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Come gestire la motivazione all’apprendimento dell’alunno con BES

Come gestire la motivazione all’apprendimento degli alunni che presentano Bisogni Educativi Speciali?

L’abbreviazione “BES” è un termine ad ombrello che racchiude al suo interno tutte le storie personali di quei ragazzi e ragazze che hanno bisogno di un aiuto specialistico per funzionare bene a scuola.

Ogni disturbo prevede uno specifico tipo di trattamento, ed ogni trattamento deve essere individualizzato per le caratteristiche originali dell’alunno in questione.

Questo significa che ciò che funziona per un alunno, potrebbe non funzionare per un altro.

Tuttavia, l’aspetto della motivazione all’apprendimento è universale e andrebbe tenuto in considerazione per qualsiasi alunno, a prescindere dalla problematica che porta con sé.

Come ho già scritto precedentemente in altri articoli, la motivazione all’apprendimento è il carburante che permette ad un qualsivoglia intervento psicoeducativo a scuola di arrivare al traguardo.

Se l’alunno non è motivato a stare con noi, se non è motivato ad imparare, le difficoltà per l’educatore si moltiplicano sempre di più, giorno per giorno.

L’esperienza dell’apprendimento ed il “vivere la scuola” diventano frustranti per entrambi: sia per l’alunno, sia per l’educatore.

Con il tempo, l’alunno con Bisogni Educativi Speciali potrebbe esprimere il suo disagio in vari modi, tra cui l’emissione di comportamenti-problema.

L’educatore, invece, potrebbe andare incontro a burnout professionale ed in generale sperimentare frustrazione di fronte all’evidenza che i suoi sforzi sono più o meno vani.

Come gestire la motivazione all’apprendimento, quindi?

Come prendersene cura?

Come gestire la motivazione all’apprendimento: alcuni concetti da tenere a mente

Come dicevo, ogni alunno necessita di un intervento individualizzato e specialistico.

Tuttavia possiamo ragionare su alcuni aspetti che sono comuni a tutte le relazioni educative.

Infatti, uno di questi aspetti universali lo abbiamo appena citato: la relazione.

Qualsiasi esperienza di apprendimento scolastico si basa sul rapporto tra almeno due persone: una che insegna ed una che apprende.

Anche l’atto di leggere un libro, che può sembrare un’esperienza solitaria, presuppone comunque un dialogo tra colui che ha scritto il libro, l’autore, e colui che riceve il messaggio comunicativo di cui il testo si fa portavoce, ovvero il lettore.

Perciò il primo passo da fare è quello di curare la relazione.

1) Prendetevi cura della relazione educativa

Insegnare qualcosa a qualcuno non significa limitarsi solamente al mero passaggio di conoscenze.

Al contrario, si tratta di un incontro tra due persone che hanno un obiettivo comune in mente: quello di imparare qualcosa vicendevolmente, l’una dall’altra.

Per raggiungere questo obiettivo dovranno incontrarsi, cioè dovranno costruire una relazione.

Avere una solida alleanza tra educatore ed alunno è importante tanto quanto lo è in psicoterapia, tra psicoterapeuta e paziente.

È davvero importante che venga costruito un clima di accettazione e di rispetto reciproco.

Questa base di fiducia costituisce le fondamenta di qualsiasi rapporto educativo.

Non dimentichiamoci che costringere qualcuno ad imparare è come lottare coi mulini a vento.

Non possiamo costringere l’altro a fare qualcosa contro la sua volontà!

A volte ci proviamo lo stesso, soprattutto se facciamo uso di metodi educativi punitivi, manipolativi e coercitivi, ma a rimetterci siamo noi stessi (che non impariamo a lavorare per rinforzo positivo), l’alunno (che vive l’apprendimento come un’esperienza negativa), la relazione (che manca di fiducia e rispetto).

È importante che l’alunno, anche se presenta Bisogni Educativi Speciali, sia nostro alleato … ma come fare?

Questo ci porta al secondo punto, che è …

2) Prendetevi cura di voi stessi e della vostra motivazione al lavoro

Se stiamo bene con noi stessi, siamo capaci di stare bene anche nelle relazioni con gli altri.

Purtroppo se ne parla ancora poco, ma la qualità della salute psicofisica dell’educatore è fondamentale e va tenuta in considerazione se si vuole che l’intervento psicoeducativo a scuola abbia successo.

