Allena la tua mente ad essere produttiva o rilassata in luoghi e posti specifici!

Qualche mese fa ho scritto un articolo dedicato agli studenti in cui ho esposto come creare un proprio spazio di concentrazione che aumentasse la produttività nello studio.

Oggi voglio riprendere il tema della connessione tra stato mentale e luogo in cui ci troviamo per espandarlo ulteriormente e generalizzarlo.

Lo scopo di questo articolo è quello di esporti come è possibile associare un determinato stato mentale, che può essere di concentrazione, di rilassamento o così via, ad uno specifico luogo fisico.

Innanzitutto, perchè una conoscenza del genere potrebbe esserti utile?

Nella vita di tutti i giorni ci ritroviamo ad attraversare un sacco di situazioni che sono caratterizzate da luoghi e posti diversi.

C’è il posto di lavoro, ci sono i posti in cui ci ritroviamo con gli amici, c’è la palestra per chi è amante dello sport, c’è la nostra casa: questi sono tutti luoghi fisici a cui normalmente associamo degli stati mentali che sono probabilmente l’uno diverso dall’altro.

Quando andiamo a lavoro abbiamo bisogno di essere concentrati e produttivi.

Quando siamo in palestra vogliamo concentrare tutte le nostre energie mentali e fisiche per sollevare uno specifico carico oppure per compiere un gesto atletico particolarmente difficile.

Quando siamo a casa vogliamo riposarci e rilassarci, abbandonando tutto lo stress accumulato durante la giornata per fare spazio al rilassamento.

Ogni luogo è collegato ad uno specifico obiettivo che vogliamo raggiungere, ma non è detto che questo avvenga.

Se vogliamo aumentare le probabilità di raggiungere il nostro obiettivo, è necessario che la connessione tra lo stato mentale desiderato ed il luogo in cui stiamo per entrare sia rafforzata il più possibile.

Come avviene questa connessione tra stato mentale e luogo fisico?

Il processo di creazione di una relazione tra uno stato mentale specifico ed un luogo fisico avviene per ripetizione, attraverso la creazione di un’abitudine comportamentale.

Più tecnicamente si tratta di condizionamento: due variabili vengono associate tra di loro, vengono condizionate, in modo che ogni volta che c’è uno stimolo A ci sarà una risposta condizionata B.

Per chi volesse approfondire l’argomento metto questo link che rimanda agli studi storici condotti da Pavlov sul condizionamento.

Come puoi fare per rafforzare questa connessione?

Qui di seguito ti espongo tre consigli utili che potrai utilizzare per potenziare la connessione tra luogo fisico e lo stato mentale che vuoi raggiungere.

1° consiglio: Scegli un luogo che sia adatto allo stato mentale che vuoi sollecitare

A volte non possiamo scegliere il luogo in cui vogliamo essere produttivi e concentrati: ad esempio, se ti trovi sul posto di lavoro il luogo fisico è stato scelto per te e se possiede delle caratteristiche distraenti e/o poco efficaci per rimanere concentrato purtroppo ti dovrai adattare.

Tuttavia, in ogni situazione è possibile avere una certa dose di controllo, per cui ti invito a:

  1. Se si tratta di un luogo che è stato scelto per te, allora prova a modificare quelle variabili ambientali che secondo te potrebbero aiutarti ad essere più produttivo, concentrato, rilassato eccetera;
  2. Se hai la possibilità di poter scegliere un luogo ex-novo, come ad esempio nel caso che tu sia uno studente che sta cercando un nuovo posto dove studiare ed essere produttivo al massimo verso lo studio, ti invito a cercarne uno che abbia le caratteristiche adatte per sollecitare lo stato mentale che vuoi raggiungere.

Per fare degli esempi pratici: se hai necessità di rilassarti e quindi vuoi trovare un luogo dove farlo, puoi decidere di modificare un luogo già esistente, ad esempio una camera di casa tua ed adibirla ad uno spazio di relax, oppure cercare qualche posto che in te evoca sensazioni di rilassamento, come una radura, un parco, una spiaggia e così via.

2° consiglio: Mantieni lo stato mentale desiderato per il tempo necessario, poi allontanati dal luogo designato

Questo consiglio ha a che fare con il principio sportivo della pratica perfetta: non è la pratica che rende perfetti, ma è la pratica perfetta che rende perfetti.

Che cosa significa?

Significa che per associare uno stato mentale ad uno stimolo come un luogo fisico è necessario fare un lavoro di associazione di qualità.

Per questo motivo ti invito a recarti nel luogo prescelto e a sollecitare lo stato mentale che vuoi raggiungere (di concentrazione, di produttività, di rilassamento), grazie anche all’aiuto delle caratteristiche del luogo che ti sei scelto grazie al primo consiglio.

Successivamente prova a rimanere in questo stato mentale per quanto tempo riesci a farlo mantenendo un buon grado di qualità: se vuoi rimanere concentrato, cerca di farlo sino a quando non senti che veramente non riesci più a concentrarti.

A quel punto ti invito ad andartene fisicamente dal luogo scelto.

Questo processo instaurerà una relazione tra lo stato mentale di qualità che hai evocato ed il luogo prescelto, in modo che quando ti recherai in quel luogo riuscirai a rimanere concentrato/rilassato/produttivo senza incorrere in distrazioni di alcun tipo.

Se non puoi andartene fisicamente dal luogo che hai scelto, come nel caso che si trattasse del posto di lavoro, prova a fare una pausa ed a fare altro, in modo da resettare lo stato mentale passando ad un altro per poi rievocarlo più avanti se ti servirà.

3° consiglio: allenati a farlo!

Per stabilire una connessione di questo tipo la ripetizione è importantissima, per cui allenati a fare questo genere di lavoro il più spesso possibile.

Vedrai che con il tempo riuscirai a sollecitare più facilmente lo stato mentale che ti interessa semplicemente recandoti nel luogo che hai scelto, con tutti i vantaggi che potrai cogliere da questa associazione!

Aumenta la produttività nello studio coltivando un tuo spazio di concentrazione

Questo articolo è dedicato a tutti coloro che vogliono aumentare la loro produttività nello studio grazie ad consiglio semplice ma efficace e fondato sul funzionamento della mente umana.

In quanto esseri umani tendiamo a fare delle associazioni mentali ed emotive con i luoghi che viviamo.

In base alle nostre esperienze tanti luoghi differenti come la nostra casa, il bar dove ci incontriamo con gli amici, l’università e così via possono essere vissuti in modo molto diverso tra di loro in virtù delle emozioni e dello stato mentale che vi è associato.

Se un luogo è associato a delle emozioni positive in base ad esperienze pregresse è molto probabile che il semplice stare in quel luogo ci predisponga a provare delle sensazioni di benessere.

Questo processo avviene anche al contrario, ovvero con i luoghi a cui sono associate sensazioni di disagio e sofferenza.

