Psicologia del viaggio: la partenza come modo per scoprire se stessi

L’estate è iniziata ed è ormai tempo di vacanze.

Se stai cominciando a pensare a come organizzare le tue ferie, se andare in mare o montagna, se partire con il partner oppure con gli amici e le amiche, sai a cosa mi riferisco!

In mezzo a tutte le opzioni che ci offre il sistema turistico odierno oggi voglio proporti un nuovo tipo di vacanza.

In realtà scommetto che non è poi così nuova: ognuno di noi ha pensato ad un viaggio del tipo che ti sto per proporre, almeno una volta nella vita.

Mi sto riferendo a quel tipo di viaggio che cattura ed ammalia la parte più avventurosa che c’è in ognuno di noi, quella parte che accarezza l’idea della partenza con occhi sognanti ma che viene liquidata con un semplice: “Sarebbe bello fare un viaggio del genere, ma … *inserire una qualsiasi scusa o giustificazione in questo spazio*”.

Prova a porti questa domanda: hai mai pensato ad un viaggio o ad una vacanza che ti porterebbe al di fuori della tua comfort zone?

Pensaci un attimo, scommetto che qualcosa ti sta sicuramente venendo in mente.

Per alcune persone si tratta di partire da soli e provare l’esperienza di un viaggio in cui poter stare ad intimo contatto con loro stessi.

Per alcuni si tratta di andare a visitare un paese straniero molto lontano dal proprio, con usi e costumi che affascinano proprio in virtù della loro diversità.

Per altre persone potrebbe trattarsi di avventurarsi in un viaggio on the road, equipaggiati con la propria automobile o motocicletta e percorrere un tragitto fatto di tappe continue in molti luoghi diversi.

La scelta di un viaggio che possa portarti al di fuori della tua comfort zone è molto personale perchè ognuno di noi è diverso e si sente comodo o scomodo in esperienze differenti.

Se non hai mai pensato ad una vacanza del genere, prova a soffermartici ora ponendoti la seguente domanda: quale tipo di viaggio ti piacerebbe fare che ti stimolerebbe ad uscire dalla tua zona di conforto ed a metterti alla prova?

Non pensare che viaggi del genere siano solamente per persone avventurose o che conducono uno stile di vita con pochi impegni e molto tempo libero.

Sicuramente c’è qualcosa che potresti fare nel tuo piccolo che potrebbe sfidarti a mettere in gioco le tue risorse, fosse anche solo per un weekend o per un viaggio a poche centinaia di Km da casa.

Ovviamente, come per ogni cosa a questo mondo, c’è bisogno della giusta motivazione, quindi mi sembra importante darti 3 motivazioni fondamentali per cui potresti lasciarti convincere dal tuo Io avventuroso e sperimentarti in un viaggio di questo tipo.

Andiamo a vederle assieme.

1° motivazione – Viaggiare è un modo per venire incontro ai tuoi sogni nel cassetto

Come dicevo all’inizio molte persone accarezzano l’idea di fare un viaggio avventuroso che li faccia uscire dalla propria comfort zone, ma poi non si cimentano mai nell’impresa per tutta una serie di motivi.

Quello che succede è che gli anni passano e quella potenziale esperienza di crescita rimane lì nel cassetto a prendere polvere, in attesa del momento perfetto.

In realtà non esiste un momento perfetto: esiste solamente la voglia di mettersi in gioco, che va di pari passo con la capacità di negoziare la voglia di fare un viaggio di questo tipo con gli altri impegni della vita quotidiana.

2° motivazione – Viaggiare significa scoprirsi in nuove qualità e mettersi alla prova

Badare a se stessi in situazioni sfidanti è un ottimo modo per scoprire nuove qualità e rafforzare quelle già esistenti.

Uscire dalla propria comfort zone è un’attività che stimola il pensiero creativo e le capacità di problem solving, che sono due qualità utilissime in qualsiasi contesto.

E poi vuoi mettere con la soddisfazione di tornare a casa ed avere qualcosa di avventuroso da raccontare alle proprie persone importanti?

È una soddisfazione impagabile!

3° motivazione – Viaggiare significa provare nuove esperienze che non sono possibili con altri tipi di vacanza

Sicuramente stare una settimana al mare sotto all’ombrellone è un ottimo modo per rilassarsi e lasciar andare lo stress, però ricordati che un bagaglio che non puoi mai lasciare a casa sei proprio tu!

Quello che intendo è che a volte “staccare” del tutto è difficile perchè tendiamo a portarci i problemi e le preoccupazioni con noi, anche quando siamo in vacanza.

Se vivi una vita quotidiana fatta di ansie continue e di preoccupazioni è molto improbabile che non te le porterai dietro anche sotto l’ombrellone.

Perciò perchè non sfruttare il momento della vacanza per fare un’esperienza di crescita personale? Perchè non metterti alla prova con il viaggio che hai sempre sognato di fare ma che non ti sei mai concesso?

Magari potrebbe essere proprio un’esperienza di questo tipo a dimostrarti che sei più capace di quello che credi.

Spero che questo articolo ti abbia dato qualche spunto in più rispetto alla psicologia che c’è dietro alla scelta di un viaggio e di come potrebbe rappresentare un’occasione per crescere e maturare in alcuni ambiti della tua vita.

Alla luce di quanto detto ti pongo la domanda: tu come passerai le vacanze? 😉

Sei un perfezionista? 3 motivi per smettere di cercare di essere perfetto

Sei un perfezionista?

Molte persone si vantano di essere dei perfezionisti e si impongono standard di performance molto elevati in diversi ambiti della loro vita.

Che si tratti di essere un lavoratore provetto, un marito o una moglie impeccabili oppure il migliore degli amici che si possano avere, la ricerca della perfezione può assumere molti aspetti differenti.

Cercare di essere perfetti è una tendenza sempre più comune all’interno della nostra società votata alla performance.

Essere perfetti e impeccabili è un buon modo per ottenere le lodi delle persone intorno a noi e dalla società in generale, tuttavia sorge spontanea la domanda: ne vale davvero la pena?

Cerchiamo di scoprirlo assieme in questo articolo, in cui ti elencherò 3 buoni motivi per smettere di cercare di essere perfetto in ogni situazione.

Perchè ricerchiamo la perfezione?

La tendenza a cercare di essere perfetti in ogni situazione affonda le sue radici nell’infanzia.

Tra i messaggi espliciti o impliciti che vengono passati dai genitori ai propri figli c’è anche la frase: “Sii perfetto”.

In Analisi Transazionale la frase “Sii perfetto” viene chiamata contro-ingiunzione: si tratta di un pensiero che in base ad uno stimolo esterno che proviene dall’ambiente ci spinge a comportarci in un certo modo che fa riferimento al nostro copione di vita.

La funzione della contro-ingiunzione “Sii perfetto” è quella di:

  1. Ottenere riconoscimento da parte degli altri, che durante l’età dello sviluppo sono principalmente i nostri genitori;
  2. Confermare e rafforzare il copione di vita, che è il modo attraverso cui la persona vivrà la propria vita e che viene “scritto” durante l’età dello sviluppo, al fine di garantirsi la sopravvivenza.

Questo significa che, per molte persone, cercare di essere perfetti potrebbe essere stato l’unico modo durante la loro infanzia per garantirsi riconoscimento da parte delle figure importanti della loro vita, come i genitori, i nonni, la maestra e così via.

La contro-ingiunzione “Sii perfetto”, in questo caso, ha una funzione adattiva perchè garantisce all’individuo la sua scorta personale di carezze relazionali, che sono necessarie per sopravvivere.

Tuttavia, crescendo ed andando avanti con lo sviluppo questi messaggi contro-ingiuntivi cominciano a diventare stretti.

La persona cresce, i contesti cambiano, eppure la tendenza a cercare di essere sempre perfetti permane: abbiamo dimostrato che durante l’infanzia questo modo di vivere aveva dei vantaggi, ma adesso?

Quali sono gli svantaggi del cercare di essere sempre perfetti?

Adesso ti elencherò tre svantaggi che potrebbero motivarti a smettere di cercare di essere perfetto in ogni situazione.

1) Cercare di essere perfetti in ogni situazione è stancante!

Il “Sii perfetto” non è l’unica contro-ingiunzione esistente: spesso va a braccetto con lo “Sbrigati” e lo “Sforzati”.

Queste spinte comportamentali possono logorare le tue riserve di energia fisica e mentale perchè seguendole tenderai a sforzarti di fare tutto bene e subito, che a lungo andare può essere davvero stancante (nonchè impossibile!).

2) È impossibile essere perfetti in ogni situazione!

La vita ci mette di fronte a nuove sfide continuamente e ogni contesto che viviamo è destinato a cambiare ogni giorno che passa.

Una delle capacità più adattive che possiede l’essere umano è quella di apprendere: grazie all’apprendimento riusciamo ad adattarci in maniera ottimale al mondo che ci circonda ed a sopravvivere.

Tuttavia, per apprendere abbiamo bisogno di tempo e quindi è razionalmente impossibile essere perfetti in ogni situazione.

Questo sembra un concetto banale ma per molte persone non lo è: se pensi di essere un inguaribile perfezionista, sai che sto parlando con te!

3) Cercando di essere perfetto ti precludi la possibilità di buttarti in nuove attività ed esperienze

Magari sei una persona intraprendente e non ti ritrovi in questa descrizione, tuttavia ci sono molte persone perfezioniste che si precludono nuove esperienze finchè non si sentono totalmente sicure di riuscire in quello che faranno.

Questo modo di pensare potrebbe limitarti nello scegliere una nuova carriera lavorativa o nel provare cose su cui stai fantasticando da tempo.

Lascia andare il perfezionismo e prova buttarti nella mischia, potresti rimanere piacevolmente sorpreso delle tue capacità attuali!

E tu cosa ne pensi rispetto al tema del perfezionismo? Se ti va fammelo sapere nei commenti oppure condividi l’articolo se ti è piaciuto 🙂

 

Impara a comunicare: come dare un feedback efficace

In questo articolo ti spiegherò quali sono le linee guida per dare un feedback efficace.

Imparare a dare feedback efficaci è un’abilità indispensabile sul posto di lavoro, soprattutto se svolgi una mansione che presuppone il lavoro in team con altre persone.

Spesso i feedback vengono confusi per critiche dirette verso il proprio operato: in realtà un feedback che viene letto come una critica potrebbe essere stato formulato nel modo sbagliato, e quindi venire recepito come un attacco contro la persona verso cui era diretto.

Imparare a dare feedback efficaci è uno degli aspetti della comunicazione che andrebbero curati ed allenati di più se vuoi essere più performante nei lavori di gruppo.

Questo articolo ti spiegherà come fare: prima di tutto, iniziamo dalla definizione di cos’è un feedback.

Che cos’è un feedback?

Il feedback è un messaggio che viene utilizzato da una persona per comunicare all’altra informazioni su come è stato percepito e sperimentato un dato comportamento.

Il feedback fa parte della comunicazione regolativa.

Come dice il nome, essa serve a verificare la reciproca comprensione dei messaggi ed il procedere dell’interazione sociale al fine di modulare il proprio agire interpersonale.

In poche parole il feedback è fondamentale per regolare le interazioni sociali che abbiamo con gli altri: il feedback è utilissimo per far sapere all’altro come hai recepito un suo comportamento, in modo che entrambi possiate regolare la vostra interazione di conseguenza.

Facciamo un esempio banale: torna con la memoria ad un episodio in cui una persona per te importante ti ha offeso in qualche modo, magari involontariamente.

