Sonno e rilassamento: quali sono le differenze tra questi stati psicofisici?

Sembrano simili ma non sono uguali: lo stato di sonno e quello di rilassamento sono due condizioni psicofisiche che generano benefici per il corpo (ricaricare le energie!) in modi differenti.

Le persone spesso mi chiedono:

“Ma se sono stanco non faccio prima a dormire?”

Nulla può sostituire il sonno che è necessario alla sopravvivenza; tuttavia, se vuoi ricaricare le pile, anche indurre uno stato di rilassamento profondo può essere particolarmente utile.

Ci sono delle differenze sostanziali tra lo stato psicofisico in cui ci troviamo durante il sonno e quello che sperimentiamo durante una sessione di rilassamento profondo.

In questo articolo imparerai a riconoscere le differenze ed a servirti di entrambi per ricaricare le energie e produrre di più.

Il rilassamento indotto dalla meditazione ed il sonno non sono la stessa cosa.

C’è proprio poca somiglianza!

Sia durante il sonno che durante la meditazione c’è una diminuzione nel consumo di ossigeno.

Tuttavia, la quantità è totalmente differente.

Durante il sonno, la diminuzione del consumo di ossigeno raggiunge un valore dell’8% rispetto a quando siamo svegli, e questo avviene in maniera progressiva fino a stabilizzarsi intorno alla 4 o 5 ore da quando ci siamo addormentati.

Invece, durante l’induzione di una tecnica di rilassamento (o durante la meditazione) questa diminuzione raggiunge un valore compreso tra il 10% ed il 20% durante i primi tre minuti di pratica.

È impossibile indurre una diminuzione simile attraverso altre metodologie!

Un’altra differenza riscontrabile è stata rivelata tramite encefalogramma.

Quando usiamo una tecnica di rilassamento il nostro cervello produce onde alfa, che sono delle onde cerebrali lente che aumentano in frequenza ed intensità durante la meditazione.

Le onde alfa sono più difficile da rivelare durante il sonno.

La scienza sta ancora indagando il funzionamento specifico delle onde alfa, ma sappiamo che vengono prodotte quando l’individuo è rilassato.

Un’altra differenza sta nel fatto che durante l’utilizzo di una tecnica di rilassamento non sono presenti nel cervello i segnali elettrici tipici del rapid-eye movement che compaiono durante il sonno.

Questo significa che il sonno e il rilassamento profondo non sono la stessa cosa: l’uno non può essere il sostituto per l’altro, e viceversa.

Esiste una somiglianza nel genere di cambiamenti fisiologici indotti da entrambi ma se abbiamo bisogno di dormire, dobbiamo dormire.

Allo stesso modo, le tecniche di rilassamento producono una serie di modificazioni fisiologiche all’interno del corpo che sono un validissimo aiuto per combattere lo stress.

Lo stato di coscienza ottenibile tramite tecniche di rilassamento è uno “stato alterato di coscienza”

Viene definito “alterato” perchè è uno stato di coscienza che non sperimentiamo nella vita di tutti i giorni, infatti deve essere elicitato per provarlo.

Quando parliamo di stati di coscienza facciamo riferimento ad un lungo continuum dove agli estremi possiamo trovare il coma da un lato (incoscienza profonda) e la vigilanza estrema dall’altro.

Un metodo per elicitare questo stato di coscienza è per l’appunto la meditazione o l’utilizzo di tecniche di rilassamento.

Da cosa derivano le modificazioni fisiologiche indotte dalle tecniche di rilassamento?

In generale, possiamo considerare lo stato di rilassamento profondo come una condizione di elevato rilassamento che è associata ad un abbassamento dell’attività del sistema nervoso simpatico ed all’aumento dell’attività del sistema nervoso parasimpatico.

A sostegno di questa ipotesi sono stati svolti parecchi esperimenti: un esperimento storico a riguardo è quello condotto dal dottor Walter Hess nella prima metà del secolo scorso.