Per esperienza personale mi sono reso conto che lo studio di uno psicologo, che è considerato come un luogo protetto in cui poter parlare di se stessi senza giudizi esterni, è un ambiente fisico che spesso favorisce l’apertura dell’individuo ed il fuoriscire dei sentimenti.

Perchè avviene tutto ciò?

È importante sapere che le emozioni sono molto complesse: ogni emozione è paragonabile ad un pacchetto di informazioni che il nostro cervello utilizza per adattarsi all’ambiente circostante.

Infatti, ad ogni emozione sono connessi pensieri specifici su di sè o sul mondo, bisogni e desideri, comportamenti, stati psicofisiologici.

Ciò significa che provare una certa emozione rispetto ad un determinato stimolo esterno suscita in noi l’evocazione di questo pacchetto di informazioni, che successivamente utilizziamo per muoverci nel mondo.

Le emozioni sono importantissime per l’adattamento, e spesso sono legate ai contesti che viviamo quotidianamente.

È importante fare una precisazione.

Un luogo fisico a cui sono associate sensazioni di benessere ci può predisporre a provarne di nuove; ciò non significa che ogni volta che entreremo in quel luogo proveremo automaticamente sensazioni di benessere.

La parola giusta è “predisposizione”: questa precisazione è necessaria per evitare di considerare questo processo come una relazione di stimolo-risposta diretta ed automatica.

Come puoi sfruttare questa conoscenza per aumentare la produttività nello studio?

Per aumentare la produttività nello studio ti consiglio di creare un tuo spazio di concentrazione.

Questo spazio di concentrazione è un luogo fisico che ha delle caratteristiche specifiche.

Innanzitutto può trattarsi di uno spazio all’interno di casa tua oppure all’esterno, come una biblioteca o un posto speciale dove senti che sei libero di concentrarti.

Può trattarsi di una stanza, ma anche di una semplice scrivania: pensaci un attimo, ti vengono in mente dei luoghi in cui ti viene più facile concentrarti?

Se non ti viene in mente nulla non ti preoccupare: lo spazio di concentrazione è qualcosa che puoi creare tu stesso/a, basta seguire le linee guida che trovi qui sotto.

Il principio più importante da seguire è questo:

Se vuoi che il tuo spazio di concentrazione stimoli la produttività, allora deve essere connesso a sensazioni di produttività.

Per fare ciò, fa in modo di utilizzare il tuo spazio di concentrazione solo per le attività di studio: in questo modo, creerai una connessione tra lo spazio di concentrazione e la tua mente in modo che quest’ultima sia predisposta a concentrarsi nel momento in cui decidi di utilizzarlo.

È per questo motivo che studiare sul letto o sul divano non è mai consigliato: questi sono dei luoghi adibiti al riposo ed è importante non creare confusione andando a stimolare la produttività in posti che invece dovrebbero aiutarci a rilassarci ed addormentarci.

Tieni separati lo studio ed il riposo il più possibile, in questo modo stimolerai la tua produttività.

Un altro consiglio utile è quello di associare il tuo spazio di concentrazione a sensazioni di autoefficacia personale.

Il tuo spazio di concentrazione sarà molto più potente nello stimolare la produttività se è connesso a sensazioni di benessere e di capacità personale.

Quando stai studiando e cominci a sentire che non ce la fai più e che la tua concentrazione sta calando enormemente, fai una pausa strategica.

In questo modo quando ti rimetterai a studiare eviterai di associare il tuo spazio a sensazioni di disagio e di bassa concentrazione, che potrebbero influenzare la tua produttività in negativo.

Questi che ti ho appena esposto sono le linee guida più importanti: fai in modo di seguirle per creare uno spazio di concentrazione che funzioni!

Ci sono anche altre variabili che puoi tenere in considerazione per migliorare il tuo spazio e per stimolare la produttività, che sono:

  • Una buona illuminazione;
  • Assenza di rumori esterni che possono distrarti;
  • Una buona aerazione nella stanza;
  • Una buona organizzazione del materiale di lavoro e di studio (in modo da non perdere tempo a cercare quello che ti serve).

Crea il tuo spazio di concentrazione ed aumenta la tua produttività! 🙂

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Come smettere di fare paragoni tra te ed i tuoi colleghi universitari

Nei miei anni di studio all’università mi è capitato molte volte di ascoltare i miei amici mentre si paragonavano ad altri.
Spesso il paragone era di tipo negativo: l’altro viene visto come bravissimo nello studio, avanti con gli esami, in tempo per la laurea e sembra che non abbia nessun difetto che macchi la sua carriera universitaria.

Al contrario, i miei amici si dipingevano come degli studenti che ricordano un pò il ragionier Fantozzi di Paolo Villaggio: goffi nello studio, perditempo, ansiosi a non finire e con una serie di voti che lasciano ipotizzare che non siano poi così arguti nello studio.

Fare paragoni con gli altri colleghi universitari può essere una pratica pericolosa che può intaccare la tua autostima e peggiorare la tua esperienza universitaria.

Come smettere di fare paragoni con gli altri?

Vediamolo assieme elencando tre consigli che possono esserti utili per smettere di praticare questa abitudine nociva.

Il paragone con gli altri spesso è una svalutazione di se stessi

Iniziamo subito dicendo che il paragone con gli altri spesso viene messo in atto come se fosse una svalutazione verso se stessi.

Fateci caso la prossima volta che sentite un’amica o un amico (o voi stessi!) che si sta lamentando in questo modo: sembra che l’oggetto di paragone sia messo su un piedistallo, mentre la persona che si lamenta sia distesa in una pozza di fango.

A livello psicologico questa situazione può essere descritta secondo la frase: “Io non sono OK, mentre tu sei OK”.

Cosa significa essere OK?

Questa espressione viene utilizzata moltissimo in Analisi Transazionale ed indica la capacità di darsi e riconoscersi valore.

Quando diciamo a noi stessi che “non siamo OK” significa che in quel momento non ci stiamo dando valore, ci stiamo svalutando e per questo l’esperienza viene spesso accompagnata da sentimenti di disagio.

Se siamo abituati a svalutarci, a porre gli altri su un piedistallo mentre noi siamo nel fango molto probabilmente la nostra autostima ne risentirà e rafforzeremo la nostra opinione sul fatto che gli altri sono sempre migliori di noi in qualcosa.

A questo punto scoprire come smettere di fare paragoni con gli altri diventa un modo in cui ti riconosci il tuo valore e smetti di utilizzare questa abitudine nociva che ha solamente effetti negativi sulla tua autostima.

Che consigli puoi utilizzare per smettere di fare paragoni tra te ed i tuoi colleghi universitari?

Primo consiglio: L’esame è una fotografia nel tempo

Trovo che vedere l’esame come una fotografia sia molto utile per diminuire l’importanza che gli diamo nel momento in cui facciamo paragoni con gli altri.

Cos’è una fotografia se non la rappresentazione tangibile di un istante della tua vita?

Ecco, un esame appartiene alla stessa categoria: è la rappresentazione della tua conoscenza di un dato argomento in un istante della tua vita.

La parolina magica è proprio “istante”: se consideri tutto il processo di acquisizione di conoscenza che ti porterà a finire l’università ed iniziare il lavoro dei tuoi sogni (con tutti i corsi di aggiornamento che gli competono), che tipo di importanza puoi dare ad un istante del tuo percorso universitario?

Imparare è un processo costante che dura una vita, perciò ridimensiona l’importanza che dai ai singoli istanti che lo costituiscono e fidati del processo (e di te stesso/a! :)).

Secondo consiglio: Il voto non rispecchia il tuo valore come persona

Questo è un errore comunissimo, ovvero pensare che i comportamenti di una persona siano corrispondenti al suo valore in quanto tale.

Siamo esseri umani ed in quanto tali ci capita di sbagliare: tuttavia, questo non intacca il nostro valore come persone.

Per smettere di fare paragoni con gli altri è importante considerare questo importante principio.

Ricordi la proposizione “Io sono OK” che ti ho descritto all’inizio?

Ecco, l’essenza di questa frase sta nel coraggio di darsi valore a prescindere dagli errori che commettiamo: il comportamento può essere cambiato, migliorato o peggiorato, ma il nostro valore come persone uniche al mondo resta sempre uguale!

Terzo consiglio: Gli imprevisti capitano!

Sono sempre rimasto esterrefatto da come anche i piani di studio più complessi, organizzati e perfezionati che possano essere stati elaborati possano saltare in aria per via di un banale raffreddore.

Gli imprevisti capitano ed è giusto considerarli!

Puoi stare lì davanti ai libri per ore a pensare a quante pagine studierai ogni giorno, a che tipo di tabella orario seguirai per studiare, a che libri studierai ecc. ma basterà un imprevisto come una febbre stagionale, una serie di impegni inderogabili, un problema familiare per far saltare tutti i tuoi piani.

Il primo consiglio che ti ho presentato era quello di considerare l’esame come una fotografia: ecco, quando capita un imprevisto che danneggia la tua preparazione per l’esame questo consiglio diventa ancora più vero, perchè la tua conoscenza in quel determinato istante della tua vita non rappresenta la conoscenza che acquisterai ad esame concluso, magari andando ad approfondire gli argomenti su cui avevi sorvolato per via degli imprevisti.

Cosa ci insegna questo?

Innanzitutto ad essere flessibili con i nostri piani di studio, ed in secondo luogo a considerare che se un nostro amico ha preso un voto peggiore del nostro o viceversa non è per forza legato ad un discorso di bravura, ma potrebbe essere ricollegato a qualche brutto imprevisto che ne ha danneggiato la preparazione all’esame.

Come smettere di fare paragoni tra te ed i tuoi colleghi universitari?

Tieni a mente questi tre consigli che ti ho dato e fammi sapere come va!

Spero che ti abbiamno dato un nuova prospettiva sul tema dei paragoni e degli esami universitari 🙂

Detto questo, se ti è piaciuto l’articolo ti invito a condiverlo!

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Università: come bilanciare lo studio e la vita sociale?

Se stai vivendo quel periodo fantastico della tua vita chiamato università ti sarai sicuramente reso conto che richiede delle abilità che vanno oltre il semplice metodo di studio.

Una di queste abilità è la capacità di saper bilanciare lo studio e la vita sociale.

Molti universitari imparano ben presto a costruire un proprio equilibrio come se fossero dei provetti equilibristi: in realtà l’immagine dell’equilibrista che mantiene l’equilibrio su una fune sospesa nel vuoto rende bene l’idea delle difficoltà sperimentate dagli universitari quando devono bilanciare lo studio e la vita sociale.

Come si fa?

Vediamo assieme qualche consiglio che può tornarti utile per bilanciare lo studio e la vita sociale senza cadere nel vuoto 🙂

Troppo studio = Troppo stress

Partiamo subito analizzando uno dei estremi della nostra equazione: il troppo studio.

Quando immagino uno studente universitario che studia decisamente troppo mi viene in mente la figura dello studente seduto davanti ad una pila di libri, occhiali inforcati, evidenziatore alla mano e atteggiamento di isolamento totale rispetto a chi gli sta accanto ed al contesto.

Sicuramente avete osservato anche voi questo genere di studente, oppure lo siete voi stessi!

Popolano le aule delle biblioteca universitaria che rappresenta il loro habitat e diventano particolarmente numerosi durante il periodo di sessione d’esame.

Quali sono le conseguenze più dirette di questo atteggiamento di studio forsennato?

Innanzitutto i livelli di stress percepito aumentano a dismisura.

Studiare per 7, 8 oppure 9 ore al giorno tutti i giorni pone il nostro cervello in una condizione tale in cui:

  1. È difficile immagazzinare nuove informazioni per via della stanchezza mentale accumulata;
  2. È ancora più difficile ricordare ciò che si è studiato perchè l’entrata continua di nuove informazioni fa interferenza con le vecchie informazioni che devono essere ancora consolidate.

Ovviamente ci sono delle ripercussioni negative anche a livello sociale.

Passare tutta la giornata a studiare ci toglie tempo da passare con gli amici, soprattutto se siamo ancora agli inizi della nostra carriera universitaria e stiamo costruendo i nostri nuovi rapporti sociali.

Infatti, la pratica dello studio forsennato è particolarmente comune nelle nuove matricole che, non sapendo come gestire l’università ed i compiti che essa richiede, decidono di immolarsi al Dio Studio dedicandogli ore ed ore della loro giornata in religiosa adorazione.

In questo modo si perdono una delle cose più preziose che è legata agli anni dell’esperienza universitaria, che è proprio la rete amicale che si sviluppa in questo periodo, caratterizzata da relazioni di tipo maturo ed adulto.

Perchè le persone adottano questa modalità comportamentale?

Principalmente lo studio forsennato funge anche da modalità di coping per gestire lo stress e l’ansia.

Lo studente pensa che possa controllare l’esame come evento percepito come “pericoloso” se dedica una quantità enorme di studio al prepararlo: può funzionare, ma come abbiamo visto le conseguenze psicologiche e sociali possono essere molto negative.

Troppa vita sociale = Nessun risultato

Dall’altro lato della medaglia, lo studente che non riesce a bilanciare lo studio e la vita sociale dedicandosi troppo a quest’ultima non se la passa tanto meglio.

Di solito, questo è il tipico studente che passa decisamente troppo tempo con i colleghi universitari e per questo le sue prestazioni di studio ne risentono.

È lecito pensare che l’università e lo studio non occupino una posizione elevata all’interno della loro lista delle priorità: in realtà non è sempre vero.

Molte volte lo studente universitario che si rifugia nella vita sociale lo fa come modalità per gestire l’ansia e lo stress legate alla vita universitaria.

La modalità è opposta a quella che abbiamo descritto nel paragrafo precedente ma l’obiettivo è lo stesso: lo studente mette in atto un comportamento per diminuire l’ansia e lo stress percepiti, che in questo caso equivale all’evitamento della situazione problematica rifugiandosi in contesti di appagamento e piacere immediato.