Quale è stata la tua reazione in quel caso?

In una situazione di questo tipo ricordati che dare un feedback efficace all’altro sul suo comportamento è un modo maturo e costruttivo per regolare la vostra interazione: se fai sapere all’altro come ti sei sentito rispetto al suo comportamento, vedrai che l’altro potrà regolarsi di conseguenza per evitare situazioni simili in futuro.

Quali sono le caratteristiche di un feedback efficace?

Le caratteristiche di un buon feedback sono le seguenti:

  1. Un feedback efficace è espresso in modo non giudicante verso l’altro;
  2. Un feedback efficace riporta i fatti così come sono accaduti utilizzando la comunicazione descrittiva, che è priva di valutazioni personali;
  3. Un feedback efficace presuppone che tu prenda responsabilità personale per le tue reazioni;
  4. Un feedback efficace viene comunicato subito o comunque in prossimità rispetto all’evento scatenante: non aspettare troppo tempo!
  5. Un feedback efficace formula gli appelli sotto forma di desideri (“la prossima volta vorrei che tu facessi questo …”).

In sintesi il feedback è un messaggio non giudicante, che descrive per filo e per segno cosa è successo durante l’interazione, in cui ti prendi responsabilità per il modo in cui hai reagito ed in cui fai un appello all’altro sotto forma di desiderio.

Il “panino imbottito”: un esempio pratico di feedback efficace

Se vuoi imparare a dare feedback efficaci sul posto di lavoro o nelle tue interazioni sociali con gli altri ricordati la regola del panino imbottito.

Un buon panino è composto da:

  1. Una fetta di pane;
  2. Il ripieno;
  3. Un’altra fetta di pane.

Utilizza la struttura appena esposta per comporre i tuoi feedback efficaci, che saranno quindi strutturati in questo modo:

  1. Un elemento positivo che hai riscontrato nel comportamento dell’altro;
  2. Un limite su cui credi che l’altro possa crescere e migliorare;
  3. Un altro elemento positivo.

In questo modo è molto più probabile che l’altro accetti il tuo feedback e che ragioni su di esso per migliorare il suo comportamento.

Prova ad utilizzare questa struttura per dare i tuoi feedback e fammi sapere come va!

Allena la tua mente ad essere produttiva o rilassata in luoghi e posti specifici!

Qualche mese fa ho scritto un articolo dedicato agli studenti in cui ho esposto come creare un proprio spazio di concentrazione che aumentasse la produttività nello studio.

Oggi voglio riprendere il tema della connessione tra stato mentale e luogo in cui ci troviamo per espandarlo ulteriormente e generalizzarlo.

Lo scopo di questo articolo è quello di esporti come è possibile associare un determinato stato mentale, che può essere di concentrazione, di rilassamento o così via, ad uno specifico luogo fisico.

Innanzitutto, perchè una conoscenza del genere potrebbe esserti utile?

Nella vita di tutti i giorni ci ritroviamo ad attraversare un sacco di situazioni che sono caratterizzate da luoghi e posti diversi.

C’è il posto di lavoro, ci sono i posti in cui ci ritroviamo con gli amici, c’è la palestra per chi è amante dello sport, c’è la nostra casa: questi sono tutti luoghi fisici a cui normalmente associamo degli stati mentali che sono probabilmente l’uno diverso dall’altro.

Quando andiamo a lavoro abbiamo bisogno di essere concentrati e produttivi.

Quando siamo in palestra vogliamo concentrare tutte le nostre energie mentali e fisiche per sollevare uno specifico carico oppure per compiere un gesto atletico particolarmente difficile.

Quando siamo a casa vogliamo riposarci e rilassarci, abbandonando tutto lo stress accumulato durante la giornata per fare spazio al rilassamento.

Ogni luogo è collegato ad uno specifico obiettivo che vogliamo raggiungere, ma non è detto che questo avvenga.

Se vogliamo aumentare le probabilità di raggiungere il nostro obiettivo, è necessario che la connessione tra lo stato mentale desiderato ed il luogo in cui stiamo per entrare sia rafforzata il più possibile.

Come avviene questa connessione tra stato mentale e luogo fisico?

Il processo di creazione di una relazione tra uno stato mentale specifico ed un luogo fisico avviene per ripetizione, attraverso la creazione di un’abitudine comportamentale.

Più tecnicamente si tratta di condizionamento: due variabili vengono associate tra di loro, vengono condizionate, in modo che ogni volta che c’è uno stimolo A ci sarà una risposta condizionata B.

Per chi volesse approfondire l’argomento metto questo link che rimanda agli studi storici condotti da Pavlov sul condizionamento.

Come puoi fare per rafforzare questa connessione?

Qui di seguito ti espongo tre consigli utili che potrai utilizzare per potenziare la connessione tra luogo fisico e lo stato mentale che vuoi raggiungere.

1° consiglio: Scegli un luogo che sia adatto allo stato mentale che vuoi sollecitare

A volte non possiamo scegliere il luogo in cui vogliamo essere produttivi e concentrati: ad esempio, se ti trovi sul posto di lavoro il luogo fisico è stato scelto per te e se possiede delle caratteristiche distraenti e/o poco efficaci per rimanere concentrato purtroppo ti dovrai adattare.

Tuttavia, in ogni situazione è possibile avere una certa dose di controllo, per cui ti invito a:

  1. Se si tratta di un luogo che è stato scelto per te, allora prova a modificare quelle variabili ambientali che secondo te potrebbero aiutarti ad essere più produttivo, concentrato, rilassato eccetera;
  2. Se hai la possibilità di poter scegliere un luogo ex-novo, come ad esempio nel caso che tu sia uno studente che sta cercando un nuovo posto dove studiare ed essere produttivo al massimo verso lo studio, ti invito a cercarne uno che abbia le caratteristiche adatte per sollecitare lo stato mentale che vuoi raggiungere.

