Impara a comunicare: come dare un feedback efficace

In questo articolo ti spiegherò quali sono le linee guida per dare un feedback efficace.

Imparare a dare feedback efficaci è un’abilità indispensabile sul posto di lavoro, soprattutto se svolgi una mansione che presuppone il lavoro in team con altre persone.

Spesso i feedback vengono confusi per critiche dirette verso il proprio operato: in realtà un feedback che viene letto come una critica potrebbe essere stato formulato nel modo sbagliato, e quindi venire recepito come un attacco contro la persona verso cui era diretto.

Imparare a dare feedback efficaci è uno degli aspetti della comunicazione che andrebbero curati ed allenati di più se vuoi essere più performante nei lavori di gruppo.

Questo articolo ti spiegherà come fare: prima di tutto, iniziamo dalla definizione di cos’è un feedback.

Che cos’è un feedback?

Il feedback è un messaggio che viene utilizzato da una persona per comunicare all’altra informazioni su come è stato percepito e sperimentato un dato comportamento.

Il feedback fa parte della comunicazione regolativa.

Come dice il nome, essa serve a verificare la reciproca comprensione dei messaggi ed il procedere dell’interazione sociale al fine di modulare il proprio agire interpersonale.

In poche parole il feedback è fondamentale per regolare le interazioni sociali che abbiamo con gli altri: il feedback è utilissimo per far sapere all’altro come hai recepito un suo comportamento, in modo che entrambi possiate regolare la vostra interazione di conseguenza.

Facciamo un esempio banale: torna con la memoria ad un episodio in cui una persona per te importante ti ha offeso in qualche modo, magari involontariamente.

Quale è stata la tua reazione in quel caso?

In una situazione di questo tipo ricordati che dare un feedback efficace all’altro sul suo comportamento è un modo maturo e costruttivo per regolare la vostra interazione: se fai sapere all’altro come ti sei sentito rispetto al suo comportamento, vedrai che l’altro potrà regolarsi di conseguenza per evitare situazioni simili in futuro.

Quali sono le caratteristiche di un feedback efficace?

Le caratteristiche di un buon feedback sono le seguenti:

  1. Un feedback efficace è espresso in modo non giudicante verso l’altro;
  2. Un feedback efficace riporta i fatti così come sono accaduti utilizzando la comunicazione descrittiva, che è priva di valutazioni personali;
  3. Un feedback efficace presuppone che tu prenda responsabilità personale per le tue reazioni;
  4. Un feedback efficace viene comunicato subito o comunque in prossimità rispetto all’evento scatenante: non aspettare troppo tempo!
  5. Un feedback efficace formula gli appelli sotto forma di desideri (“la prossima volta vorrei che tu facessi questo …”).

In sintesi il feedback è un messaggio non giudicante, che descrive per filo e per segno cosa è successo durante l’interazione, in cui ti prendi responsabilità per il modo in cui hai reagito ed in cui fai un appello all’altro sotto forma di desiderio.

Il “panino imbottito”: un esempio pratico di feedback efficace

Se vuoi imparare a dare feedback efficaci sul posto di lavoro o nelle tue interazioni sociali con gli altri ricordati la regola del panino imbottito.

Un buon panino è composto da:

  1. Una fetta di pane;
  2. Il ripieno;
  3. Un’altra fetta di pane.

Utilizza la struttura appena esposta per comporre i tuoi feedback efficaci, che saranno quindi strutturati in questo modo:

  1. Un elemento positivo che hai riscontrato nel comportamento dell’altro;
  2. Un limite su cui credi che l’altro possa crescere e migliorare;
  3. Un altro elemento positivo.

In questo modo è molto più probabile che l’altro accetti il tuo feedback e che ragioni su di esso per migliorare il suo comportamento.

Prova ad utilizzare questa struttura per dare i tuoi feedback e fammi sapere come va!

Aforisma – Tu vai pazza per le parole, vero? – David Foster Wallace

“Tu vai pazza per le parole, vero? Vero che vai pazza per le parole?

Mi dai l’idea di essere una che va pazza per le parole.

Nel senso che le prendi terribilmente sul serio, tipo come se fossero un bisturi o una motosega che rischia di tagliarti con la stessa facilità con cui taglia gli alberi.”

David Foster Wallace

Perchè ci lasciamo influenzare dagli altri? Parliamo di influenza sociale!

Perchè ci lasciamo influenzare dagli altri?
Prima o poi ce lo siamo chiesto tutti!

Ti è mai capitato di essere in un gruppo di amici e di fare qualcosa di cui non avevi particolarmente voglia pur di non apparire come “quello strano”?

In qualche modo ed a livello implicito, hai avvertito una sorta di influenza del gruppo verso di te che ti ha portato a dire di sì anche se volevi dire di no, oppure a fare qualcosa che non ti andava più di tanto pur di non fare scontenti gli altri.

Quello che hai percepito molto sottilmente è l’effetto dell’influenza sociale.