Quali sono le conseguenze più dirette?

Lo studente che non riesce a bilanciare lo studio e la vita sociale si ritrova a finire l’università in templi biblici (se non decide di mollarla) e/o con una votazione che non rispecchia le sue reali capacità.

La parola chiave: efficienza

Come riuscire a bilanciare lo studio e la vita sociale?

La parola che dovrebbe essere stampata a fuoco nella mente di ogni studente universitario che vuole laurearsi è la seguente: efficienza.

Per esporre meglio questo concetto utilizzerò una frase di Bruce Lee che ho linkato già una volta sul mio sito, recita più o meno così in italiano:

“Non si tratta di un incremento giornaliero, ma di una diminuzione giornaliera.

Elimina ciò che non è essenziale nella tua vita.”

Ogni volta che ti metti davanti ai libri per studiare, poniti queste due domande:

“Come posso rendere questa sessione di studio più efficiente?”

“Di cosa non ho bisogno?”

Cerca di cogliere l’essenziale in qualsiasi materia stai affrontando e in qualsiasi metodo di studio stai utilizzando.

Ci sarà sempre qualcosa di superfluo che rallenta il tuo processo di studio, anche se sembra una stupidaggine di poco conto.

Togliendo quel piccolo pezzetto superfluo qui e lì ogni volta che ti metti a studiare renderai il tuo studio molto più snello, veloce ed efficiente.

Ci sono anche una serie di consigli che potresti seguire per migliorare ulteriormente il tuo metodo di studio: ho scritto una serie di articoli a riguardo che puoi trovare qui, qui e qui.

Hai mai pensato ai tuoi colleghi universitari come ad una risorsa?

I tuoi colleghi universitari non sono solamente degli amici: essi possono rappresentare una preziosa risorsa per te e per il tuo percorso universitario.

Abbiamo parlato ad inizio articolo dell’importanza della rete sociale: non dimenticartene pensando che non ti serva!

Prova ad organizzare dei pomeriggi di studio assieme ai tuoi colleghi: queste possono essere delle occasioni per studiare (fare brainstorming tra colleghi è utilissimo!) e costruire rapporti sociali allo stesso momento.

Ricordati che se aiuterai qualcuno in maniera gratuita, è molto probabile che l’altro ricambierà in qualche modo.

Puoi utilizzare questo principio di influenza sociale (a cui probabilmente dedicherò un articolo apposito in futuro) per dare e ricevere informazioni, riassunti e schemi riguardanti le materie che devi studiare: non tenerti tutto per te, ma fai girare la conoscenza, vedrai che ti ritornerà indietro sotto forma di risorsa quando meno te lo aspetti!

È tutto! Ti è piaciuto l’articolo?

Se ti è piaciuto mi fa piacere! 🙂 Ti invito a condividerlo con i tuoi colleghi all’università o con chi vuoi tu, qualsiasi aiuto è apprezzato 🙂

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La comunicazione efficace: non è importante quello che dici, ma come lo dici!

La comunicazione efficace: non è importante quello che dici, ma come lo dici!

Questo articolo nasce con l’obiettivo di darti un consiglio prezioso che potrebbe tornarti utile in molte situazioni lavorative e della vita quotidiana.

Il consiglio è il seguente: porta estrema attenzione al modo in cui dici le cose, spesso è molto più importante di quello che stai dicendo!

Ma qual è la motivazione che sta dietro a questo consiglio?

Perchè dovresti stare più attento/a a come comunichi piuttosto a quello che stai comunicando?

Come si comunica efficacemente?

L’arte del saper comunicare efficacemente è molto più sottile di quello che pensi, andiamolo a vedere assieme con questo articolo!

I due livelli della comunicazione

Probabilmente non ce ne rendiamo conto, ma quando comunichiamo lo facciamo sempre a due livelli:

  • Il livello sociale, detto esplicito;
  • Il livello psicologico, detto implicito.

Qual è la differenza?

Il livello sociale fa riferimento a quello che stiamo dicendo ed a quello che è manifesto, ovvero che è direttamente osservabile nel nostro comportamento comunicativo.

Quando parliamo con il datore di lavoro, con un’amica, con il fidanzato stiamo comunicando un messaggio che è composto da una serie di parole, che nell’insieme costituiscono il nostro discorso.

In questo caso, il livello sociale della comunicazione è rappresentato dal contenuto del nostro discorso, ovvero quello che stiamo dicendo.

Al contrario, il livello psicologico è tutto ciò che non è direttamente manifesto e che quindi è molto più difficile da osservare.

Riprendendo in esame l’esempio appena fatto, il livello psicologico della comunicazione è caratterizzato dal tono di voce, dai movimenti del nostro corpo, dalla postura, dalle espressioni facciali … tutti elementi comunicativi importantissimi ma che difficilmente prendiamo in considerazione quando comunichiamo con le persone a noi care!

Attenzione al non verbale!

Per quanto possa risultare strano, la nostra mente è bravissima a leggere il comportamento non verbale altrui e lo fa anche se non ne siamo direttamente consapevoli.

Riusciamo a cogliere le più piccole sfumature del tono di voce e dei gesti altrui e spesso elaboriamo la nostra reazione basandoci più su di essi che su quello che l’altra persona ci ha detto.

Probabilmente è capitato ad ognuno di noi di essersi sentito/a dire qualcosa di apparentemente innocuo ma con un tono di voce che lasciava trasparire ben altre intenzioni: è proprio in casi come questo che la nostra risposta è particolarmente influenzata dal livello psicologico più che da quello sociale.

A riguardo, si stima che la comunicazione sia influenzata molto di più dal comportamento non verbale che da quello verbale, perciò attenzione!

Una questione di punti di vista

Tuttavia, è importante sottolineare che ognuno di noi elaborare una risposta a partire dalla propria personalità, dal proprio modo di essere e di vedere le cose.

Ognuno di noi è dotato di un paio di occhiali attraverso cui vede il mondo esterno e le persone che lo circondano: le lenti di questi occhiali sono la nostra mente, che in maniera originale e creativa elabora risposte che sono per forza di cose differenti dalla persona che abbiamo accanto.

Cosa significa questo?

Significa che uno stesso stimolo potrebbe suscitare una reazione differente in una persona piuttosto che in un’altra!

Un determinato tono di voce potrebbe sembrare calmo e rilassato per la vostra partner, ma potrebbe suonare come tremendamente noioso per il vostro datore di lavoro.

Tieni presente questa variabile se vuoi comunicare efficamente.

Prima di tutto la coerenza!

Per quanto possa essere letto in maniera differente in base a chi abbiamo davanti, ricordiamoci sempre che la coerenza tra quello che diciamo e come lo diciamo è alla base per una comunicazione efficace.

I messaggi coerenti sono quei messaggi caratterizzati da un contenuto verbale e una comportamento non verbale che vanno di pari passo.