Per fare degli esempi pratici: se hai necessità di rilassarti e quindi vuoi trovare un luogo dove farlo, puoi decidere di modificare un luogo già esistente, ad esempio una camera di casa tua ed adibirla ad uno spazio di relax, oppure cercare qualche posto che in te evoca sensazioni di rilassamento, come una radura, un parco, una spiaggia e così via.

2° consiglio: Mantieni lo stato mentale desiderato per il tempo necessario, poi allontanati dal luogo designato

Questo consiglio ha a che fare con il principio sportivo della pratica perfetta: non è la pratica che rende perfetti, ma è la pratica perfetta che rende perfetti.

Che cosa significa?

Significa che per associare uno stato mentale ad uno stimolo come un luogo fisico è necessario fare un lavoro di associazione di qualità.

Per questo motivo ti invito a recarti nel luogo prescelto e a sollecitare lo stato mentale che vuoi raggiungere (di concentrazione, di produttività, di rilassamento), grazie anche all’aiuto delle caratteristiche del luogo che ti sei scelto grazie al primo consiglio.

Successivamente prova a rimanere in questo stato mentale per quanto tempo riesci a farlo mantenendo un buon grado di qualità: se vuoi rimanere concentrato, cerca di farlo sino a quando non senti che veramente non riesci più a concentrarti.

A quel punto ti invito ad andartene fisicamente dal luogo scelto.

Questo processo instaurerà una relazione tra lo stato mentale di qualità che hai evocato ed il luogo prescelto, in modo che quando ti recherai in quel luogo riuscirai a rimanere concentrato/rilassato/produttivo senza incorrere in distrazioni di alcun tipo.

Se non puoi andartene fisicamente dal luogo che hai scelto, come nel caso che si trattasse del posto di lavoro, prova a fare una pausa ed a fare altro, in modo da resettare lo stato mentale passando ad un altro per poi rievocarlo più avanti se ti servirà.

3° consiglio: allenati a farlo!

Per stabilire una connessione di questo tipo la ripetizione è importantissima, per cui allenati a fare questo genere di lavoro il più spesso possibile.

Vedrai che con il tempo riuscirai a sollecitare più facilmente lo stato mentale che ti interessa semplicemente recandoti nel luogo che hai scelto, con tutti i vantaggi che potrai cogliere da questa associazione!

Perchè ci lasciamo influenzare dagli altri? Parliamo di influenza sociale!

Perchè ci lasciamo influenzare dagli altri?
Prima o poi ce lo siamo chiesto tutti!

Ti è mai capitato di essere in un gruppo di amici e di fare qualcosa di cui non avevi particolarmente voglia pur di non apparire come “quello strano”?

In qualche modo ed a livello implicito, hai avvertito una sorta di influenza del gruppo verso di te che ti ha portato a dire di sì anche se volevi dire di no, oppure a fare qualcosa che non ti andava più di tanto pur di non fare scontenti gli altri.

Quello che hai percepito molto sottilmente è l’effetto dell’influenza sociale.

Quando si parla di influenza sociale si fa riferimento al cambiamento di atteggiamenti, credenze, opinioni, valori e comportamenti come esito dell’esposizione ad atteggiamenti, credenze, opinioni, valori e comportamenti di altre persone.

Cosa significa tutto ciò?

Significa che l’influenza sociale è quel processo di natura relazionale per cui cambi qualcosa che pensi o fai in seguito all’esposizione a quello che pensa o fa qualcun altro.

Possiamo distinguere due tipi principali di influenza sociale.

Il primo tipo di influenza sociale è chiamata accidentale.

Come dice il nome, l’influenza sociale accidentale è quel processo di influenzamento che avviene senza che ci sia un tentativo esplicito e pensato di esercitare un condizionamento.

Nell’influenza sociale accidentale le persone sono influenzate dalla presenza, reale o implicita, di altre persone anche se quest’ultime non avevano assolutamente intenzione di operare un influenzamento sulle prime!

Questo processo sociale spiega come la semplice presenza di altre persone può avere un impatto sulla prestazione di un compito.

Di esempi a riguardo provenienti dalla vita quotidiana ne potremmo trovare tantissimi: basta pensare a quando abbiamo dovuto parlare di fronte ad un grande gruppo di persone (palpitazioni a mille, sudorazione, agitazione, hai presente?) oppure quando eravamo a scuola a svolgere un compito in classe e la professoressa si piazzava proprio accanto al tuo banco mentre eri intento a scrivere.

Il secondo tipo di influenza sociale è quella deliberata.

L’influenza sociale deliberata è quella che avviene secondo un preciso ed esplicito tentativo di influenzare gli altri.

Questo tipo di influenza sociale è stato studiato tantissimo sotto molteplici aspetti, infatti sono stati fatti studi che hanno coinvolto temi come:

  • L’acquiescenza (condiscenza o remissività);
  • L’obbedienza;
  • L’influenza delle maggioranze e delle minoranze numeriche;
  • I processi di presa di decisione nei gruppi.

Entrare nel dettaglio di questi temi aprirebbe un discorso lunghissimo (ma molto interessante!), perciò mi concentrò su altri due concetti legati all’influenza sociale che sono molto attuali e di facile spiegazione.

L’influenza sociale informativa e l’influenza sociale normativa

Quando spiego dei concetti di psicologia agli altri cerco sempre di ricollegarli all’esperienza della vita quotidiana per poterne digerire meglio il significato: nel caso dell’influenza sociale informativa e normativa, questa operazione è particolarmente facile perchè sono fenomeni che abbiamo sperimentato tutti almeno una volta nella vita.

L’influenza sociale informativa è quel processo di influenzamento sociale che ha luogo quando l’individuo si trova in una situazione ambigua di cui ha poche informazioni a riguardo.

