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Come essere felici? Il mito della felicità è una grossa bugia

Questo articolo non vi spiegherà come essere felici sempre e comunque, ma vi suggerirà un’alternativa più reale

Probabilmente sin da quando eravamo bambini, il mito della felicità è stato presente nelle nostre vite.

Le fiabe che ci raccontavano per farci addormentare avevano un lieto fine.

La mamma e il papà si impegnavano moltissimo per farci ridere: quando sorridevamo ci sentivamo dire che eravamo belli, che la nostra innocente allegria e gioia per la vita rendeva il mondo un posto migliore.

E forse, il mito della felicità ha continuato ad alimentarsi e diventare sempre più radicato in noi, quando crescendo ci siamo confrontati con gli altri e hanno iniziato a sembrarci sempre più felici di noi, sempre migliori, sempre più a posto di quanto forse noi non siamo mai stati.

E così anche noi, abbiamo iniziato a perseguire la felicità, trasformandola da un mito a un obiettivo di vita, quasi indispensabile al nostro benessere mentale e fisico.

E quindi, abbiamo iniziato a chiederci … come essere felici?

L’ossessione per il mito della felicità

Questa domanda ce la ripetiamo ogni giorno, a volte anche inconsciamente, e ne siamo quasi ossessionati, tanto che a volte, crediamo che le nostre vite non vadano bene semplicemente perché non siamo felici.

“Come essere felici?”

Forse, è arrivato il momento di fare i conti con la vita e aprirci ad essa con tutto quello che ci offre, felicità e tristezza, rabbia e paura, dolore e gioia.

Iniziamo proprio dal mito della felicità.

Esso sottintende che l’uomo sia per natura, felice, ma soprattutto che se non si è felici, allora c’è qualche problema nella nostra vita, nella nostra personalità, nelle nostre emozioni.

Insomma, non godiamo del cosiddetto benessere mentale.

Il mito della felicità, inoltre, potrebbe presupporre che per essere felici sia necessario non provare emozioni spiacevoli, perché se le proviamo, allora non stiamo più bene.

Ma questo potrebbe rivelarsi un problema, poiché gli aspetti della vita che di solito hanno maggiore importanza per noi, implicano un intero ventaglio di emozioni che comprendono l’entusiasmo, la felicità, sì, ma anche le emozioni spiacevoli.

Ed ecco che si ricade nel circolo vizioso: come essere felici?

Se provare emozioni spiacevoli vuol dire non godere del benessere mentale, come farò mai ad essere felice?

La felicità è diversa dal benessere mentale

Se diversi decenni fa si parlava prettamente di benessere fisico, di recente molta importanza e rilevanza è stata data al benessere mentale.

Ma in realtà cosa si intende quando parliamo di benessere mentale?

Questo costrutto è davvero così strettamente legato al sentimento della felicità?

In realtà, la definizione di benessere dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, non fa accenno al sentimento della felicità.

Secondo l’OMS infatti:

“La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non semplice assenza di malattia o di infermità”.

Questo accade perché la felicità è solo una delle emozioni che ogni essere umano può sperimentare nella vita.

È vero, sarebbe meraviglioso e forse anche un po’ utopico essere sempre felici, ma forse sarebbe utile soffermarsi sul fatto che siamo al mondo per vivere la nostra vita, con tutto quello che essa comporta.

La ricerca della felicità, intesa come condizione di assenza di eventi spiacevoli, è impossibile da raggiungere e anche da realizzare, se ci confrontiamo col mondo reale.

Cosa possiamo fare allora?

Ognuno di noi può impegnarsi al perseguimento del proprio benessere, che esiste anche in assenza di felicità (che non vuol dire vivere una vita triste).

Come essere felici: un’alternativa al mito della felicità

Grazie al contributo della dottoressa Furneri abbiamo visto come il mito della felicità influenza la nostra idea collettiva di benessere mentale.

Come essere felici, dunque?

Ha senso voler essere felici a tutti i costi, inseguendo il mito della felicità?

A quanto pare no! Ma che alternativa abbiamo?

Cosa si intende davvero per benessere mentale, quello autentico?

Per dare una definizione alternativa, io e la dottoressa Furneri abbiamo deciso di fare affidamento al pensiero di Eric Berne, il fondatore dell’Analisi Transazionale.

Eric Berne ha parlato del concetto di Autonomia.

Secondo l’autore, l’Autonomia è quella capacità …

“… che si conquista quando si liberano o si recuperano tre capacità; consapevolezza, spontaneità ed intimità.”

Vediamo di capire meglio cosa intendeva Eric Berne con queste parole, dando anche consigli su come metterle in pratica.

La Consapevolezza

La consapevolezza è la capacità di vedere e sentire, di stare a contatto con i propri sensi a 360° e di godere del momento presente.

La persona consapevole è capace di vedere il mondo e di esperirlo come fa un neonato.

Ha pochi filtri che ne limitano l’esperienza: gode del contatto dei cinque sensi con la realtà.

Essere consapevoli somiglia, in questo senso, alla filosofia orientale (ad esempio il Buddhismo) che suggerisce di essere a contatto con sé, consapevoli, attimo per attimo.

Questa è la prima caratteristica del benessere mentale secondo Eric Berne: come essere felici? Stando a contatto pienamente con i cinque sensi!

Quando cresciamo la maggior parte di noi è addestrata ad attutire la propria consapevolezza.

Ci perdiamo in pensieri inutili, in preoccupazioni.

Viaggiamo con la mente nel passato, ripensando a tutti i nostri errori.

Ci preoccupiamo del futuro, anticipando quello che accadrà con la certezza che tutto andrà male.

La persona consapevole, al contrario, sta nel presente: si gode il momento, sapendo che è l’unico tempo che conta davvero.

La prossima volta che ascolti un brano musicale che ti piace oppure stai mangiando un piatto di pasta buonissima … fermati e stai a contatto coi cinque sensi.

Goditi l’esperienza.

Se ti accorgi che ti stai criticando, che stai andando con la mente al passato ed al futuro, e che non ti stai godendo quel magnifico brano musicale oppure il pranzo che hai davanti … riporta l’attenzione gentilmente a ciò che stai facendo, e stai a contatto.

Questo è il primo passo per abbandonare il mito della felicità e perseguire un benessere mentale autentico.

La Spontaneità

La Spontaneità significa la capacità di scegliere da tutta una gamma di emozioni in termini di sensazioni, pensiero e comportamento.

La persona spontanea reagisce al mondo utilizzando tutta la sua gamma di emozioni.

Non cerca di essere felice per forza, imponendoselo.

Se si sente arrabbiata, reagisce con rabbia ed afferma i suoi diritti, rispettando sé e l’altro.

Se si sente triste, sta a contatto con la sua tristezza e chiede aiuto a qualcuno che la possa consolare.

Se si sente spaventata, accoglie la paura e ricerca rassicurazione.

Il benessere mentale secondo Eric Berne significa essere capaci di reagire al mondo in modo spontaneo, senza limitazioni, nel rispetto di sé e dell’altro.

La persona spontanea è creativa come quando era un bambino/a, se lo vuole.

È capace di prendersi cura degli altri e di sé come farebbe un genitore, se la situazione lo richiede.

È capace di risolvere i problemi che la vita gli pone davanti, in modo funzionale alla richiesta dell’ambiente.

La prossima volta in cui senti il bisogno di gioire con un’altra persona, oppure di chiedergli un aiuto, oppure vuoi dargli attenzione ed affetto … ascolta questo tuo bisogno ed assecondalo.

L’intimità

L’Intimità è quella capacità di essere pienamente autentici quando si è in rapporto con l’altro.

Significa interagire con l’altro in modo genuino, aperto, con fiducia.

Implica la capacità di stare a contatto con tutte le proprie emozioni e di essere capaci di esprimerle, nel rispetto dell’altro.

Parlando di rispetto: una persona che è capace di essere Intima dà uguale valore a sé ed all’altro.

Non cerca di prevalicare l’altro, così come non svaluta sé: sà bene che sia lui/lei che l’altro sono OK allo stesso modo.

Essere Intimi è possibile nella misura in cui ci apriamo all’altro in modo protettivo per noi.

Non si può essere Intimi con tutti: prima di poter sperimentare Intimità, dice Berne, è necessario creare una relazione sicura con l’altro definendo i confini in modo adulto e protettivo.

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Dottor Antonello Mattia – Psicologo Castelli Romani

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Pubblicato da Antonello Mattia

Mi chiamo Antonello Mattia, sono uno psicologo e scrivo articoli riguardanti il mondo della psicologia e della psicoterapia, parlando di concetti complessi in modo fruibile e divertente.

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