Se vogliamo esprimere calore e vicinanza, la cosa migliore che possiamo fare è comunicare verbalmente il nostro supporto ed accompagnarlo da un tono di voce comprensivo, una postura rilassata e leggermente reclinata in avanti, una gestualità lenta e misurata.

Quando comunichiamo coerentemente l’altro lo percepisce: in questo modo, le probabilità di effettuare una comunicazione efficace aumentano a dismisura!

Gli ambiti di applicazione di questi consigli sono innumerevoli: prova ad utilizzarli ed a comunicare efficacemente la prossima volta che ti trovi sul posto di lavoro, con gli amici, con il tuo partner o con un’altra persona cara e fammi sapere come va!

Ogni condivisione è apprezzata!

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Come affrontare lo stress di un colloquio di lavoro?

Come affrontare lo stress di un colloquio di lavoro?

Hai appena finito gli studi, stai progettando l’inizio della tua fantastica carriera lavorativa ed ecco che ti arriva una email in cui sei invitato a sostenere un colloquio di lavoro.

Hai mandato tantissimi curriculum in giro per il web e la risposta non è tardata ad arrivare: dovrai sostenere un colloquio di lavoro, ma come si fa?

E soprattutto: come affrontare lo stress legato al colloquio di lavoro?

Iniziamo subito l’articolo specificando cosa fare per gestire al meglio l’ansia ed affrontare lo stress che comporta sostenere un colloquio di lavoro.

Prima di tutto … rilassati!

Il primo passo da fare è rilassarsi!

Mettiti comodo, fai un respiro profondo e concentrati sul movimento ritmico della tua respirazione.

Quando devono affrontare lo stress di un colloquio di lavoro, la maggior parte delle persone comincia ad elaborare catastrofizzazioni ed immagini mentali negative di quello che potrà succedere.

Ci immaginiamo che non riusciremo a parlare, che non avremo le qualità adatte per il lavoro, che l’intervistatore sarà una carogna e ci farà domande difficilissime per metterci in difficoltà.

Questi pensieri negativi non solo non ci aiutano, ma aumentano il nostro livello di stress psicofisico!

Quando percepiamo che un compito non è gestibile e che è all’infuori del nostro controllo la quantità di stress percepito è maggiore.

Al contrario, quando ci sentiamo all’altezza del compito possiamo accoglierlo come una sfida gestibile e controllabile e per questo il livello di stress diminuisce.

Se vuoi approfondire di più questo discorso sulla controllabilità e la gestione di un evento stressante ti invito a scaricare l’ebook gratuito che ho scritto a riguardo: puoi trovarlo e scaricarlo gratuitamente qui.

In base a queste motivazioni il primo passo da fare è rilassarsi consapevolmente e fare in modo che l’organismo non venga travolto da questo tsunami di immagini mentali negative (lo so, può sembrare difficile ma ci puoi riuscire!).

Attento alle aspettative impossibili!

Una ulteriore fonte di stress derivante dal dover sostenere un colloquio di lavoro è quella legata alle aspettative impossibili.

Ognuno di noi possiede almeno una o due aspettative impossibili verso di sè!

Purtroppo, la maggior parte delle volte esercitano la loro influenza negativa quando dobbiamo effettuare una performance importante.

“Il colloquio deve andare come dico io”

“Devo essere perfetto nell’esposizione e postura”

“Devo fare bella figura”

“L’intervistatore deve essere gentile e deve mettermi a mio agio”

Ti ritrovi in alcuni di questi pensieri?

Quando un pensiero viene formulato con la parola “devo” esso diventa un pensiero assoluto, rigido, che non lascia spazio ad altri risultati se non a quello che ci aspettiamo (e che ci imponiamo di ottenere).

Questo genere di pensieri, chiamati doverizzazioni, predispongono allo stress più degli altri e possono inibire la tua capacità di affrontare lo stress legato al colloquio di lavoro.

Per contrastare questi pensieri assolutistici prova a sostituirli con pensieri più flessibili e reali: ho spiegato per bene come fare in questo articolo.

Fai una lista delle tue qualità positive

Di fronte ad una sfida, una buona strategia è quella di focalizzarsi su quello che sappiamo fare piuttosto che su quello che ci manca.

Individuare alcuni dei nostri punti di forza aumenta l’autostima, l’autoefficacia, la nostra capacità di affrontare lo stress.

Questa strategia viene utilizzata moltissimo nel counseling e nel colloquio intenzionale: quando una persona è portatrice di una storia di sofferenza e di dolore è importante aiutarla nell’elaborazione andando a cogliere quelle che sono le risorse a cui potrebbe attingere per rialzarsi ed affrontare al meglio la propria vita.

Allo stesso modo, individuare alcune delle tue qualità positive può aiutarti a renderti conto delle tue capacità e farti sentire più sicuro nel momento in cui sosterrai il colloquio di lavoro.

Per fare ciò, prendi carta e penna e fai una lista di almeno cinque qualità che pensi che ti appartengano.

Puoi anche ripensare ad alcune situazioni passate in cui hai ottenuto un successo: che cosa hai fatto in quella specifica situazione che ti ha garantito il successo? Che risorse personali hai utilizzato per riuscire nel tuo obiettivo?

Se fai esempi concreti sarà ancora più facile riconoscersi le proprie qualità: provaci, è una iniezione di autostima non indifferente!

Prova ad utilizzare queste strategie e fammi sapere come va!

Se vuoi, puoi suggerire questo articolo ad amici o altre persone che sai che stanno cercando lavoro e quindi dovranno sostenere un colloquio di lavoro: per farlo, condividi l’articolo con il pulsante apposito che trovi qui sotto ed a sinistra dell’articolo.

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Dottor Antonello Mattia

Come organizzare lo studio e stressarsi di meno – Parte 3

Sei tra gli studenti che vogliono imparare a porsi degli obiettivi che siano reali, sfidanti e raggiungibili? Nell’ambito dell’università e della organizzazione dello studio è molto importante porsi degli obiettivi giusti e funzionali, perciò ti invito a leggere questo articolo per imparare come fare.

 

Questo articolo è il terzo di una serie che ho dedicato all’organizzazione dello studio: se non hai letto i precedenti, niente paura!

Nel primo articolo abbiamo imparato ad analizzare il materiale di studio, l’esame e qualsiasi situazione problematica legata all’università secondo il principio di realtà.

Nel secondo articolo abbiamo imparato a porci le giuste domande, in modo da organizzare lo studio nel modo più efficace possibile evitando le incertezze e le ansie tipiche della preparazione di un esame universitario.

In questo terzo articolo impareremo a porre degli obiettivi funzionali al nostro progetto di studio, in modo da minimizzare lo stress e riuscire a passare gli esami universitari che ci siamo prefissati.

Il concetto fondamentale su cui si basa questo articolo è il seguente: i progetti che si concentrano su poche priorità di facile comprensione sono quelli che hanno maggiore probabilità di riuscita.