Egli stimolò alcune zone dell’ipotalamo e si rese conto che poteva indurre nei gatti delle reazioni fisiologiche contrapposte in base alla zona stimolata.

Stimolando alcune zone poteva indurre le modificazioni fisiologiche tipiche della reazione di attacco o fuga; stimolandone altre invece, produceva una risposta di effetto totalmente diverso.

Il dottor Hess descrisse questa reazione come una reazione trofotropica, da intendersi come un sistema di protezione contro lo stress che appartiene al sistema parasimpatico.

Anche noi esseri umani possiamo indurre questa reazione: indovina come?

È ovvio: tramite la meditazione!

Sonno e rilassamento profondo sono differenti! Approfitta di entrambi per aumentare la tua produttività! 😉

La reazione di attacco o fuga: ecco perchè i nostri antenati erano meno stressati di noi

“Il lupo perde il pelo ma non il vizio”
Se dovessimo applicare questo proverbio popolare all’uomo moderno, potremmo dire che la società odierna cambia di continuo ad una velocità pazzesca, mentre il “povero vecchio uomo” rimane sempre lo stesso.

Cosa significa che l’uomo rimane sempre lo stesso?

Significa che il nostro organismo, adesso come migliaia di anni fa, è progettato con un solo scopo in mente: la sopravvivenza.

In maniera innata, l’uomo possiede tre spinte principali al comportamento:

  1. Ricercare il piacere ed evitare il dolore;
  2. Esercitare potere sull’ambiente circostante;
  3. Riprodursi.

In quanto uomini moderni percepiamo queste tre spinte così come le percepivano i nostri antenati, solo che le modalità ed i contesti sono necessariamente differenti.

E grazie al cielo aggiungo!

Se il contesto fosse ancora lo stesso adesso non sarei qui a scrivere questo articolo e voi a leggerlo, ma bensì saremmo tutti occupati a procaccarci la cena e magari non farci mangiare da qualche predatore nel frattempo.

Questo significa che il titolo dell’articolo è volutamente provocatorio: i nostri antenati avevano un’aspettativa di vita molto più bassa della nostra, dovevano cacciare per mangiare ed i pericoli a cui erano esposti erano innumerevoli.

È proprio per ovviare a questa condizione di continuo pericolo che la natura ci ha dotato di alcuni meccanismi fisiologici per aumentare le nostre capacità di sopravvivenza: sto parlando della reazione di attacco o fuga.

Cos’è la reazione di attacco o fuga?

La reazione di attacco o fuga è un meccanismo innato presente nel nostro organismo che si attiva in situazioni di stress acuto (o cronico, come avviene per l’uomo moderno nella maggior parte dei casi) in cui c’è bisogno di un adattamento comportamentale alla situazione.

Quando ci troviamo in una situazione di stress molto forte che richiede una risposta da parte nostra, il corpo risponde aumentando tutta una serie di parametri fisiologici:

  • Aumenta la pressione del sangue;
  • Aumenta il battito cardiaco;
  • Aumenta la velocità del respiro;
  • Aumenta l’afflusso di sangue ai muscoli;
  • Aumenta il metabolismo.

Tutta queste serie di modificazioni avvengono grazie all’attivazione del sistema nervoso autonomo, che deve la sua “autonomia” proprio al fatto che si occupa di processi fisiologici su cui non abbiamo un controllo cosciente.

Nello specifico, il sistema nervoso simpatico (che fa parte del sistema nervoso autonomo) rilascia attraverso l’ipotalamo tutta una serie di ormoni:

  • Adrenalina;

oppure

  • epinefrina e noradrenalina;

oppure

  • noradrenalina e norepinefrina.

Il rilascio di questi ormoni è la causa delle modificazioni fisiologiche che ho descritto in precedenza.

Ma a cosa serve la reazione di attacco o fuga?

È chiaro: serve a sopravvivere!