Quando si parla di influenza sociale si fa riferimento al cambiamento di atteggiamenti, credenze, opinioni, valori e comportamenti come esito dell’esposizione ad atteggiamenti, credenze, opinioni, valori e comportamenti di altre persone.

Cosa significa tutto ciò?

Significa che l’influenza sociale è quel processo di natura relazionale per cui cambi qualcosa che pensi o fai in seguito all’esposizione a quello che pensa o fa qualcun altro.

Possiamo distinguere due tipi principali di influenza sociale.

Il primo tipo di influenza sociale è chiamata accidentale.

Come dice il nome, l’influenza sociale accidentale è quel processo di influenzamento che avviene senza che ci sia un tentativo esplicito e pensato di esercitare un condizionamento.

Nell’influenza sociale accidentale le persone sono influenzate dalla presenza, reale o implicita, di altre persone anche se quest’ultime non avevano assolutamente intenzione di operare un influenzamento sulle prime!

Questo processo sociale spiega come la semplice presenza di altre persone può avere un impatto sulla prestazione di un compito.

Di esempi a riguardo provenienti dalla vita quotidiana ne potremmo trovare tantissimi: basta pensare a quando abbiamo dovuto parlare di fronte ad un grande gruppo di persone (palpitazioni a mille, sudorazione, agitazione, hai presente?) oppure quando eravamo a scuola a svolgere un compito in classe e la professoressa si piazzava proprio accanto al tuo banco mentre eri intento a scrivere.

Il secondo tipo di influenza sociale è quella deliberata.

L’influenza sociale deliberata è quella che avviene secondo un preciso ed esplicito tentativo di influenzare gli altri.

Questo tipo di influenza sociale è stato studiato tantissimo sotto molteplici aspetti, infatti sono stati fatti studi che hanno coinvolto temi come:

  • L’acquiescenza (condiscenza o remissività);
  • L’obbedienza;
  • L’influenza delle maggioranze e delle minoranze numeriche;
  • I processi di presa di decisione nei gruppi.

Entrare nel dettaglio di questi temi aprirebbe un discorso lunghissimo (ma molto interessante!), perciò mi concentrò su altri due concetti legati all’influenza sociale che sono molto attuali e di facile spiegazione.

L’influenza sociale informativa e l’influenza sociale normativa

Quando spiego dei concetti di psicologia agli altri cerco sempre di ricollegarli all’esperienza della vita quotidiana per poterne digerire meglio il significato: nel caso dell’influenza sociale informativa e normativa, questa operazione è particolarmente facile perchè sono fenomeni che abbiamo sperimentato tutti almeno una volta nella vita.

L’influenza sociale informativa è quel processo di influenzamento sociale che ha luogo quando l’individuo si trova in una situazione ambigua di cui ha poche informazioni a riguardo.

In questo caso, l’individuo è motivato a ridurre l’incertezza e per questo accetta le informazioni provenienti dagli altri come prove di realtà (che, detto in parole povere, significa che le prende necessariamente per vere).

Lo scopo principale di questa azione è quello di dare giudizi validi ed accurati.

Questo genere di situazione è quello che sperimenti ogni volta che vai dal medico.

Per via del malessere, ti trovi in una situazione ambigua su cui hai poche informazioni a riguardo: non sai cosa succede al tuo corpo, non sai se si tratta di qualcosa di grave o no, non sai che tipo di soluzioni puoi trovare al problema.

Per questo motivo ti affidi al medico ed alle informazioni che ti vengono date: queste informazioni vengono prese come dati di realtà perchè sei motivato a trovare una soluzione al tuo problema (ridurre l’incertezza) e per questo le prendi per buone anche se potrebbero non esserlo.

L’influenza sociale normativa, invece, presuppone un bisogno di approvazione sociale o di armonia con gli altri.

Questa influenza sociale ha luogo quando ti conformi alle aspettative positive degli altri oppure eviti di comportarti in modi che porterebbero alla punizione oppure all’essere disapprovato.

Lo scopo di questo processo di influenza sociale è quello di costruire e mantenere relazioni soddisfacenti con gli altri.

Attenzione: a differenza dell’influenza sociale informativa, nell’influenza sociale normativa l’individuo può adeguarsi a livello sociale (quindi a livello pubblico), ma può benissimo non accettare la condotta che ha adottato a livello individuale (ovvero dentro di sè).

Anche qui gli esempio sono molteplici, basta pensare ai gruppi di adolescenti in cui un ragazzo decide di ubriacarsi per il fatto che il resto del gruppo ci sta dando dentro con gli alcolici.

I processi di influenza sociale sono processi a cui tutti sottostiamo perchè hanno matrici adattive: ti sono venuti in mente esempi personali mentre leggevi l’articolo? 🙂

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Lo psicologo è per i matti! Sfatiamo questo mito per imparare a chiedere aiuto

Dallo psicologo ci vanno i matti!
Quante volte hai sentito dire questo stereotipo?