Nel mondo del management, è molto importante che il leader scelga una serie di obiettivi che tutti riescano a comprendere, che pongano una enfasi particolare sul “come” è possibile raggiungerli, che siano sfidanti ma al tempo stesso ottenibili.

Possiamo utilizzare questo importante concetto per applicarlo all’interno del processo di organizzazione dello studio: focalizzarsi su un numero ristretto di priorità, infatti, porta con sè una serie di vantaggi.

Essi sono:

  • Le nostre energie possono essere focalizzate su attività specifiche e ben delineate, piuttosto che essere disperse in attività numerose e poco razionalizzate;
  • L’ansia e l’incertezza diminuiscono, perchè sappiamo specificatamente su cosa dobbiamo lavorare e come dobbiamo farlo;
  • Lo stress diminuisce, perchè percepiamo il compito come fattibile e controllabile;
  • La probabilità di riuscire negli obiettivi specifici che ci siamo proposti aumenta perchè sono pochi, ben delineati, e controllabili.

Ciò significa che risulta estremamente utile porsi degli obiettivi che siano poco numerosi, in modo da concentrarsi su poche priorità veramente importanti.

Questo concetto può essere applicato in qualsiasi ambito dello studio universitario: ad esempio, potremmo decidere di organizzare lo studio per dare 2 o 3 esami al massimo in una sessione di esami piuttosto che darne 5 o 6; potremmo decidere di studiare un libro alla volta piuttosto che portare avanti la lettura di 3 o 4 libri assieme.

Gli ambiti di applicazione sono tanti, l’importante è ricordarsi che “less is more“!

Per aiutarci a definire i nostri obiettivi, i principi organizzativi che abbiamo esposto nei precedenti articoli ci saranno sicuramente di aiuto: nello specifico, parlo della capacità di attenersi alla realtà e la capacità di porsi le giuste domande.

Quando scriviamo i nostri obiettivi su un foglio, è importante farlo utilizzando un linguaggio semplice e reale, cercando di essere specifici in quello che vogliamo ottenere.

Ad esempio, un obiettivo come “voglio superare la sessione d’esami” è troppo generico; al contrario, un obiettivo come “voglio superare l’esame di Psicologia Generale e Psicologia dello Sviluppo entro la sessione estiva di esami con una votazione di X” è ben più specifico e sicuramente più misurabile.

Ogni obiettivo che ci poniamo deve essere misurabile: se rimaniamo troppo sul generico, diventa impossibile capire se siamo davvero riusciti nel nostro intento ed in che misura! Questo è particolarmente importante perchè ci fornisce un meccanismo di feedback naturale per cui possiamo modificare i nostri obiettivi e/o il nostro approccio per arrivare sempre più vicini al risultato desiderato.

Come ho detto precedentemente, l’atto di porsi degli obiettivi deve riporre particolare enfasi sui “come”: nello specifico, come faccio a raggiungere l’obiettivo che mi sono posto?

Per fare ciò è necessario imparare a porsi le giuste domande, proprio come abbiamo sottolineato nell’articolo della settimana scorsa.

Definire dei “come” che siano il più possibile specifici, reali, scritti in maniera chiara è assolutamente consigliato!

In questo modo andiamo a creare un piano d’azione che è ben strutturato, facile da capire, composto da azioni specifiche da compiere e che lasciano poco spazio all’ansia ed alle incertezze.

Infine, quando ci diamo degli obiettivi è sempre importante ricordarsi di essere flessibili.

Nella nostra organizzazione dello studio può capitare che ci siano degli imprevisti o delle cose che non abbiamo considerato: in questi casi, è importante imparare ad essere flessibili e rivedere ciò che non sta funzionando nella totale calma ed accettazione che è possibile fare degli sbagli.

L’analisi continua della situazione e la capacità di porsi le giuste domande sono gli ingredienti vincenti per porsi degli obiettivi che funzionino.

 

Spero che tu abbia trovato utile anche questo articolo! Usa le informazioni che ti ho dato per definire i tuoi obiettivi di studio, vedrai che riuscirai ad organizzare lo studio in maniera migliore e decisamente più rilassata 🙂

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Buono studio!

 

Come organizzare lo studio e stressarsi di meno – Parte 2

In questo secondo articolo dedicato all’organizzazione dello studio ti insegnerò un altro principio organizzativo che ti aiuterà a gestire meglio la preparazione allo studio, l’esperienza dell’esame ed a stressarti di meno.

Se ti sei perso l’articolo precedente a questo e non lo hai letto, niente paura! Puoi leggerlo cliccando a questo link e così facendo imparerai il primo ed il più importante dei principi organizzativi per l’organizzazione dello studio: la capacità di attenersi alla realtà.

Come abbiamo visto la settimana scorsa, leggere la realtà con occhi critici ed in maniera descrittiva è una abilità utilissima che ci aiuta ad abbattere molte delle ansie e delle incertezze che sono connesse alla preparazione degli esami ed all’organizzazione dello studio.

Tuttavia, per imparare ad attenersi il più possibile ai dati di realtà è necessario imparare a fare anche un’altra cosa: questa abilità aggiunta è la seconda skill che andrò a presentare in questo articolo.

Il secondo principio organizzativo che esporrò oggi è il seguente:

Impara a porti le giuste domande

Che cosa significa “imparare a porsi le giuste domande”?

Come abbiamo visto negli esempi presentati nello scorso articolo, ogni volta che ci troviamo di fronte ad una situazione incerta, ad un evento che non possiamo controllare oppure a una diceria o voce di corridoio possiamo porci delle domande che ci aiutino a comprendere meglio il nostro oggetto di analisi.

Nel suo trattato di strategia militare denominato “L’Arte della Guerra”, che viene studiato ed impiegato in moltissimi ambiti manageriali ed organizzativi, l’autore Sun Tzu espone questo semplice concetto:

“Conosci il nemico come conosci te stesso. Se farai così, anche in mezzo a cento battaglie non ti troverai mai in pericolo”.

Come suggerisce il millenario stratega, se vogliamo uscire vittoriosi da qualsiasi situazione è necessario innanzitutto ottenere una conoscenza approfondita della situazione (in questo caso “il nemico”) che andremo ad affrontare.

In che modo possiamo ottenere delle informazioni di questo tipo?

La risposta è semplice: ponendoci le giuste domande!

Nell’ambito del problem solving, una strategia assolutamente utile che può aiutarci ad inquadrare qualsiasi situazione problematica è la regola delle 5 W.

Questa strategia consiste nel porsi cinque tipi di domande principali (le 5 W), a cui si aggiunge una sesta domanda (la H finale):

  • What? (Cosa?)
  • Who? (Chi?)
  • When? (Quando?)
  • Where? (Dove?)
  • Why? (Perchè)
  • How? (Come?)

Queste sei domande rappresentano una struttura di analisi iniziale del problema che possiamo adoperare in modo molto semplice per schematizzare il problema e liberarci dalle incertezze e dall’ansia.

Per esplicitare meglio il processo di imparare a porsi le giuste domande, inserirò un esempio qui di seguito.