Ne ho parlato approfonditamente in questo articolo sullo stress degli educatori.

In sintesi, quello che consiglio è di prendersi cura del proprio stato emotivo, soprattutto quello direttamente connesso alla relazione educativa.

Non è poi così strano provare emozioni come la rabbia e la frustrazione quando si è in rapporto con un alunno con BES particolarmente difficile da gestire.

A volte l’educatore potrebbe sentirsi impaurito, altre volte potrebbe sperimentare ansia.

Le emozioni sono reazioni naturali ed adattive rispetto agli stimoli dell’ambiente esterno: invece che giudicarci negativamente per il fatto di provarle, additandole come “emozioni negative che non devo provare”, ha più senso la strategia di ascoltarle e gestirle.

A volte avere un proprio spazio di ascolto e di elaborazione, magari rivolgendosi ad uno psicologo, può migliorare il modo in cui l’educatore vive sé stesso ed il proprio lavoro.

E quando l’educatore vive bene il proprio lavoro, ecco che sperimenta quel senso di divertimento che arricchisce la relazione educativa.

A proposito di divertimento …

3) Divertitevi!

Sostenete la vostra parte giocosa: più vi divertite in modo genuino e più verrete percepiti dai vostri alunni con BES come dei compagni di giochi divertenti, con cui è un piacere imparare.

Qualsiasi attività educativa può essere arricchita da quell’elemento umano insostituibile che solamente una persona che partecipa gioiosamente all’interno di una relazione può dare.

Siate voi i primi a divertirvi nel lavorare assieme, e vedrete che anche i vostri alunni vi seguiranno di pari passo.

4) Rinforzate i comportamenti funzionali dell’alunno con BES

Come gestire la motivazione all’apprendimento di un alunno con BES?

Rinforzatelo quando fa bene un comportamento su cui state lavorando e che volete che apprenda!

Questo è un accorgimento tecnico che mi viene da consigliare per via della mia formazione nell’Applied Behavior Analysis.

Ci sarebbe molto da dire a riguardo perché il tema dell’uso dei rinforzi è davvero vasto, tuttavia mi limiterò a dire che è davvero importante rinforzare positivamente un alunno che ha fatto bene qualcosa, soprattutto se era un’attività difficile per lui/lei.

Ho incontrato molti educatori “aridi” dal punto di vista dei complimenti: a volte una serie di “bravo!” detti con enfasi possono davvero migliorare le prestazioni di un alunno, ed aiutare voi a gestire la sua motivazione.

Il rinforzo può essere di diverso tipo: un elogio per il lavoro fatto; il solletico; garantire l’accesso ad attività che l’alunno reputa divertenti, eccetera.

5) Trovate un equilibrio tra le attività che l’alunno con BES percepisce come facili e come difficili

Questo è un consiglio strategico che vi permetterà di gestire la motivazione all’apprendimento, agendo sull’organizzazione delle attività giornaliere.

Ricercate un equilibrio nel numero di attività che l’alunno percepisce come facili e come difficili.

Riservate le attività difficili per quei momenti della giornata in cui potete assicurarvi che le energie dell’alunno siano al massimo, ad esempio le prime ore della mattina o in generale l’inizio della sessione di apprendimento.

A volte è utile alternare le attività che richiedono uno sforzo di tipo cognitivo fatte al tavolo di lavoro (leggere un testo, fare delle operazioni) ad altre che prevedono uno sforzo di tipo motorio (giocare con la palla, fare un percorso psicomotorio) oppure creativo (disegnare).

Alternate attività diverse che coinvolgano abilità diverse, in modo da non “esaurire” le capacità energetiche dell’alunno rispetto all’allenamento di quella specifica abilità su cui avete appena lavorato.

In questo modo, inoltre, la giornata di scuola sarà percepita come più variegata ed interessante da parte del vostro alunno, garantendo un livello di motivazione più elevato.

Grazie per la lettura.

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Alla prossima settimana!

Dottor Antonello Mattia – Psicologo Castelli Romani

Pubblicato da Antonello Mattia

Mi chiamo Antonello Mattia, sono uno psicologo e scrivo articoli riguardanti il mondo della psicologia e della psicoterapia, parlando di concetti complessi in modo fruibile e divertente.

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