Queste modificazioni aumentano la nostra capacità di combattere oppure di scappare: nel primo caso il nostro corpo ci aiuta a non sentire il dolore ed a combattere in maniera più efficace; nel secondo caso ci aiuta a scappare più velocemente dalla situazione pericolosa.

Avete mai sentito parlare di quei casi di cronaca in cui una persona, di fronte ad una situazione molto pericolosa, è riuscita in imprese fisiche di cui non sarebbe stata capace in una circostanza normale?

Ecco, molto probabilmente la causa di questo “miracolo” è da attribuire alla reazione di attacco o fuga che ha “potenziato” il nostro corpo per permettergli di sopravvivere.

Questa reazione sembra utile! Dove sta il problema per noi uomini moderni?

Il problema sta nel fatto che le situazioni pericolose in cui possiamo attaccare o fuggire sono cambiate: una volta il pericolo era rappresentato da una tigre dai denti a sciabola, adesso dal capo sul posto di lavoro.

Puoi ben immaginare che non ti è possibile attaccare il tuo capo oppure fuggire dal suo ufficio!

Tuttavia, se il tuo capo viene percepito come una minaccia il tuo organismo reagisce come ha sempre fatto: aumenta il battito cardiaco, aumenta la velocità del respiro, aumenta l’afflusso di sangue ai muscoli e così via.

Se il tuo capo è davvero una persona difficile ed il tuo rapporto con lui è conflittuale, ecco che la reazione di attacco o fuga si attiva più del previsto.

Piano piano questa continua attivazione può portare a delle complicanze importanti: il dottor Herbert Benson, autore del libro La Risposta Rilassante, afferma che la reazione di attacco o fuga gioca un ruolo importante nello sviluppo dell’ipertensione e dei problemi di tipo cardiovascolare.

Ovviamente ci sono ricadute anche a livello psicologico: stress a non finire, insoddisfazione sul posto di lavoro, poca energia e così via.

Ci sono soluzioni possibili a questo problema?

Certo!

Una soluzione possibile è quella di imparare a rilassarsi.

Quando adoperiamo una tecnica di rilassamento profondo, il nostro corpo reagisce elicitando tutta una serie di modificazioni fisiologiche che sono opposte rispetto a quelle che abbiamo visto sino ad ora.

Infatti, quando meditiamo oppure ci rilassiamo profondamente ecco cosa succede:

  • Il battito cardiaco rallenta;
  • Il respiro diventa più profondo e lento;
  • Diminuisce il consumo di ossigeno;
  • Il nostro cervello produce più onde alfa, che sono delle onde cerebrali difficilmente riscontrabili anche nel sonno;

Ed attenzione: il rilassamento profondo ed il sonno non sono la stessa cosa, perciò non sono sostituibili l’uno all’altro!

Su questo tema scriverò un articolo in futuro, in modo da aiutarti a comprendere le notevoli differenze tra i due ed avere un altro buon motivo per imparare a rilassarti.

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Aforisma – Nessuno ha più tempo per nulla – Tiziano Terzani

“Ormai nessuno ha più tempo per nulla.

Neppure di meravigliarsi, inorridirsi, commuoversi, innamorarsi, stare con se stessi.

Le scuse per non fermarci a chiedere se questo correre ci rende felici sono migliaia, e se non ci sono, siamo bravissimi a inventarle.”

Tiziano Terzani

Il tuo modo di reagire allo stress dice molto sulla tua personalità

Il tuo modo di reagire allo stress dice molto sulla tua personalità

Come reagisci quando sei sotto stress?

Il tuo modo di comportarti quando il gioco si fa duro può darti indizi importanti sulla tua personalità.

La prossima volta che ti ritroverai a dover reagire allo stress togli il pilota automatico alla tua mente ed utilizza le informazioni di questo articolo per capire meglio la tua personalità, ne resterai sorpreso!

Quando il gioco si fa duro …

Molte persone rimangono sorprese quando gli viene fatto notare che il loro modo di comportarsi con se stessi o con gli altri cambia quando devono reagire allo stress.