Scommetto che ti è capitato almeno un paio di volte, soprattutto perchè lo psicologo è una figura professionale ancora giovane in Italia e per questo poco conosciuta.

Beh, sappi che dare retta a questo stereotipo ti priva della possibilità di chiedere aiuto ad un professionista che potrebbe rendere la tua vita migliore.

Adesso starai pensando: “Addirittura! Lo psicologo non è mica uno stregone con tanto di bacchetta magica! Non può far sparire i miei problemi!”

Assolutamente vero!

Lo psicologo non è uno stregone, ma è sicuramente una persona che ha come unico obiettivo quello di ascoltarti ed accoglierti con tutta la tua storia personale.

I problemi della vita vanno e vengono, ma sono una presenza costante all’interno della nostra vita: lo psicologo ti può aiutare a trovare le risorse dentro di te, anche se pensi che non ci siano, ed a utilizzarle per venire fuori dalle situazioni fastidiose e dolorose della tua vita.

Dopotutto, se hai mal di pancia oppure una brutta emicrania il tuo primo pensiero va al medico di base ed a quello che può fare per aiutarti; perciò, perchè quando stai passando un brutto periodo non dovrebbe venirti in mente lo psicologo, che è il “medico della mente”?

Descritta così sembra proprio una professione utile, e lo è!

Perciò, quali sono gli stereotipi più comuni che aleggiano intorno a questa figura professionale ancora poco conosciuta?

Vediamone insieme tre!

1° Stereotipo – Dallo psicologo ci vanno i matti!

Questo stereotipo è davvero il più comune e quello che si sente dire più spesso dalle persone.

Se dovessimo dare retta a questo stereotipo probabilmente l’unico tipo di clientela dello psicologo sarebbero persone dai disturbi psichici conclamati, ma non è così!

Lo psicologo lavora in molti contesti differenti: può lavorare nei servizi pubblici di salute mentale, ma può anche fare prevenzione nelle scuole; può fare formazione ed insegnare alle persone delle abilità specifiche; può offrire supporto ed ascoltare le persone nel suo studio e tante altre mansioni.

Questi sono tutti contesti in cui può esserci in maniera più o meno presente un disagio psicologico: tuttavia, non è una costante che deve esserci affinchè lo psicologo svolga il suo lavoro.

L’informazione che lascia più sorprese le persone è scoprire che lo psicologo lavora anche con coloro che stanno bene!

Magari conducono una vita soddisfacente, hanno un buon lavoro e delle buone relazioni sociali, ma può darsi che vogliano stare ancora meglio.

È proprio questo il campo della promozione della salute e della prevenzione del disagio: tutti possono stare meglio, ed è molto più utile occuparsi della propria salute quando ce l’abbiamo piuttosto che occuparsene quando il danno ormai è fatto e dobbiamo spendere soldi, energie e tempo per curarci.

2° Stereotipo – Lo psicologo costa troppo!

Questo è un altro stereotipo abbastanza comune.

Quando si pensa allo psicologo viene in mente il lettino su cui sdraiarsi ed una sfilza di terapie lunghe anni con un costo di 70 euro a seduta.

In realtà molti approcci psicologici odierni hanno come punto di forza la brevità del percorso di aiuto: si tratta di consulenze incentrate sul problema, che cercano di risolverlo nel minor tempo possibile.

Ci sono addirittura degli approcci che cercano di risolvere il problema in una sola seduta!

Ovviamente dipende dall’entità del problematica che si porta in consulenza: è molto probabile che se si tratta di un problema complesso che ha condizionato le nostre vite per parecchi anni allora è meno probabile che possa essere risolto in una seduta, tuttavia il numero delle consulenze è qualcosa che si stabilisce assieme al cliente.

3° Stereotipo – Non ho bisogno dello psicologo, ce la posso fare benissimo da solo!

Questo stereotipo non riguarda tanto la figura dello psicologo quanto una credenza di coloro che stanno affrontando un momento difficile.

L’abilità di chiedere aiuto è, per l’appunto, un’abilità: è qualcosa che è possibile imparare e non è così scontata come sembra.

Sei una persona che tende a chiedere aiuto agli altri quando sta male? Riflettici un attimo su.

Se non ti ritrovi questa capacità non ti preoccupare, non sei l’unico/a.

Tuttavia, potresti renderti conto che a volte è difficile fare tutto da soli, soprattutto se la situazione è parecchio stressante oppure stai provando un certo grado di sofferenza psicologica.

In questi casi datti il permesso di uscire dalla tua zona di comfort e prova a chiedere una mano a qualcuno, che può essere un familiare, un amico oppure un professionista come uno psicologo.

Ti renderai conto che a forza di allenare questa abilità ti sentirai più leggero/a, senza il peso del mondo sulle tue spalle: una sensazione di libertà che solo il condividere il proprio mondo interno con qualcun altro può darti.

Spero di averti aiutato ad ottenere una visione più completa del mestiere dello psicologo!

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