CategoriaArticoli

Cosa può fare un genitore per supportare il figlio che inizia un percorso di psicoterapia?

Cosa può fare un genitore per supportare il figlio che inizia un percorso di psicoterapia? Spesso il cambiamento dei genitori si riflette sui figli: vediamolo assieme.

Questo articolo è indirizzato a tutti quei genitori i cui figli, per i motivi più disparati ma comunque legati alla sperimentazione di una situazione di disagio psicologico, decidono di intraprendere un percorso di psicoterapia.

Questo genere di situazioni possono essere nuove e quindi sconosciute, d’altronde ancora tante persone non sanno chi è lo psicologo e che cosa fa (ho scritto alcuni articoli a riguardo, ad esempio questo e quest’altro).

Per affrontare al meglio un’esperienza nuova di questo tipo, cosa può fare un genitore per supportare il figlio che inizia un percorso di psicoterapia?

La prima informazione da avere è che ogni famiglia è un sistema.

Molti genitori non sanno (giustamente, non sono degli “addetti ai lavori” come noi psicologi) che la famiglia è un sistema in cui tutti i membri si influenzano a vicenda.

Se provate a cercare la parola “sistema” su Google, le varie definizioni rimanderanno sempre a questo punto: si tratta di un insieme costituito da più parti che si influenzano a vicenda.

Ciò significa che il modo di pensare, sentire ed agire dei genitori influenza il modo di pensare, sentire e di agire dei figli, ma questo procedimento è valido anche al contrario.

Ogni membro della famiglia contribuisce a modo suo a mantenere l’equilibrio familiare, ovvero a mantenere “le cose come stanno”, soprattutto a livello relazionale.

Spesso questo contributo è al di fuori della propria consapevolezza personale.

È difficile avere coscienza di come si influenzano gli altri membri del gruppo familiare, senza avere una “terza persona” esterna che ci aiuta a cogliere con obiettività i nostri modi di fare nei confronti degli altri.

Spesso questa terza persona è uno psicoterapeuta, se si vogliono fare le cose fatte bene, ma su questo punto ci torneremo più avanti.

Dopo aver specificato questa importante premessa, torniamo alla domanda iniziale: cosa può fare un genitore per supportare il figlio che inizia un percorso di psicoterapia?

Un primo passo importante è quello di prendere consapevolezza della propria parte di responsabilità nel mantenimento dell’equilibrio familiare.

Perché lo è?

Si tratta di un cambiamento importante per almeno due motivi:

  1. Innanzitutto significa abbandonare l’atteggiamento del “Io non c’entro nulla!”, che caratterizza tutti quei genitori che credono che il problema stia tutto nel figlio e che loro stessi non contribuiscano minimamente al mantenimento della situazione di disagio all’interno della famiglia;
  2. Prendersi la propria fetta di responsabilità stimola a fare qualcosa, a ricercare il cambiamento, perché se ci si rende conto che si contribuisce all’equilibrio familiare in qualche modo allora significa che è possibile influenzarlo cambiando modo di agire.

Voglio specificare che prendersi la propria parte di responsabilità è ben diverso dal “prendersi la colpa”.

Quando si parla di colpa c’è quasi sempre di mezzo una critica rivolta a sé ed agli altri.

Prendersi la propria responsabilità, invece, è un atto maturo che non prevede critiche personali, ma equivale a cogliere in maniera distinta qual è il proprio contributo all’interno delle relazioni e successivamente decidere di fare qualcosa di costruttivo a riguardo.

Questa presa di consapevolezza rappresenta già una fetta importante di lavoro personale che porterà alla diminuzione del disagio familiare.

Secondo il modello di Prochaska e Di Clemente, che dedicarono i loro sforzi a studiare le fasi del cambiamento umano, ogni tipo di cambiamento personale passa attraverso cinque steps differenti:

  • Pre-contemplazione (la persona non è per nulla convinta a cambiare, spesso non comprende nemmeno di avere un problema);
  • Contemplazione (la persona comprende di avere un problema e sta pensando di cambiare);
  • Decisione (la persona decide di voler cambiare);
  • Azione (la persona agisce mettendo in atto una strategia per cambiare);
  • Mantenimento (la persona si impegna a mantenere il cambiamento, per quanto potranno esserci delle ricadute).

Alla luce di questo modello, rendersi conto di contribuire in qualche modo alla situazione problematica equivale a “salire” sui primi due gradini del modello, che non è poco!

Per continuare a progredire verso un cambiamento duraturo spesso è necessario rivolgersi ad uno specialista, come uno psicoterapeuta.

Non dico questo per tirare necessariamente acqua al mio mulino, dato che si tratta del mio lavoro, ma si tratta di una questione di buon senso.

Così come è necessario rivolgersi ad un idraulico quando si rompe una tubatura di casa, pena l’allagamento del proprio appartamento, allo stesso modo è altamente consigliato contattare un esperto quando le relazioni tra genitori e figli sono contraddistinte da disagio psicologico per entrambi.

I genitori che si “mettono in gioco” sono anche quelli che contribuiscono in modo sostanziale a supportare il cambiamento ed a diminuire il disagio familiare.

Se il proprio figlio intraprende un percorso di psicoterapia, allora il cambiamento ottenuto sarà più duraturo e stabile se verrà supportato da un cambiamento del modo di relazionarsi dei genitori (vi ricordate il discorso sui sistemi che si influenzano di cui vi parlavo poco fa?).

A volte per i genitori è difficile mettersi in gioco tanto da intraprendere un percorso di psicoterapia parallelo a quello dei figli, di parent training, di sostegno alla genitorialità o di qualsiasi tipo di intervento psicologico consigliato dal proprio psicoterapeuta.

Tuttavia spesso questa è la via ottimale per ottenere un cambiamento che possa essere più o meno stabile nel modo più efficace ed efficiente possibile.

Abbiamo visto assieme cosa può fare un genitore per supportare il figlio che inizia un percorso di psicoterapia.

Ovviamente voglio specificare che ogni situazione familiare è diversa ed a sé stante, per cui quello che personalmente consiglio è di confrontarsi con il proprio psicoterapeuta di riferimento rispetto a queste tematiche, così da avere una risposta individualizzata e personale.

Grazie per la lettura.

Se l’articolo ti è piaciuto, ti invito a condividerlo, sostenendo in questo modo il sito.

Alla prossima settimana!

Dottor Antonello Mattia – Psicologo Castelli Romani

Pubblicato da Antonello Mattia

Mi chiamo Antonello Mattia, sono uno psicologo e scrivo articoli riguardanti il mondo della psicologia e della psicoterapia, parlando di concetti complessi in modo fruibile e divertente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *