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È tutta colpa tua! Come smettere di incolpare gli altri della propria infelicità

Incolpare gli altri del proprio malessere sembra essere diventato lo sport nazionale.

In questo articolo analizzo il Gioco psicologico denonimato: “È tutta colpa tua!” secondo il linguaggio dell’Analisi Transazionale, dando alcuni consigli utili su come uscirne e smettere di incolpare gli altri (e di essere incolpati).

Sentire la frase: “È tutta colpa tua se …” seguita da urla, insulti e recriminazioni varie è abbastanza comune al giorno d’oggi.

Non che fosse una pratica sociale rara in passato: l’essere umano è sempre stato abilissimo nel trovare modi per evitare di addossarsi le sue responsabilità, sin dalla notte dei tempi.

Incolpare gli altri è solamente uno dei tanti modi esistenti tra tutti quelli disponibili (e sono tanti).

Alcuni di noi, tuttavia, ne hanno fatta una vera e propria arte.

Questo gruppo di persone, che trovano così naturale incolpare gli altri, possono essere definiti come i giocatori incalliti del Gioco psicologico “È tutta colpa tua”.

Me li immagino un pò così i giocatori incalliti di “È tutta colpa tua!”, mentre decidono chi sarà la prossima persona da incolpare per ciò che hanno “sbagliato”.

Per capire cosa accade davvero quando si incolpano gli altri è necessario partire dalla definizione di cos’è un Gioco, che troverete qui sotto.

Per chi volesse approfondire di più il linguaggio dell’Analisi Transazionale consiglio la lettura di questo breve articolo che ho scritto a riguardo.

Ebbene, la prima domanda che ci poniamo oggi è …

Cos’è un Gioco psicologico?

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“Sono triste” e “sono depresso”: differenze tra due modi di dire (apparentemente) simili

“Sono triste” e “sono depresso” sono due modi di dire che usiamo spesso nel linguaggio comune.

Ma significano davvero la stessa cosa?

Ho deciso di scrivere questo articolo ripensando ad un colloquio di psicoterapia effettuato con un paziente, tempo fa.

Senza entrare nei dettagli privati della discussione, notai che la persona in questione utilizzava le espressioni “sono triste” e “sono depresso” in modo intercambiabile, come se significassero la stessa cosa.

Una persona che non ha mai aperto un libro di Psicologia non ci avrebbe fatto caso probabilmente, o comunque l’avrebbe considerato come un dettaglio di poco conto.

D’altronde quante volte ci capita di dire “oggi sono triste” oppure “sono depresso ultimamente, mi pesa fare qualsiasi cosa” nella vita quotidiana?

Immagino parecchio, soprattutto in questo particolare momento storico.

Nel mio caso invece, proprio per via della mia formazione e del lavoro che faccio, si è acceso il celeberrimo “senso di ragno“.

La differenza rispetto all’immagine è che quando lavoro la mascherina ce l’ho, ma copre solo metà del viso.

Perché è opportuno fare una distinzione tra le espressioni “sono triste” e “sono depresso”?

Già: perché mi sto prendendo la briga di scrivere un articolo a riguardo, se sembra una cosa così banale?

Personalmente credo che sia importante per due motivazioni: una di tipo teorico ed una di tipo pratico.

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Ansia, paura, panico: sappiamo davvero che cosa sono?

In questo articolo la dottoressa Carmen Di Rosa analizza le differenze tra ansia, paura e panico.

“Ho l’ansia”.

“Che paura!”.

“È andato nel panico”.

Quante volte ci capita di dire o ascoltare queste frasi?

Siamo sicuri di conoscere bene questi stati emotivi e le differenze tra loro?

Che cos’è l’ansia?

L’ansia è uno stato caratterizzato da una sensazione di apprensione e di preoccupazione, accompagnata da tensione corporea a livello muscolare e da aumentata vigilanza per qualcosa di spiacevole che potrebbe accadere.

Infatti possiamo considerarla un’emozione preventiva in quanto rivolta verso il futuro, una reazione ad una minaccia ancora non presente, indefinita e non ben riconosciuta.

L’ansia è un’emozione tipicamente umana in quanto propria di un sistema cognitivo complesso in grado di autorappresentarsi, compiere ragionamenti ipotetici, rappresentarsi la minaccia ad uno scopo, prefigurarsi conseguenze a medio e lungo termine, rappresentarsi eventi negativi ipotetici e distanti.

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