Magari si definiscono persone calme e tranquille, ma non appena la situazione diventa più complicata da gestire ecco che compaiono i primi sintomi del cambiamento: irritabilità e aggressività da un lato oppure svalutazione e avvilimento dall’altro.

La capacità di reagire allo stress è molto importante per vivere bene la vita quotidiana.

Il mondo esterno ci pone continuamente di fronte a sfide sempre nuove che richiedono da parte nostra un adattamento creativo: ma cosa succede quando la sfida diventa più grossa e complessa del solito?

In questi casi il nostro organismo mette in atto tutta una serie di strategie per reagire allo stress nel miglior modo possibile.

La nostra mente va a pescare queste strategie da una speciale “cassetta degli attrezzi” personale, che contiene tutte nostre modalità preferite di reagire allo stress che abbiamo imparato, sviluppato ed accumulato durante la nostra vita.

Un tuffo nel passato per comprenderci meglio

Ognuno di noi ha sviluppato la maggior parte di queste strategie nel passato e le ha continuate ad usare, volontariamente o involontariamente, per tutta la vita.

Probabilmente non ci abbiamo mai pensato in questi termini, ma anche la vita di un bambino è ricca di sfide giornaliere e di problemi!

Ogni bambino è immerso in un contesto sociale ed ambientale in continuo mutamento: la relazione con i genitori, con la famiglia allargata, con i pari, con la scuola e così via.

Come possiamo capire, anche un bambino molto piccolo deve elaborare delle strategie per “sopravvivere” al suo contesto di appartenenza.

Per fare ciò, può elaborare queste modalità di trattare se stesso e gli altri osservando come si comportano le persone per lui importanti, ovvero i suoi genitori, e basandosi anche sul modo in cui viene trattato da quest’ultimi.

Un bambino che è stato incoraggiato nell’esplorazione del mondo esterno e sostenuto tramite cure amorevoli molto probabilmente diventerà un adulto che, in una situazione in cui deve reagire allo stress, risponderà con atteggiamenti pro-attivi verso sè e verso gli altri.

Al contrario, un bambino a cui è stato continuamente detto e ripetuto tramite gesti che non è capace di affrontare il mondo, molto probabilmente crescerà con la consapevolezza che tutto è al di fuori della sua portata, reagendo quindi con sentimenti di svalutazione e avvilimento.

Esistono molte variazioni su questo tema (e soprattutto non esiste una causalità lineare diretta a riguardo, proprio perchè i percorsi personali di vita sono innumerevoli ed estremamente variegati), ma in generale le modalità di reagire allo stress trattando noi stessi o gli altri in modo positivo o negativo pongono le loro basi nel passato.

Come reagisci quando sei sotto stress?

Prova a farci caso la prossima volta in cui dovrai affrontare un compito particolarmente arduo: come reagisci quando sei sotto stress?

Ti invito a prendere consapevolezza per un attimo dei tuoi pensieri: che cosa stai dicendo su te stesso e sugli altri?

Fai attenzione a tutti quei pensieri che sembrano cavalcare le onde della svalutazione, della critica e dell’aggressività distruttiva.

Adesso prova a portare la tua attenzione alla pancia: che cosa senti?

Anche qui è importante diventare consapevoli delle proprie emozioni: pensieri negativi vengono spesso accompagnati da emozioni negative.

Fare questo semplice esercizio di consapevolezza può dirti molto su te stesso/a, probabilmente in modi di cui non eri consapevole.

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Ebook gratuito: Cos’è lo stress? Breve guida al funzionamento dello stress

Ebook gratuito: Cos’è lo stress? Breve guida al funzionamento dello stress

Per iniziare l’anno alla grande, vi informo che la Sezione Download è stata rinnovata con l’aggiunta di un nuovissimo ebook gratuito! 🙂

L’ebook gratuito che è stato aggiunto alla Sezione Download è intitolato:

Cos’è lo stress? Breve guida al funzionamento dello stress

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Un rimedio veloce per l’ansia? Respira! Consigli ed informazioni sull’ansia

Un rimedio veloce per l’ansia? Respira!

Per moltissime persone, l’ansia è una compagna stabile e fedele nelle loro vite: si comporta come un cagnolino che ci segue passo passo in molteplici situazioni ed in diversi contesti.

A volte si accontenta di stare lì tranquilla a guardarci, lasciandoci vivere la giornata così come viene: fa gli occhioni dolci in modo che possa essere ascoltata, ma in quelle occasioni basta girarci dall’altra parte per non vederla e non sentirla.

Altre volte, si mette ad abbaiare molto forte ed ecco che compaiono i soliti sintomi fisici che conosciamo molto bene: tachicardia, sudorazione, tremolii, sensazione di oppressione a livello del petto e dello stomaco.

Ognuno di noi sperimenta l’ansia in modi ed intensità differenti, ma esiste una cosa che ci accomuna: la respirazione può aiutarci ad abbassare il livello di tensione e costituisce un rimedio veloce per l’ansia.

Vuoi sapere come accade e come fare? Leggi l’articolo!

L’ansia è una emozione ed a volte vuole dirci qualcosa …

L’ansia è uno stato psichico che è connesso a tutta una serie di emozioni e di sensazioni.

Quando proviamo ansia tendiamo a sperimentare tutta una serie di sintomi sia a livello fisico, psicologico ed emotivo.

Come dicevamo all’inizio dell’articolo, l’intensità dell’ansia sperimentata dipende sia dalla nostra individualità e sia dal contesto.

Una situazione in cui non ci sentiamo in controllo di quello che sta succedendo è molto probabile che possa trasformarsi in una fonte di ansia.

Allo stesso modo, se ci sentiamo abbastanza sicuri di noi stessi e della nostra capacità di farcela anche di fronte ad una situazione difficile, allora l’ansia sperimentata sarà sicuramente minore rispetto alla possibilità di farci prendere dal panico.

Tuttavia, esistono delle situazioni di vita in cui l’ansia potrebbe diventare cronica: se il nostro stile di vita ci espone a stress continui, a lavori non appaganti, ad esami da superare e così via allora diventa più facile sperimentare l’ansia su base giornaliera.

Inoltre, molto spesso l’ansia diventa un campanello di allarme per avvertirci che c’è qualcosa che non va tra noi ed il contesto che ci circonda.

Potrebbe trattarsi di un conflitto interno alla nostra psiche, oppure di una situazione esterna molto difficile da gestire e che si protrae per molto tempo: sta il fatto che l’ansia, per quanto fastidiosa, sta lì per dirci che qualcosa non sta funzionando come deve e che probabilmente dobbiamo far qualcosa per cambiare le cose.

Come posso cambiare le cose? Come posso trovare un rimedio veloce per l’ansia?

Quando ci troviamo ad affrontare questi periodi difficili sembra molto difficile trovare una soluzione, men che meno trovare un rimedio veloce per l’ansia.

Che cosa fare?

Spesso, rivolgersi ad uno psicologo può essere un modo valido per esplorare il problema e capire meglio cosa c’è che non va.

Nel caso in cui avessimo già conoscenza di quello che non va e che vogliamo cambiare, allora lo psicologo può aiutarci a prendere consapevolezza delle risorse e degli strumenti che potremmo utilizzare per risolvere il problema.

Tuttavia, un ulteriore aiuto per la gestione dell’ansia che si accompagna benissimo all’aiuto psicologico è quello che ci proviene dalla respirazione.

Un rimedio veloce per l’ansia? Respira!

La radice linguistica tedesca dell’ansia è la parola “angst” che significa “soffocare nelle strettoie“.

Questa definizione ben si ricollega alle sensazioni fisiche che sperimentiamo quando proviamo ansia: spesso, infatti, le zone più colpite dal senso di oppressione tipico dell’ansia sono il collo, il petto e la vita.