In questo caso, l’individuo è motivato a ridurre l’incertezza e per questo accetta le informazioni provenienti dagli altri come prove di realtà (che, detto in parole povere, significa che le prende necessariamente per vere).

Lo scopo principale di questa azione è quello di dare giudizi validi ed accurati.

Questo genere di situazione è quello che sperimenti ogni volta che vai dal medico.

Per via del malessere, ti trovi in una situazione ambigua su cui hai poche informazioni a riguardo: non sai cosa succede al tuo corpo, non sai se si tratta di qualcosa di grave o no, non sai che tipo di soluzioni puoi trovare al problema.

Per questo motivo ti affidi al medico ed alle informazioni che ti vengono date: queste informazioni vengono prese come dati di realtà perchè sei motivato a trovare una soluzione al tuo problema (ridurre l’incertezza) e per questo le prendi per buone anche se potrebbero non esserlo.

L’influenza sociale normativa, invece, presuppone un bisogno di approvazione sociale o di armonia con gli altri.

Questa influenza sociale ha luogo quando ti conformi alle aspettative positive degli altri oppure eviti di comportarti in modi che porterebbero alla punizione oppure all’essere disapprovato.

Lo scopo di questo processo di influenza sociale è quello di costruire e mantenere relazioni soddisfacenti con gli altri.

Attenzione: a differenza dell’influenza sociale informativa, nell’influenza sociale normativa l’individuo può adeguarsi a livello sociale (quindi a livello pubblico), ma può benissimo non accettare la condotta che ha adottato a livello individuale (ovvero dentro di sè).

Anche qui gli esempio sono molteplici, basta pensare ai gruppi di adolescenti in cui un ragazzo decide di ubriacarsi per il fatto che il resto del gruppo ci sta dando dentro con gli alcolici.

I processi di influenza sociale sono processi a cui tutti sottostiamo perchè hanno matrici adattive: ti sono venuti in mente esempi personali mentre leggevi l’articolo? 🙂

Se ti è piaciuto o lo hai trovato interessante, condividilo!

Ci vediamo anche su Instagram sul mio profilo antonellomattiapsicologo 😉

Sonno e rilassamento: quali sono le differenze tra questi stati psicofisici?

Sembrano simili ma non sono uguali: lo stato di sonno e quello di rilassamento sono due condizioni psicofisiche che generano benefici per il corpo (ricaricare le energie!) in modi differenti.

Le persone spesso mi chiedono:

“Ma se sono stanco non faccio prima a dormire?”

Nulla può sostituire il sonno che è necessario alla sopravvivenza; tuttavia, se vuoi ricaricare le pile, anche indurre uno stato di rilassamento profondo può essere particolarmente utile.

Ci sono delle differenze sostanziali tra lo stato psicofisico in cui ci troviamo durante il sonno e quello che sperimentiamo durante una sessione di rilassamento profondo.

In questo articolo imparerai a riconoscere le differenze ed a servirti di entrambi per ricaricare le energie e produrre di più.

Il rilassamento indotto dalla meditazione ed il sonno non sono la stessa cosa.

C’è proprio poca somiglianza!

Sia durante il sonno che durante la meditazione c’è una diminuzione nel consumo di ossigeno.

Tuttavia, la quantità è totalmente differente.

Durante il sonno, la diminuzione del consumo di ossigeno raggiunge un valore dell’8% rispetto a quando siamo svegli, e questo avviene in maniera progressiva fino a stabilizzarsi intorno alla 4 o 5 ore da quando ci siamo addormentati.

Invece, durante l’induzione di una tecnica di rilassamento (o durante la meditazione) questa diminuzione raggiunge un valore compreso tra il 10% ed il 20% durante i primi tre minuti di pratica.

È impossibile indurre una diminuzione simile attraverso altre metodologie!

Un’altra differenza riscontrabile è stata rivelata tramite encefalogramma.

Quando usiamo una tecnica di rilassamento il nostro cervello produce onde alfa, che sono delle onde cerebrali lente che aumentano in frequenza ed intensità durante la meditazione.

Le onde alfa sono più difficile da rivelare durante il sonno.

La scienza sta ancora indagando il funzionamento specifico delle onde alfa, ma sappiamo che vengono prodotte quando l’individuo è rilassato.

Un’altra differenza sta nel fatto che durante l’utilizzo di una tecnica di rilassamento non sono presenti nel cervello i segnali elettrici tipici del rapid-eye movement che compaiono durante il sonno.

Questo significa che il sonno e il rilassamento profondo non sono la stessa cosa: l’uno non può essere il sostituto per l’altro, e viceversa.

Esiste una somiglianza nel genere di cambiamenti fisiologici indotti da entrambi ma se abbiamo bisogno di dormire, dobbiamo dormire.

Allo stesso modo, le tecniche di rilassamento producono una serie di modificazioni fisiologiche all’interno del corpo che sono un validissimo aiuto per combattere lo stress.

Lo stato di coscienza ottenibile tramite tecniche di rilassamento è uno “stato alterato di coscienza”

Viene definito “alterato” perchè è uno stato di coscienza che non sperimentiamo nella vita di tutti i giorni, infatti deve essere elicitato per provarlo.

Quando parliamo di stati di coscienza facciamo riferimento ad un lungo continuum dove agli estremi possiamo trovare il coma da un lato (incoscienza profonda) e la vigilanza estrema dall’altro.

Un metodo per elicitare questo stato di coscienza è per l’appunto la meditazione o l’utilizzo di tecniche di rilassamento.

Da cosa derivano le modificazioni fisiologiche indotte dalle tecniche di rilassamento?

In generale, possiamo considerare lo stato di rilassamento profondo come una condizione di elevato rilassamento che è associata ad un abbassamento dell’attività del sistema nervoso simpatico ed all’aumento dell’attività del sistema nervoso parasimpatico.

A sostegno di questa ipotesi sono stati svolti parecchi esperimenti: un esperimento storico a riguardo è quello condotto dal dottor Walter Hess nella prima metà del secolo scorso.

Egli stimolò alcune zone dell’ipotalamo e si rese conto che poteva indurre nei gatti delle reazioni fisiologiche contrapposte in base alla zona stimolata.

Stimolando alcune zone poteva indurre le modificazioni fisiologiche tipiche della reazione di attacco o fuga; stimolandone altre invece, produceva una risposta di effetto totalmente diverso.

Il dottor Hess descrisse questa reazione come una reazione trofotropica, da intendersi come un sistema di protezione contro lo stress che appartiene al sistema parasimpatico.

Anche noi esseri umani possiamo indurre questa reazione: indovina come?

È ovvio: tramite la meditazione!

Sonno e rilassamento profondo sono differenti! Approfitta di entrambi per aumentare la tua produttività! 😉

La vita del pendolare sui mezzi pubblici è stressante: approfittane per rilassarti

Abito a Roma da quando sono nato e come tutti i romani che si rispettano il mio rapporto con i mezzi pubblici è sempre stato conflittuale.

Chiunque abiti in una grande città sa di cosa sto parlando: prendere i mezzi pubblici può essere un vero calvario che può trasformare l’inizio e la fine di una qualsiasi giornata lavorativa in un’occasione da ricordare (in negativo!).

Fare la vita del pendolare significa affrontare viaggi più o meno lunghi, attese snervanti, corse folli per prendere l’ultimo treno o autobus che sta partendo.

Guardiamo in faccia la realtà: la vita del pendolare è stressante e per questo motivo ho sempre sperato che ci potessero essere delle alternative che potessero rendere la pillola meno amara.

In questo articolo ti espongo un esercizio anti stress che puoi sfruttare a tuo piacimento per trasformare anche il peggiore dei viaggi in autobus in una occasione in cui puoi rilassarti e ricaricare le energie.

Anatomia di un viaggio con i mezzi pubblici: l’esempio di Mario Rossi

Moltissimi italiani utilizzano i mezzi pubblici per recarsi a lavoro.

Ogni pendolare passa sui mezzi pubblici un quantità di tempo più o meno variabile a seconda della distanza che separa casa sua dal posto di lavoro.

In generale possiamo affermare che, trattandosi di una attività che svolgiamo almeno due volte a giorno per cinque giorni alla settimana, prendere i mezzi pubblici rappresenta una parte importante della nostra vita lavorativa.

L’esperienza di viaggio che abbiamo sui mezzi pubblici può sicuramente influenzare il quantitativo di stress che percepiamo ogni giorno, soprattutto perchè è una cosa che facciamo così spesso.

Alcuni lavoratori affermano che “prima o poi ci si abitua”: questa affermazione può essere vera, ma viene spesso detta da coloro che fanno ed hanno fatto lo stesso tragitto coi mezzi pubblici per un periodo spesso superiore ad alcuni anni.

Quando parliamo in termini di anni stiamo comunque facendo riferimento ad un periodo di adattamento particolarmente lungo, caratterizzato da una routine giornaliera che rende l’adattamento una questione di sopravvivenza.

Mettiamola così: immaginiamo per un attimo l’esempio di un lavoratore prototipico che chiameremo Mario Rossi.

Il nostro caro Mario ha appena trovato un buon impiego: la paga è buona, il lavoro corrisponde bene o male alle sue aspettative e fa riferimento al suo percorso di studi, sente che la mansione che deve svolgere è nelle sue corde e che ce la può fare.

Tuttavia, scopre che l’ufficio in cui si deve recare si trova dall’altra parte della città.

Sarebbe un pazzo a lasciarsi sfuggire un così buon posto di lavoro solo per via dello spostamento coi mezzi pubblici giusto?

Questa è la stessa cosa che pensa Mario: per questo motivo accetta e comincia a lavorare il lunedì successivo, per cinque giorni alla settimana, facendo un tragitto di andata e ritorno che dura un’ora e mezzo/due ore ciascuno (quindi dalle tre ore alle quattro ore sui mezzi pubblici ogni giorno)

È inutile dire che il nostro amico Mario comincerà a sentire lo stress dopo qualche mese: in questo caso, è assolutamente poco produttivo dirgli “non ti preoccupare, prima o poi ti abituerai” perchè Mario avverte lo stress adesso e vuole una soluzione adesso che gli permetta di rendere il viaggio meno lungo e stressante.

Cosa potremmo consigliare a Mario Rossi?

Invece che adottare la strategia di sopravvivenza alla Rambo (coltello a serramanico tra i denti finchè non arriverà, prima o poi, il fantomatico ed agognato “adattamento”) potremmo consigliargli di sfruttare questo momento della sua giornata lavorativa per fare qualcosa di costruttivo e positivo per se stesso: rilassarsi.

In che modo ci si rilassa sui mezzi pubblici e si combatte lo stress del viaggio?

Un metodo valido consiste nell’utilizzare l’esercizio contenuto nel prossimo paragrafo.

L’esercizio di rilassamento anti-stress per i mezzi pubblici

Questo esercizio di rilassamento può essere utilizzato sia da seduti che in piedi.

Tutti sappiamo quanto possa essere difficile a volte trovare un posto a sedere sugli autobus o sul treno: niente paura, questo esercizio funzionerà ugualmente.

Se ti trovi seduto la prima cosa che puoi permetterti di fare è trovare una posizione comoda.

Scommetto che la giornata lavorativa è stata parecchio stancante, per cui il primo regalo che puoi farti per rilassarti un pò è metterti comodo.