Poniamo come esempio il fatto che devo organizzare lo studio per la preparazione di un esame all’università di Medicina che frequento: nello specifico sto parlando dell’esame di Anatomia.

  • Cosa?

Devo preparare l’esame di Anatomia ed organizzare lo studio a riguardo. Quanto materiale devo studiare? Nello specifico, quanti capitoli sono? Devo studiare anche alcune dispense? Ci sono delle parti di programma che non sono state spiegate dal professore? Esistono delle sintesi del materiale che posso reperire?

Posso interrogarmi anche sul tipo di esame: è un esame orale oppure scritto? Ci sono esoneri? Come è strutturato l’esame? Che tipo di domande sono più comuni?

  • Chi?

L’esame di Anatomia lo sto preparando da solo. Riesco a studiare in maniera migliore da solo oppure in gruppo? Nel caso in cui riesca a studiare meglio in gruppo, chi posso contattare? Inoltre, ci sono delle persone che possono darmi maggiori informazioni sull’esame? Chi sono?

In questa fase posso pormi delle domande anche su me stesso o sul professore: chi è il professore che svolgerà l’esame? Posso ottenere maggiori informazioni su di lui? A chi posso chiedere? Riguardo me stesso, che capacità ho di gestire lo stress della preparazione allo studio? Qual è la mia situazione di benessere psicofisico al momento? Sono ansioso e stressato oppure rilassato e tranquillo? Nel primo caso, cosa posso fare a riguardo?

  • Quando?

Quando dovrò sostenere l’esame? Posso scegliere io la data dell’esame? Ho sufficiente tempo per prepararlo? Il periodo di tempo in cui dovrò pianificare l’organizzazione dello studio è libero da distrazioni oppure avrò altri impegni importanti?

  • Dove?

Dove sosterrò l’esame? In che aula? Che tipo di disposizione dei posti a sedere ci sarà quel giorno? Posso sedermi accanto a qualcuno che può infondermi tranquillità e fiducia invece che ulteriore ansia (tuttavia questo non significa copiare!)? Dove posso recarmi per studiare con la massima concentrazione? A casa mia, in biblioteca oppure a casa di amici?

  • Perchè?

Perchè devo sostenere questo esame in questo momento? Mi conviene sostenerlo adesso oppure tra qualche mese? Perchè devo organizzare lo studio in questo modo piuttosto che in un altro? Quali sono i pro ed i contro?

  • Come?

Come posso organizzare lo studio? Che tabella di marcia posso seguire? In che modo posso studiare per favorire la mia concentrazione? Come posso fare per rilassarmi e ricaricare le energie anche se devo preparare questo esame?

 

Come vedete in questo esempio, le domande possono essere molteplici e possono affrontare qualsiasi aspetto dell’esame: ricordate che potete andare in profondità quanto volete e quanto ritenete utile!

Questo significa che non è necessario porsi mille domande (in quel caso finiremmo in quella che gli anglosassoni chiamano “paralysis by analysis”), piuttosto è importante fare un’analisi bilanciata ed approfondita che possa esserci di reale utilità per inquadrare meglio l’esame ed eliminare ansie e paure.

 

Prova questo strategia nel tuo prossimo esame! Ti aiuterà ad organizzare meglio lo studio e a viverlo in maniera più serena 🙂

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Buono studio!

Come organizzare lo studio e stressarsi di meno – Parte 1

In questa breve serie di articoli ti esporrò i principi fondamentali implicati nei processi organizzativi che ti aiuteranno ad organizzare lo studio in maniera migliore, a vivere l’esperienza universitaria con più tranquillità ed in generale a stressarti decisamente di meno.

Imparare ad organizzare lo studio significa dare struttura alle nostre attività ed al nostro tempo, minimizzando l’ansia e lo stress che provengono dalle incertezze e dall’utilizzo di piani strategici non funzionali agli obiettivi prefissati.

I concetti che andrò a descrivere sono specifici per organizzare lo studio accademico ma possono essere applicati in qualsiasi ambito della vita quotidiana: si tratta di principi che risultato estremamente utili nella stesura di qualsiasi azione strategica, perciò possono essere utilizzati anche in ambito lavorativo, ambito casalingo e così via.

Innanzitutto, partiamo con una domanda fondamentale: cosa si intende per organizzazione?

Parliamo di organizzazione quando creiamo consapevolmente una strategia di azione che prevede una serie di comportamenti secondo un preciso schema razionalizzato nel tempo. Il fine del processo organizzativo è quello di ottenere un risultato desiderabile per l’individuo, che quindi mobilita le sue energie ed impiega il suo tempo per raggiungere un determinato obiettivo.

Come possiamo vedere, la capacità di organizzarsi ha a che fare con l’abilità nel concatenare tra di loro una serie di azioni secondo una logica vincente che siano il più possibile efficienti nel conseguire l’obiettivo che ci siamo prefissati.

Da questa frase possiamo estrapolare le variabili principali di una qualsiasi azione organizzativa:

  • Gli obiettivi da raggiungere
  • I comportamenti da mettere in atto
  • La sequenzialità delle azioni (che possiamo considerare come la strategia da adottare)
  • La variabile temporale

Imparare ad organizzarsi significa calarsi nei panni dello stratega ed imparare ad elaborare delle strategie efficaci che tengano in considerazione tutte e quattro le variabili organizzative appena descritte.

Avendo individuato le variabili fondamentali del processo di organizzazione, possiamo notare l’universalità di questi concetti e come essi possano essere applicati in qualsiasi ambito di nostro interesse: se vuoi stressarti di meno, impara ad organizzarti!

Esistono dei principi fondamentali che, se seguiti alla lettera, aiutano e migliorano enormemente il processo di organizzazione: infatti, questi validi consigli influenzano positivamente tutte e quattro le variabili organizzative e aiuteranno chiunque ad organizzarsi secondo una strategia che sia il più possibile attinente alla realtà.

Questa ultima frase introduce il primo dei principi per una buona organizzazione dello studio, che è probabilmente il più importante:

Impara ad attenerti alla realtà

Leggere il mondo esterno secondo il principio di realtà è un’abilità estremamente utile ed efficace, ma per nulla scontata.

Attenersi alla realtà significa analizzare una situazione, un evento, un oggetto, un comportamento in maniera descrittiva, oggettiva, reale. Significa farsi influenzare il minimo possibile dai nostri preconcetti, dalle nostre aspettative e dai nostri desideri in modo da farci un’idea che sia il più possibile attinente a dati di realtà osservabile.

Molto spesso capita di dare giudizi su qualcosa, ad esempio su un esame oppure su un materiale da studiare, facendosi influenzare più dai nostri pregiudizi a riguardo o da ciò che ci è stato detto da un collega piuttosto che giudicare attraverso una osservazione critica ed attinente alla realtà.

Quante volte vi è capitato di pensare che un esame universitario fosse insormontabile perchè un amico vi ha detto così, perchè vi è arrivata voce che il professore è molto severo e pignolo in sede d’esame, perchè il materiale da studiare vi sembra enorme e impossibile da studiare tutto?

Se vi è capitato di ritrovarvi in situazioni simili, che sono particolarmente comuni in ambito universitario, allora vi invito a porvi le seguenti domande:

  • Perchè il mio amico ha detto che questo esame è insormontabile? Ha avuto un’esperienza diretta dell’esame oppure è una voce di corridoio? Nel caso in cui abbia avuto un’esperienza diretta, che tipo di domande (orali o scritte?) gli sono state fatte? Come era la qualità della sua preparazione prima di questo esame?
  • Mi è arrivata voce che il professore è molto severo e pignolo, tuttavia mi chiedo: ho osservato in prima persona un esame svolto da questo professore? Che tipo di domande ha fatto? Sono state domande specifiche oppure generali? Come era la preparazione di chi le ha ricevute? Dopotutto una persona poco preparata potrebbe incolpare il professore di pignoleria e non se stesso di una preparazione sommaria e fatta male …
  • Il materiale da studiare mi sembra tantissimo … ma oggettivamente quanti libri sono? Quanti capitoli devo studiare di ogni libro? Se creo una tabella di marcia funzionale, è possibile che percepisca ancora impossibile studiare tutto quanto?

Imparare ad attenersi alla realtà significa analizzare gli eventi e le situazioni per quello che sono, cercando di essere il più descrittivi possibile e andando a fondo nei particolari, in modo da rinforzare la nostra capacità critica.

La bellezza di questo principio sta nel fatto che è un’abilità estremamente utile in qualsiasi contesto: si tratta di sviluppare una forma mentis, un modo di vedere le cose che aiuta certamente ad organizzare lo studio in maniera strategica, ma che possiede ambiti di applicazione anche nella vita quotidiana.

Organizzare lo studio è solamente uno degli ambiti di applicazione: abbiamo in mente di iniziare un nuovo progetto? Vogliamo organizzare le attività di un gruppo suddividendo il lavoro in parti uguali? Dobbiamo analizzare una situazione particolare per noi stessi o per qualcun altro? In tutti questi esempi la capacità di vedere le cose per come sono in maniera reale è particolarmente utile e apporta un vantaggio non indifferente.

Ricorda: la realtà è la tua migliore amica!

 

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Se ti interessa questo genere di articoli, ti suggerisco di leggere l’articolo che ho scritto su come aumentare la concentrazione per lo studio universitario con un esercizio specifico.

Ti invito a mettere in atto la skill che ti ho esposto in questo articolo: ne trarrai sicuramente giovamento! 🙂

Studio universitario: più concentrazione se fai una pausa!

Ti sei svegliato presto per andare all’università, hai seguito ore ed ore di lezioni, ti fermi a studiare in biblioteca e senti di non avere le energie? Ecco un esercizio utile e rigenerante che ti può aiutare a riacquisire ed aumentare la concentrazione per lo studio universitario.

Quando parliamo di studio universitario, è facile immaginarsi grandi moli di libri da studiare entro specifici limiti di tempo: questo si traduce in stress accumulato, paura di non riuscire a preparare l’esame in tempo, concentrazione che va e viene.

Questo è particolarmente vero se abbiamo avuto una giornata piena di impegni oppure se veniamo già da diverse ore di studio universitario: cosa possiamo fare per riacquistare la concentrazione?

Innanzitutto è importante sapere che la concentrazione, ovvero il processo consapevole di focalizzare la nostra attenzione su un oggetto, non è stabile nel tempo.

La concentrazione tende a diminuire dopo un numero di minuti che è soggetto a variazione in base alla persona: in generale, è normale aspettarsi che la concentrazione diminuisca sensibilmente dopo 30/40 minuti dall’inizio dello studio.

Il modo più efficace di mantenere la concentrazione per lunghi periodi di tempo è quello di suddividere la sessione di studio in blocchi che sono intervallati da piccole pause strategiche.

La pausa strategica è un elemento particolarmente importante perchè ci permette di ricaricare il processo attentivo staccando per qualche minuto la nostra mente dal materiale di studio. Tuttavia, come si fa una pausa strategica efficace?

Una pausa strategica deve avere le 3 seguenti caratteristiche per essere definita efficace:

  • Deve durare poco tempo;

  • Deve essere rigenerante;

  • Deve permetterci di staccare dal materiale di studio per tutta la sua durata.

Di seguito ti spiego un esercizio di rilassamento che comprende al suo interno tutte e 3 queste importanti caratteristiche.

Innanzitutto, ti consiglio di usare un timer: ogni telefono cellulare di nuova generazione ne ha uno, perciò ti consiglio di controllare tra le opzioni del tuo telefono.

Imposta il timer secondo quanti minuti vuoi far durare il tuo blocco di studio: ti consiglio di mantenere un lasso di tempo ragionevole che non sia ne troppo lungo ne troppo corto e che tenga in considerazione la tua capacità di concentrazione specifica.

Se non sai per quanto tempo puoi far durare la tua concentrazione perchè non ci hai mai fatto caso oppure hai timore di sovrastimarla o sottostimarla, allora ti consiglio di creare dei blocchi da 30 minuti di studio concentrato: provando in questo modo potrai renderti conto se puoi mantenere la tua attenzione per più tempo oppure se preferisci dimuire ancora di più la durata del blocco.

Comincia a studiare ed appena il timer suona, interrompi lo studio.

A questo punto, è l’ora di effettuare la tua pausa strategica: imposta il timer a 10 minuti, che potranno diventare ancora di meno quando diventerai più bravo nell’esercizio (ma non meno di 5 minuti, in quanto la durata della pausa scenderebbe sotto la soglia di utilità).

Siediti sulla sedia con la schiena bene eretta, la testa dritta, lo sguardo parallelo al terreno, le spalle rilassate. Chiudi gli occhi e porta una mano sulla pancia.

Adesso ti invito ad ascoltare il tuo respiro: la pancia si gonfia quando inspiri l’aria, la pancia si sgonfia quando espiri l’aria.

La mano sulla pancia ti aiuta a portare consapevolezza sulla pancia che si gonfia e si sgonfia, che è un processo legato alla respirazione diaframmatica e che è molto più profonda di quella toracica. Continua a portare consapevolezza all’aria che entra ed all’aria che esce per tutta la durata della pausa strategica.

Potrebbe capitarti di pensare allo studio, all’esame oppure agli impegni del futuro o agli avvenimenti del passato: quando accade, riporta gentilmente l’attenzione al respiro ed alla sensazione della pancia che si gonfia e si sgonfia.

Questo esercizio ti aiuterà dandoti lucidità mentale per via del miglioramento del processo respiratorio; ti permetterà di staccare mentalmente dal materiale di studio; ti aiuterà ad affinare la tua capacità di concentrarti su un oggetto di attenzione.

Appena suona il timer, saprai che la pausa strategica è finita e che puoi iniziare col secondo blocco di studio, e così via sino alla fine della sessione di studio universitario.

 

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