Quando il gioco non è più divertente: il fenomeno del gioco d’azzardo

Tempo di lettura di questo articolo: 5 minuti

Questo articolo sul gioco d’azzardo è stato scritto dalla dott.ssa Carmen Di Rosa, psicologa, a cui ho chiesto gentilmente di scrivere qualcosa da poter postare sul mio sito.

Quello che state leggendo è il frutto di questa richiesta: una breve ma interessante introduzione alla definizione di gioco d’azzardo.

Alla fine dell’articolo vi lascio i contatti della dott.ssa Di Rosa, nel caso vogliate approfondire l’argomento, e la bibliografia. Buona lettura!

Il gioco d’azzardo nella società odierna è un fenomeno sociale, culturale e con ampi risvolti sia psicopatologici che criminologici: quanto padroneggiamo questo argomento?

Sappiamo riconoscere quando il gioco d’azzardo diventa così incontrollabile da essere una malattia?

Per prima cosa vediamo cosa si intende con il termine gioco.

L’enciclopedia Treccani lo definisce “Esercizio singolo o collettivo a cui si dedicano bambini o adulti, per passatempo, svago, ricreazione, o con lo scopo di sviluppare l’ingegno o le forze fisiche. Anche, pratica consistente in una competizione fra due o più persone, regolata da norme convenzionali, e il cui esito, legato spesso a una vincita in denaro (posta del gioco), dipende in maggiore o minore  misura dall’abilità dei contendenti e dalla fortuna”.

Pertanto il gioco è un’azione libera, situata al di fuori della vita consueta, a cui di norma non è legato un interesse materiale e che si compie entro uno spazio definito secondo un ordine e delle regole.

Dopo aver definito le caratteristiche del gioco, evidenziamo le particolarità del gioco d’azzardo.

Il termine deriva dall’arabo “az-zhar” che significa “dado”.

Studi antropologici hanno ipotizzato che la sua primitiva funzione fosse quella di sondare o indirizzare il Fato; una sorta di pratica magica, espressione della volontà divina, che alleviasse le angosce relative all’imprevedibile e consentisse di prevedere il destino.

Nell’antichità quindi l’esito casuale di un tiro di dadi o di un’azione equivalente serviva ad esempio a regolare lo scambio di proprietà, a risolvere dispute o a scegliere i candidati per determinati compiti.

Perché si tratti di gioco d’azzardo è necessario che ci siano delle condizioni fondamentali: il denaro, o un altro oggetto di valore, viene messo in palio attraverso una scommessa; la posta in gioco non può più essere ritirata; l’esito si basa totalmente sul caso, in quanto il gioco d’azzardo comporta il rischiare qualcosa di valore nella speranza di ottenere qualcosa di valore maggiore.

Tra i molti tipi di gioco d’azzardo presenti nel mondo occidentale ricordiamo le carte e i dadi, i giochi da casinò, le scommesse, le lotterie, il lotto e superenalotto, i Gratta e Vinci, le slot machines e videolottery, i giochi online.

Ma quindi, in fondo tutti i tipi di giochi possono essere considerati d’azzardo?

La risposta, fortunatamente, è no.

In base alla definizione appena data, per esempio non è gioco d’azzardo il biliardo: per giocare si paga solitamente una quota, ma non si scommette sull’esito della partita, che dipende in gran parte dall’abilità dei giocatori.

Allo stesso modo, non è gioco d’azzardo la tombola: sebbene la vincita dipenda totalmente dall’esito incerto dell’estrazione, i premi sono ripartiti equamente e lo spirito del gioco non è tanto vincere la maggiore somma di denaro, quanto trascorrere tempo in compagnia.

Viceversa, rientra tra i giochi d’azzardo il bingo, la cui logica è apparentemente analoga a quella della tombola, con la differenza sostanziale che non tutto l’ammontare che deriva dalla vendita delle cartelle si traduce in premi.

Nel bingo si gioca per vincere molto più di quanto si è pagato e i ritmi serrati di estrazione – circa 7 minuti per 90 numeri – non si prestano ad una forma di socialità.

Occorre fare un’importante precisazione. In molte culture è consuetudine scommettere su giochi ed eventi, e la maggior parte delle persone lo fa senza avere problemi: infatti non è il semplice incontro con il gioco che porta necessariamente all’evoluzione di un quadro patologico, ma sono necessari diversi elementi per trasformare una innocua attività in una condotta di dipendenza.

Ogni tipo di dipendenza è sempre la risultante di un processo che vede la contemporanea presenza e l’interazione di fattori diversi legati alla persona (biologici, psicologici, fasi evolutive), al contesto microsociale (famiglia, ambiente di vita), macrosociale (momento storico, culturale, economico) ed all’incontro con una sostanza o la sperimentazione di un comportamento: in questo caso, il gioco.

La frequenza del gioco d’azzardo può essere correlata più al tipo di gioco che alla gravità complessiva del disturbo: per esempio, acquistare un singolo biglietto Gratta e Vinci ogni giorno può non essere problematico, mentre una minor frequenza di casinò, sport o giochi di carte può essere parte di un disturbo da gioco d’azzardo.

In modo simile, la quantità di denaro spesa nelle scommesse non è di per sé indicativa del disturbo da gioco d’azzardo.

Alcune persone possono scommettere moltissimi soldi al mese e non avere problemi di gioco, mentre altre possono scommettere quantità molto più piccole ma fare esperienza di sostanziali difficoltà correlate al gioco d’azzardo.

Infatti non importa la quantità, ma la qualità in termini di rapporto tra il giocatore ed il gioco, così come avviene per qualunque tipo di dipendenza tra il soggetto e la sostanza da cui dipende.

Essere un giocatore patologico significa perdere completamente il controllo del proprio comportamento, tanto da non riuscire a smettere di giocare finché non si è perso tutto; il gioco, in questo caso, compromette la vita affettiva, sociale e lavorativa della persona.

Al termine di questa breve presentazione possiamo affermare che non è facile ignorare qualcosa che è costantemente davanti ai nostri occhi sotto forma di pubblicità continue, Gratta e Vinci esposti a decine nelle tabaccherie, slot machines nei bar, applicazioni per smartphone così semplici da usare e divertenti.

Non è facile, ma è obbligatorio fermarsi anche solo un momento a pensare all’approccio al gioco nostro e di chi ci sta intorno.

Perché si sa, superata una certa soglia… Rien ne va plus.

Contatti della dott.ssa Carmen Di Rosa:

Via del Casale Giuliani, 11 – 00141 Roma

Email: psicarmendirosa@gmail.com

Pagina Facebook: clicca qui.

Numero di telefono: 3663953276

Bibliografia:

American Psychiatric Association (2014). Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, Quinta Edizione, DSM-5. Milano: Raffaello Cortina Editore.

Caritas Roma (2016). I rischi del gioco d’azzardo. Considerazioni sul fenomeno e sulle sue conseguenze. Roma: Trullo Comunicazione srl.

Cohen, M. – J. Hansel (1956). Risk and Gambling, The Study of Subjective Probability. New York: Philosophical Library.

Coriale, G. et al. (2015). Disturbo da gioco d’azzardo: epidemiologia, diagnosi, modelli interpretativi e trattamento. Rivista di Psichiatria, 50 (5), 216-227.

Pubblicato da

Antonello Mattia

Mi chiamo Antonello Mattia, sono uno psicologo e scrivo articoli riguardanti il mondo della psicologia e della psicoterapia, parlando di concetti complessi in modo fruibile e divertente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *