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E tu sei davvero capace di ricevere un complimento da parte di qualcuno?

A volte le cose apparentemente più semplici sono quelle più difficili: ricevere un complimento da parte di qualcuno può nascondere una difficoltà “celata” che potrebbe essere connessa alla propria storia personale passata.

Come reagisci quando qualcuno ti fa un complimento?

Lo accetti, ringrazi e poi sorridi?

Ti imbarazzi?

Sorvoli su ciò che ti è stato detto e poi passi ad altro?

Sembra una piccola cosa ininfluente, ma la nostra capacità di ricevere un complimento da parte di qualcuno parla di noi e della nostra storia personale, molto più di quello che potremmo pensare.

Cos’è un complimento?

Secondo l’Analisi Transazionale, un complimento è una carezza positiva ricevuta dall’altro.

La carezza, così denominata, non è letteralmente una carezza sul viso, ma è intesa come l’unità di riconoscimento umano, ovvero si definisce carezza qualsiasi tipo di azione che implica, per l’appunto, il riconoscimento da parte dell’altro (e verso l’altro).

L’essere umano, in quanto animale sociale, ha bisogno di riconoscimento, di essere rispecchiato, di interagire con l’altro.

Questo bisogno è fondamentale tanto quanto il bisogno di mangiare e di bere.

Un bambino appena nato che viene deprivato del contatto umano potrebbe andare incontro ad un pericoloso aggravarsi della sua condizione psicofisica.

Ciò significa che gli essere umani sono motivati a “procacciare” carezze proprio come sono motivati a ricercare il cibo.

Ci sarebbe molto da dire sul tema delle carezze: per chi vuole approfondire rimando a questo articolo a riguardo.

Alla luce di questo ragionamento, ricevere un complimento dovrebbe essere un’esperienza universalmente positiva, giusto?

Beh, non è così scontato!

Il filtro delle carezze: cos’è e qual è il suo scopo?

Il nostro passato plasma il nostro presente: durante lo sviluppo ognuno di noi escogita i suoi modi personali per ottenere carezze.

Ogni tentativo di ottenere carezze è influenzato dal contesto sociale in cui si è immersi.

Se a casa nostra, quando eravamo piccoli, le carezze positive erano scarse (ad esempio dirsi “ti voglio bene!” in modo diretto ed esplicito) ed era difficile ottenerle, allora è molto probabile che avremo imparato modi alternativi per ottenere carezze … magari accontentandoci di ottenerne di negative, perché è sempre meglio ricevere una carezza negativa (e quindi “sentirsi visti” dall’altro, anche se ci sta sgridando) piuttosto che non riceverne per nulla.

Se, ad esempio, ottenevamo riconoscimento da parte dei nostri genitori solamente quando riportavamo bei voti a scuola, allora è probabile che avremo imparato che si è meritevoli di lode solamente quando si ottiene una determinata performance.

Cosa c’entra tutto questo discorso con la capacità di ricevere un complimento da parte di qualcuno?

C’entra perché crescendo creiamo automaticamente ed inconsciamente un “filtro” mentale, che ha lo scopo di filtrare le carezze in entrata ed in uscita.

In generale tendiamo ad accettare tutte quelle carezze a cui siamo abituati, mentre non teniamo in considerazione (e quindi le svalutiamo) tutte quelle carezze che non “rientrano” all’interno della visione che abbiamo di noi stessi e del mondo (in parole povere: a cui non siamo abituati).

Se, ad esempio, un bambino è sempre stato abituato ad ottenere attenzione da parte dei genitori facendosi sgridare addosso, è probabile che crescendo svilupperà un’idea di sé come persona meritevole solamente di critiche.

In questo caso potrebbe non credere ai complimenti ricevuti da parte degli altri, perché stridono con il concetto che ha di sé stesso come persona (= non meritevole di carezze positive).

Ovviamente non esiste una casualità diretta di tipo causa –> effetto tra queste variabili, tuttavia questo ragionamento va tenuto in considerazione perché le probabilità che le cose siano andate davvero così potrebbero essere elevate a seconda della storia personale dell’individuo e del contesto sociale in cui è cresciuto.

È per queste motivazioni che accettare i complimenti è un processo appreso, perché significa maturare una visione di sé e degli altri che è spesso diversa da quella a cui siamo abituati.

Maturare una visione di sé più positiva, improntata sul riconoscimento delle proprie risorse personali, può essere un valido obiettivo per un percorso di aiuto in psicoterapia e potrebbe essere correlato allo sviluppo della capacità di saper davvero ricevere un complimento da parte di qualcuno.

E dopo questa spiegazione, ritorno alla domanda iniziale lasciandola qui come spunto di riflessione …

… tu sei davvero capace a ricevere un complimento da parte di qualcuno?

Grazie per la lettura.

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Alla prossima settimana!

Dottor Antonello Mattia – Psicologo Castelli Romani

Pubblicato da Antonello Mattia

Mi chiamo Antonello Mattia, sono uno psicologo e scrivo articoli riguardanti il mondo della psicologia e della psicoterapia, parlando di concetti complessi in modo fruibile e divertente.

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