Il diaframma è il principale muscolo respiratorio e la sua azione è notevolmente influenzata dagli stress emotivi, infatti esso reagisce alle situazioni di paura contraendosi.

Inoltre, la respirazione ha la capacità di abbassare notevolmente il livello di arousal e di attivazione corporea che sperimentiamo nelle situazioni di ansia: in parole povere, la respirazione ci aiuta a rilassarci ed a calmarci.

La calma indotta da una respirazione profonda, pacifica e ritmata è incompatibile con uno stato di ansia caratterizzato da palpitazioni, tachicardia, sudorazione e chi ne ha più ne metta.

Se è presente uno stato psicofisico come quello appena descritto non può esistere l’altro, e viceversa.

Il ponte che connette i due stati tra di loro è la respirazione, che permette il passaggio da uno stato di agitazione ad uno stato di calma.

Imparare a respirare in maniera profonda è uno degli obiettivi delle tecniche di rilassamento, di cui ho descritto i vantaggi in questo articolo.

La prossima volta che ti trovi a sperimentare ansia, prova questo semplice esercizio: mettiti seduta comoda, chiudi gli occhi e respira profondamente e lentamente, lasciando che l’espirazione sia più lunga dell’inspirazione.

All’inizio, farsi aiutare da un professionista potrebbe aiutarti molto, ma in generale gli effetti dovrebbero essere evidenti dopo una serie di cicli di respirazione.

Provalo e fammi sapere! 🙂

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Dottor Antonello Mattia

Impara a dire NO! Una guida per imparare a farsi rispettare

Impara a dire NO! Una guida per imparare a farsi rispettare

Quante volte ti è capitato di dire di sì invece che no?

Quante volte sei stato/a male perchè ti sei ritrovato/a a fare una cosa che non volevi assolutamente fare ma hai accettato solo per fare contento il tuo partner o un amico?

Imparare a dire no è una prerogativa fondamentale per stare bene con se stessi e gli altri in qualsiasi contesto.

Imparare a farsi rispettare sul posto di lavoro, in famiglia, con gli amici utilizzando dei NO concisi e determinati è un’abilità che ti permetterà di far rispettare i tuoi bisogni ed avere relazioni più autentiche.

In questo articolo affronteremo proprio il tema dell’imparare a dire no e come possiamo fare per potenziare questa life skill così utile.

Di cosa si tratta?

Come dicevamo, imparare a dire no ed a sostenerlo fino in fondo è un’abilità essenziale per resistere allo stress.

È molto importante saper dire di no al momento giusto, ovvero quando sentiamo la necessità di comunicare un nostro bisogno o un nostro diritto .

Spesso, ignorare i nostri desideri cercando di non vederli o di negarlo è un modo per mettergli gli altri di fronte a noi nella scala dell’importanza personale.

Rispettare i propri bisogni e comunicarli agli altri è un atto di amore verso noi stessi, in cui decidiamo di rispettarci e di darci importanza e valore.

Molte persone credono erroneamente che agire in questo modo equivalga all’essere egoisti: niente di più sbagliato!

In realtà la persona che comunica i suoi bisogni e ne discute costruttivamente con l’altro è una persona che si colloca in una posizione matura e positiva, la quale potrebbe essere riassunta nelle seguenti parole:

“Io sento di avere valore ed anche tu ne hai, perciò ecco quali sono i miei bisogni: parliamone assieme costruttivamente come due persone alla pari.”

In sintesi, imparare a farsi rispettare significa porsi con l’altro in una posizione alla pari, invece che con atteggiamenti di dominanza oppure di sottomissione.

Si tratta di capire che abbiamo entrambi gli stessi diritti, perciò è giusto permettersi di esprimere i propri bisogni e di discuterne assieme.

Perchè le persone hanno difficoltà ad imparare a dire no?

