutela del posto di lavoro è una variabile imprescindibile per garantire il benessere dei dipendenti e la loro produttività.

In tutto ciò, le tecniche di rilassamento e la meditazione si inseriscono producendo un valore concreto come dimostrato dall’iniziativa dell’imprenditore Niccolò Branca.

La nota positiva dell’insegnamento di queste tecniche è che possono impararle davvero tutti e trarne un beneficio sia personale che professionale.

Per saperne di più, prova a dare un’occhiata a questa pagina.

 

Fonti:

www.quifinanza.it

4 ottimi motivi per fare meditazione

Ci affanniamo così tanto e spendiamo tanti soldi in vacanze ed attività per evadere dal nostro stile di vita stressante, ma la risposta più funzionale (ed a costo zero!) è sempre stata dentro di noi! Fare meditazione può essere questa risposta!

Passiamo ore su internet a cercare offerte last-minute o groupon per l’ennesima meta esotica che ci promette di rilassarci al pari di un monaco zen e di ricaricare le energie in appena una settimana (se abbiamo il lusso di poterci permettere una settimana!).

Per quanto sia bello andare in vacanza e staccare da tutto e tutti, ricordiamoci sempre che il primo bagaglio che portiamo sempre con noi siamo noi stessi! E di rimando il nostro assetto mentale, che è abituato a pensare continuamente alla prossima cosa da fare o a ciò che ci aspetta quando torneremo a casa.

Perciò, staccare dal ritmo quotidiano evadendo da tutto ciò che è il nostro stile di vita può sembrare risolutivo, ma non è la soluzione.

Perciò, cosa possiamo fare per rilassarci veramente? Un ottimo consiglio è questo: fare meditazione!

Adesso ti elencherò 4 ottimi motivi per cui fare meditazione può farti stare meglio e risparmiare soldi.

Motivo numero 1 – Fare meditazione è rilassante!

Fare meditazione è una attività che presuppone il controllo del respiro. Infatti, una sessione di pratica anche di breve durata, se effettuata nel modo giusto, può indurre un miglioramento del nostro processo respiratorio.

La maggiore quantità di aria introdotta nei polmoni, il giusto utilizzo del diaframma, il ritmo calmo e regolare della respirazione influiscono sul nostro organismo sia a livello biologico/chimico sia psicologico; l’effetto ottenuto è quello di una maggiore rilassamento muscolare (addio tensioni dovute allo stress!) e tranquillità mentale.

Motivo numero 2 – Puoi fare meditazione in qualsiasi momento ed in qualsiasi posto

Il fatto che sia necessario ritirarsi in un posto calmo e tranquillo per fare meditazione è un mito: sicuramente il contesto può essere di aiuto e facilitare il processo meditativo, ma non è assolutamente necessario.

Ho partecipato a diverse giornate di approfondimento sul tema della meditazione orientale con Francesca Bonsignori, esperta italiana di Yoga, Shiatsu, Qi Gong, Naturopatia e insegnante dell’EFOA, e un elemento importante che è uscito durante le varie giornate è stato che è possibile fare meditazione e concentrarsi sul proprio corpo in qualsiasi momento ed anzi, l’esperto è colui che riuscirebbe a farlo anche in una discarica!

Per coloro che iniziano è giusto e doveroso ritagliarsi uno spazio in cui poter stare tranquilli e senza essere disturbati, tuttavia fare meditazione è uno strumento utilizzabile in qualsiasi contesto in cui si ha un attimo di tempo libero.

Motivo numero 3 – Fare meditazione favorisce la concentrazione ed il contatto con il corpo

Durante la meditazione si porta l’attenzione verso un punto focale, che diventa il nostro oggetto di meditazione.

Esso può essere il respiro, le sensazioni del nostro corpo (ad esempio le sensazioni che scaturiscono dal contatto corporeo con la sedia, che sono più di quante possiate immaginare!), i rumori esterni, i nostri pensieri … insomma, i focus possono essere molteplici e tutti adatti allo scopo.

Ciò che è importante è che fare meditazione favorisce i processi di direzionamento consapevole dell’attenzione: ciò significa che allenando questa abilità possiamo diventare sempre più bravi a mantenere la concentrazione su uno stesso punto per periodi sempre più lunghi di tempo.

Inoltre impariamo ad ascoltare il nostro corpo ed a stare in contatto con esso, che è un prerequisito importante per l’equilibrio psicofisico tra corpo e mente.

Motivo numero 4 – Ti aiuta a ritagliare del tempo per te stesso/a

Scegliere consapevolmente di prendersi 20 minuti per fare qualcosa di buono e positivo per se stessi è un autentico atto di amore verso di noi.

E’ importante imparare a farci delle coccole tramite attività che ci piacciono e ci fanno stare bene: fare meditazione può essere una buona abitudine che ci aiuta a ricaricare le energie e focalizzarci su noi stessi.

Se pensi di essere stressato, fare meditazione può essere un ottimo modo per riportare l’equilibrio e la calma all’interno della tua vita.

Tramite la sezione a sinistra dell’articolo puoi considerare l’idea di iscriverti alla newsletter! È facile, gratuito e riceverai aggiornamenti settimanali su articoli di approfondimento e materiali gratuiti da scaricare.

Puoi anche condividere l’articolo tramite il tasto qui sotto, così da poterlo farlo leggere a chi vuoi tu 🙂