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Come prendersi cura di sé quando non si può andare dallo psicologo

Come prendersi cura di sé quando non si ha la possibilità di andare da uno psicologo?

È possibile prendersi cura di sé e della propria salute mentale senza rivolgersi ad uno specialista?

La risposta breve a queste due domande è: sì.

Tuttavia!

Il discorso è ben più complesso di quello che immaginiamo.

Innanzitutto è importante sottolineare che fare da soli e rivolgersi ad uno specialista non è la stessa cosa.

È un concetto banale, ma è importante sottolinearlo lo stesso.

Non potrà mai essere la stessa cosa, per tutta una serie di motivi.

Il più banale è semplicemente il fatto che uno psicologo, ancora di più uno psicoterapeuta, ha maturato un’esperienza teorico-pratica proveniente da un percorso di almeno 6/10 anni nel mondo della Psicologia.

Ciò significa che è profondamente preparato nel costruire un intervento psicologico mirato che possa aiutarci a risolvere una determinata situazione di sofferenza.

Un altro motivo è che la consapevolezza che abbiamo di noi stessi possiede delle “zone di ombra“.

Non siamo consapevoli al 100% di tutte le possibili sfaccettature della nostra personalità: a volte abbiamo bisogno di un’altra persona (meglio ancora se preparata) che ci “osservi da fuori” e ci aiuti a prendere consapevolezza di alcuni aspetti di noi stessi di cui non siamo consapevoli.

Così come è necessario avere uno specchio per “osservarsi meglio” e di rimando pettinarsi a dovere, allo stesso modo è necessario avere un’altra persona che “funga da specchio” e ci indichi alcuni pensieri, emozioni o comportamenti che ci appartengono ma che non avevamo considerato.

Tuttavia tante persone non possono permettersi uno psicologo: come prendersi cura di sé in quei casi?

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Per essere felici bisogna soffrire: il paradosso del cambiamento

Per essere felici non esiste la ricetta magica: il cambiamento non si ottiene seguendo 10 semplici passi come ci consiglia spesso internet, però forse dobbiamo soffrire un pò.

Una delle qualità che ho sempre cercato di coltivare nel mio lavoro, e che riscontro anche nei collaboratori con cui pubblico articoli qui sul sito, è il realismo.

Essere realisti significa tante cose, tra cui essere capaci di analizzare la realtà con occhio critico (ma non criticando) e di stimolare gli altri a fare lo stesso.

In quanto psicoterapeuta credo che stimolare le persone ad essere realiste sia una delle conquiste più grandi del processo di cambiamento personale.

D’altronde è proprio nel contatto con la realtà che siamo capaci di attivare le nostre risorse e di fronteggiare i problemi che la vita ci pone davanti.

Quello che ho notato guardandomi un pò intorno è che, quando si parla di felicità e di come essere felici, è davvero difficile essere realisti.

La stessa cosa succede quando si parla di cambiamento: per essere felici o per cambiare sembra che basti seguire una qualsiasi lista di 10 o meno buone abitudini per un determinato periodo di tempo, ed ecco lì il risultato.

Non serve che vi dica che la realtà dei fatti non è questa, giusto?

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Ansia, paura, panico: sappiamo davvero che cosa sono?

In questo articolo la dottoressa Carmen Di Rosa analizza le differenze tra ansia, paura e panico.

“Ho l’ansia”.

“Che paura!”.

“È andato nel panico”.

Quante volte ci capita di dire o ascoltare queste frasi?

Siamo sicuri di conoscere bene questi stati emotivi e le differenze tra loro?

Che cos’è l’ansia?

L’ansia è uno stato caratterizzato da una sensazione di apprensione e di preoccupazione, accompagnata da tensione corporea a livello muscolare e da aumentata vigilanza per qualcosa di spiacevole che potrebbe accadere.

Infatti possiamo considerarla un’emozione preventiva in quanto rivolta verso il futuro, una reazione ad una minaccia ancora non presente, indefinita e non ben riconosciuta.

L’ansia è un’emozione tipicamente umana in quanto propria di un sistema cognitivo complesso in grado di autorappresentarsi, compiere ragionamenti ipotetici, rappresentarsi la minaccia ad uno scopo, prefigurarsi conseguenze a medio e lungo termine, rappresentarsi eventi negativi ipotetici e distanti.

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