Le persone che hanno difficoltà ad imparare a farsi rispettare spesso attribuiscono questa difficoltà ad una serie di ragioni.

Le più comuni sono le seguenti:

  • Sono ansiosi di piacere agli altri e spaventati dalla possibilità che possano essere rifiutati oppure esclusi;
  • Non hanno la giusta cognizione di quanti compiti e responsabilità possono portare avanti contemporaneamente con esiti positivi;
  • Avvertono senso di colpa se rifiutano di prestare aiuto;
  • Si sentono inferiori agli altri;
  • Non hanno fiducia nelle loro capacità di giudizio.

Spesso le persone che non riescono a dire no confessano di sentirsi colte alla sprovvista dagli eventi, come se non avessero la risposta pronta.

Per questo motivo, tendono ad avere un atteggiamento reattivo piuttosto che proattivo: invece che proporsi ed esprimere quello di cui hanno bisogno, hanno l’abitudine a reagire agli stimoli provenienti dagli altri in maniera passiva.

Quali sono i consigli utili per imparare a dire no?

Il primo consiglio utile, che è anche il più importante, è il seguente: esercitatevi ad esprimere i vostri bisogni.

Come dicevo all’inizio, imparare a dire no ed imparare a farsi rispettare sono due abilità comportamentali e come tali possono essere apprese tramite ripetizione.

All’inizio ci sembrerà sicuramente difficile e probabilmente proveremo moltissime emozioni contrastanti come sensi di colpa e disagio, ma col tempo diventerà sempre più naturale.

La naturalezza nell’esprimere i propri bisogni si accompagnerà alla sensazione di benessere che si ottiene quando si compie un atto di amore verso se stessi.

Il secondo consiglio si riallaccia al primo: non colpevolizzatevi per aver detto di no o per esservi fatti rispettare.

Ricordatevi che voi siete il miglior giudice che possa stabilire cosa è giusto aspettarvi da voi e cosa non lo è.

Inoltre, è importante ricordare che se rifiutiamo una particolare richiesta ciò non significa respingere la persona nel suo insieme.

Il terzo consiglio è il seguente: non chiedete scusa quando dite di no.

Se avete una motivazione per dire no e volete dirla potete farlo, ma non siete tenuti per forza a farlo.

Avete tutto il diritto di dire no senza sentirvi obbligati a dare spiegazioni, a giustificarvi oppure a scusarvi.

Mettete in atto questi tre consigli e vedrete che con l’applicazione e l’impegno impararete a rispettarvi di più ogni giorno che passa 🙂

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Dottor Antonello Mattia

Doverizzazioni: quando i pensieri irrazionali ci stressano

“Devo fare questo, devo assolutamente riuscire in quel compito, tutto deve andare come dico io” Ti riconosci in questi pensieri? Questi sono esempi di doverizzazioni: pensieri irrazionali che possono stressarci enormemente e che necessitano di alternative di pensiero più funzionali.

 

In questo articolo parlerò delle doverizzazioni e di quello che possiamo fare per permettergli di stressarci di meno.

Conoscere l’effetto delle doverizzazioni sulla nostra salute psicologica e sul nostro benessere è di vitale importanza: infatti esse influenzano il nostro modo di agire consciamente oppure inconsciamente e per questo motivo possono aprire le porte ad una elevata quantità di stress.

Prima di tutto, è importante capire cosa è una doverizzazione.

La doverizzazione è un pensiero di natura irrazionale con carattere assolutistico a cui aderiamo quotidianamente in diverse situazioni specifiche della vita di tutti i giorni.

 

La doverizzazione appartiene alla categoria dei pensieri irrazionali: è quel tipo di pensiero che difficilmente produce un adattamento alla realtà, proprio perchè è poco connesso con quest’ultima.

Vedere la realtà solamente in bianco e nero, in maniera assolutistica (le cose sono così e basta!), immaginare che ciò che ci succede si trasformerà inevitabilmente in una catastrofe sono tutte modalità irrazionali di vedere la vita.

Questi pensieri fanno riferimento più alla fantasia che alla realtà poichè non si basano su dati di realtà osservabili ma invece su processi psicologici interni di generalizzazione e svalutazione della realtà.

Le doverizzazioni si inseriscono all’interno di questa categoria di pensieri e si contraddistinguono dal resto perchè sono caratterizzate dalla parola “devo“.

  • Devo assolutamente svolgere bene il mio lavoro
  • Devo essere il migliore in quello che faccio
  • Devo mettere gli altri prima di me nella lista delle mie priorità
  • Devo essere amato da tutti
  • Gli altri devono fare quello che dico io, sempre e comunque
  • Il mondo deve girare come dico io, le cose devono andare sempre come dico io

Vi riconoscete in alcune di queste doverizzazioni? Se pensate che questi esempi vi appartengano, significa che avete già un buon livello di consapevolezza dei vostri pensieri irrazionali!

Tuttavia, non è assolutamente facile capire a che genere di pensieri irrazionali diamo retta ogni giorno: spesso lo facciamo in maniera implicita e soprattutto fanno parte del nostro modo di essere e di agire, proprio perchè sono presenti all’interno della nostra psiche da molto tempo e probabilmente hanno rappresentato un modo di reagire alla realtà che ci circondava parecchio tempo fa, ad esempio nella nostra infanzia.

Per prendere consapevolezza delle nostre doverizzazioni possiamo analizzare il nostro dialogo interno, ad esempio attraverso la meditazione e le tecniche di rilassamento, oppure rivolgendoci ad uno psicologo.

Tuttavia, se riconosciamo di avere una doverizzazione, cosa possiamo fare a livello pratico per stare meglio?

Quello che possiamo fare è elaborare un pensiero alternativo più funzionale e sostituirlo alla doverizzazione.

 

L’alternativa alla doverizzazione è il permesso: il permesso di riposarci, il permesso a non dover essere sempre i numeri uno, il permesso a prenderci cura di noi stessi e così via.

Quello che possiamo fare è darci i permessi che la doverizzazione ci nega: ricordiamoci che siamo noi stessi gli artefici del nostro benessere, perciò abbiamo il potere e la responsabilità di cambiare i nostri pensieri e permetterci di essere così come siamo.

Il pensiero alternativo alla doverizzazione è un pensiero razionale: ad esempio, affermare che “sono un essere umano e posso sbagliare, perciò può capitare che non faccia sempre un lavoro impeccabile” è assolutamente più realistico rispetto alla frase “devo assolutamente svolgere bene il mio lavoro”, poichè quest’ultima ci espone alle inevitabili frustrazioni che sperimenteremo nel momento in cui ricercheremo la perfezione assoluta.

Perciò, un buon metodo consiste nel prendere carta e penna e scrivere prima la doverizzazione ed in seguito il pensiero positivo che andremo a sostituirle.

Dopodichè, è molto importante l’allenamento!

Allenarsi ad utilizzare il nostro pensiero positivo è fondamentale se vogliamo cancellare le vecchie abitudini: per questo motivo, quando ci rendiamo conto che stiamo agendo sotto la spinta del “devo” ricordiamoci del nostro pensiero alternativo e osserviamo la situazione sotto questa differente prospettiva.

Un ulteriore aiuto in questo processo ci viene dato dalle tecniche di rilassamento: imparare a rilassarsi significa imparare ad osservare il nostro dialogo mentale interno, il che significa imparare a riconoscere più velocemente le doverizzazioni e gli altri pensieri irrazionali.

Se ti interessa questo argomento puoi visitare questa pagina in cui elenco tanti altri benefici corrispondenti alla pratica del rilassamento, assieme ai motivi per cui potresti imparare a rilassarti in modo consapevole 🙂

 

Cosa ne pensi delle doverizzazioni? Ti sei mai ritrovato/a a sperimentare lo stress dovuto a questo genere di pensieri irrazionali?

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