Se ti trovi in piedi puoi comunque prendere una posizione comoda: piega leggermente le ginocchia, abbassa le spalle e tieni la testa dritta, come se fosse appesa ad un filo che dolcemente tiene tutto il tuo corpo appeso.

In secondo luogo prova a chiudere gli occhi.

Se hai paura di perdere la tua fermata puoi tenerli semichiusi o aperti: in questo caso prova a guardare un punto fisso davanti a te senza lasciare che lo sguardo si adagi su troppi stimoli distraenti.

In terzo luogo porta attenzione alla punta del tuo naso, specificatamente alle tue narici.

Riesci a sentire il suono che fa l’aria quando entra ed esce dal tuo naso?

Riesci a sentire la temperatura dell’aria? È calda, magari perchè è stata una giornata afosa, oppure è fredda, come nelle giornate d’inverno?

Riesci a percepire come i polmoni si dilatano mentre l’aria entra delicatamente dentro di essi ed esce in maniera ritmica e lenta?

Prova a portare l’attenzione su tutti questi particolari che caratterizzano la tua respirazione: potrebbe essere un’esperienza nuova per te, magari non ti eri mai fermato ad analizzare mentalmente il tuo modo di respirare.

Quando percepisci che stai cominciando a pensare ad altro, magari a come è stata la giornata lavorativa oppure a quello che ti aspetta a casa, prova a tornare dolcemente sul suono dell’aria che entra ed esce dalle narici.

Questo suono rappresenta la tua “ancora mentale” che ti permette di svuotare la mente dai pensieri distraenti e di stare con il tuo respiro, che molto probabilmente si farà sempre più ritmato, lento e profondo.

Coltiva questa abitudine per dieci o quindici minuti durante il tuo tragitto sui mezzi pubblici ed i risultati in termini di energia e rilassamento non tarderanno ad arrivare 🙂

Spero di averti dato un buono spunto di pratica! Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo!

Ti ricordo che sono anche su Instagram: puoi seguirmi sul mio account antonellomattiapsicologo.

Puoi anche iscriverti alla newsletter del sito se vuoi: basta cliccare sull’immagine apposita che trovi a destra di questo articolo 😉

La comunicazione efficace: non è importante quello che dici, ma come lo dici!

La comunicazione efficace: non è importante quello che dici, ma come lo dici!

Questo articolo nasce con l’obiettivo di darti un consiglio prezioso che potrebbe tornarti utile in molte situazioni lavorative e della vita quotidiana.

Il consiglio è il seguente: porta estrema attenzione al modo in cui dici le cose, spesso è molto più importante di quello che stai dicendo!

Ma qual è la motivazione che sta dietro a questo consiglio?

Perchè dovresti stare più attento/a a come comunichi piuttosto a quello che stai comunicando?

Come si comunica efficacemente?

L’arte del saper comunicare efficacemente è molto più sottile di quello che pensi, andiamolo a vedere assieme con questo articolo!

I due livelli della comunicazione

Probabilmente non ce ne rendiamo conto, ma quando comunichiamo lo facciamo sempre a due livelli:

  • Il livello sociale, detto esplicito;
  • Il livello psicologico, detto implicito.

Qual è la differenza?

Il livello sociale fa riferimento a quello che stiamo dicendo ed a quello che è manifesto, ovvero che è direttamente osservabile nel nostro comportamento comunicativo.

Quando parliamo con il datore di lavoro, con un’amica, con il fidanzato stiamo comunicando un messaggio che è composto da una serie di parole, che nell’insieme costituiscono il nostro discorso.

In questo caso, il livello sociale della comunicazione è rappresentato dal contenuto del nostro discorso, ovvero quello che stiamo dicendo.

Al contrario, il livello psicologico è tutto ciò che non è direttamente manifesto e che quindi è molto più difficile da osservare.

Riprendendo in esame l’esempio appena fatto, il livello psicologico della comunicazione è caratterizzato dal tono di voce, dai movimenti del nostro corpo, dalla postura, dalle espressioni facciali … tutti elementi comunicativi importantissimi ma che difficilmente prendiamo in considerazione quando comunichiamo con le persone a noi care!

Attenzione al non verbale!

Per quanto possa risultare strano, la nostra mente è bravissima a leggere il comportamento non verbale altrui e lo fa anche se non ne siamo direttamente consapevoli.

Riusciamo a cogliere le più piccole sfumature del tono di voce e dei gesti altrui e spesso elaboriamo la nostra reazione basandoci più su di essi che su quello che l’altra persona ci ha detto.

Probabilmente è capitato ad ognuno di noi di essersi sentito/a dire qualcosa di apparentemente innocuo ma con un tono di voce che lasciava trasparire ben altre intenzioni: è proprio in casi come questo che la nostra risposta è particolarmente influenzata dal livello psicologico più che da quello sociale.

A riguardo, si stima che la comunicazione sia influenzata molto di più dal comportamento non verbale che da quello verbale, perciò attenzione!

Una questione di punti di vista

Tuttavia, è importante sottolineare che ognuno di noi elaborare una risposta a partire dalla propria personalità, dal proprio modo di essere e di vedere le cose.

Ognuno di noi è dotato di un paio di occhiali attraverso cui vede il mondo esterno e le persone che lo circondano: le lenti di questi occhiali sono la nostra mente, che in maniera originale e creativa elabora risposte che sono per forza di cose differenti dalla persona che abbiamo accanto.

Cosa significa questo?

Significa che uno stesso stimolo potrebbe suscitare una reazione differente in una persona piuttosto che in un’altra!

Un determinato tono di voce potrebbe sembrare calmo e rilassato per la vostra partner, ma potrebbe suonare come tremendamente noioso per il vostro datore di lavoro.

Tieni presente questa variabile se vuoi comunicare efficamente.

Prima di tutto la coerenza!

Per quanto possa essere letto in maniera differente in base a chi abbiamo davanti, ricordiamoci sempre che la coerenza tra quello che diciamo e come lo diciamo è alla base per una comunicazione efficace.

I messaggi coerenti sono quei messaggi caratterizzati da un contenuto verbale e una comportamento non verbale che vanno di pari passo.

Se vogliamo esprimere calore e vicinanza, la cosa migliore che possiamo fare è comunicare verbalmente il nostro supporto ed accompagnarlo da un tono di voce comprensivo, una postura rilassata e leggermente reclinata in avanti, una gestualità lenta e misurata.

Quando comunichiamo coerentemente l’altro lo percepisce: in questo modo, le probabilità di effettuare una comunicazione efficace aumentano a dismisura!

Gli ambiti di applicazione di questi consigli sono innumerevoli: prova ad utilizzarli ed a comunicare efficacemente la prossima volta che ti trovi sul posto di lavoro, con gli amici, con il tuo partner o con un’altra persona cara e fammi sapere come va!

Ogni condivisione è apprezzata!

Ti è piaciuto l’articolo sulla comunicazione efficace? Lo hai trovato utile?

Condividilo sui social tramite i pulsanti appositi che trovi qui sotto ed a sinistra dell’articolo: ti ringrazio in anticipo! 🙂

Inoltre, puoi iscriverti alla newsletter del sito per ricevere gli aggiornamenti settimanali: basta cliccare sull’immagine apposita che trovi sulla destra!

Il tuo modo di reagire allo stress dice molto sulla tua personalità

Il tuo modo di reagire allo stress dice molto sulla tua personalità

Come reagisci quando sei sotto stress?

Il tuo modo di comportarti quando il gioco si fa duro può darti indizi importanti sulla tua personalità.

La prossima volta che ti ritroverai a dover reagire allo stress togli il pilota automatico alla tua mente ed utilizza le informazioni di questo articolo per capire meglio la tua personalità, ne resterai sorpreso!

Quando il gioco si fa duro …

Molte persone rimangono sorprese quando gli viene fatto notare che il loro modo di comportarsi con se stessi o con gli altri cambia quando devono reagire allo stress.

Magari si definiscono persone calme e tranquille, ma non appena la situazione diventa più complicata da gestire ecco che compaiono i primi sintomi del cambiamento: irritabilità e aggressività da un lato oppure svalutazione e avvilimento dall’altro.

La capacità di reagire allo stress è molto importante per vivere bene la vita quotidiana.

Il mondo esterno ci pone continuamente di fronte a sfide sempre nuove che richiedono da parte nostra un adattamento creativo: ma cosa succede quando la sfida diventa più grossa e complessa del solito?

In questi casi il nostro organismo mette in atto tutta una serie di strategie per reagire allo stress nel miglior modo possibile.

La nostra mente va a pescare queste strategie da una speciale “cassetta degli attrezzi” personale, che contiene tutte nostre modalità preferite di reagire allo stress che abbiamo imparato, sviluppato ed accumulato durante la nostra vita.

Un tuffo nel passato per comprenderci meglio

Ognuno di noi ha sviluppato la maggior parte di queste strategie nel passato e le ha continuate ad usare, volontariamente o involontariamente, per tutta la vita.

Probabilmente non ci abbiamo mai pensato in questi termini, ma anche la vita di un bambino è ricca di sfide giornaliere e di problemi!

Ogni bambino è immerso in un contesto sociale ed ambientale in continuo mutamento: la relazione con i genitori, con la famiglia allargata, con i pari, con la scuola e così via.

Come possiamo capire, anche un bambino molto piccolo deve elaborare delle strategie per “sopravvivere” al suo contesto di appartenenza.

Per fare ciò, può elaborare queste modalità di trattare se stesso e gli altri osservando come si comportano le persone per lui importanti, ovvero i suoi genitori, e basandosi anche sul modo in cui viene trattato da quest’ultimi.

Un bambino che è stato incoraggiato nell’esplorazione del mondo esterno e sostenuto tramite cure amorevoli molto probabilmente diventerà un adulto che, in una situazione in cui deve reagire allo stress, risponderà con atteggiamenti pro-attivi verso sè e verso gli altri.

Al contrario, un bambino a cui è stato continuamente detto e ripetuto tramite gesti che non è capace di affrontare il mondo, molto probabilmente crescerà con la consapevolezza che tutto è al di fuori della sua portata, reagendo quindi con sentimenti di svalutazione e avvilimento.

Esistono molte variazioni su questo tema (e soprattutto non esiste una causalità lineare diretta a riguardo, proprio perchè i percorsi personali di vita sono innumerevoli ed estremamente variegati), ma in generale le modalità di reagire allo stress trattando noi stessi o gli altri in modo positivo o negativo pongono le loro basi nel passato.

Come reagisci quando sei sotto stress?

Prova a farci caso la prossima volta in cui dovrai affrontare un compito particolarmente arduo: come reagisci quando sei sotto stress?

Ti invito a prendere consapevolezza per un attimo dei tuoi pensieri: che cosa stai dicendo su te stesso e sugli altri?

Fai attenzione a tutti quei pensieri che sembrano cavalcare le onde della svalutazione, della critica e dell’aggressività distruttiva.

Adesso prova a portare la tua attenzione alla pancia: che cosa senti?

Anche qui è importante diventare consapevoli delle proprie emozioni: pensieri negativi vengono spesso accompagnati da emozioni negative.

Fare questo semplice esercizio di consapevolezza può dirti molto su te stesso/a, probabilmente in modi di cui non eri consapevole.

Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo!

Se ti è piaciuto l’articolo, valuta la possibilità di condividerlo tramite social network 🙂

Puoi farlo cliccando sui pulsanti appositi che trovi qui sotto ed a sinistra dell’articolo.

Inoltre, puoi iscriverti alla newsletter cliccando sull’immagine che trovi sulla destra.