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Come recuperare le energie quando si lavora troppo: la pausa strategica

Siamo così abituati all’idea di lavorare tanto, eppure ci viene sempre tanto difficile bilanciare il troppo lavoro con altrettanto riposo.

Per essere performanti sul posto di lavoro, ed in generale per godersi meglio la vita, è importante bilanciare il lavoro con la giusta quantità di riposo.

Vediamo come fare in questo articolo, descrivendo una piccola strategia efficace.

Negli scorsi anni ho scritto tanti articoli sui temi del rilassamento psicofisico e dello stress.

Si tratta di argomenti che mi stanno a cuore perché mi ha sempre appassionato l’idea di introdurre strategie comportamentali mirate alla prevenzione ed alla cura di sé all’interno del proprio stile di vita.

Credo che si tratti di abitudini che, a costo zero (se non quello iniziale dato, per l’appunto, dall’abituarsi), possono avere un grande impatto positivo sul benessere psicofisico.

Come ho scritto nell’introduzione, molte persone lamentano di vivere delle situazioni lavorative in cui difficilmente hanno un attimo di pausa.

La richiesta è quella di essere sempre produttivi, di essere efficaci ed efficienti.

A volte le persone accolgono questa richiesta di super-lavoro: è il caso di coloro che vogliono fare carriera, farsi notare, eccellere.

Le motivazioni personali, a riguardo, sono molteplici.

Altre volte queste situazioni lavorative vengono vissute con forte disagio, tanto che la motivazione al lavoro viene meno e si affronta la propria mansione con frustrazione e poca voglia di fare.

Essere produttivi presuppone un costo, che è dato dalle nostre energie fisiche e mentali.

Non è possibile essere produttivi, efficaci ed efficienti al 100% tutti i giorni della settimana, per tutto l’anno.

Questa è una verità che si applica alla maggior parte delle mansioni lavorative esistenti: che si tratti di fare il fornaio, di essere il manager di una piccola azienda, di fare lo psicologo, di essere uno studente, e così via.

Purtroppo per noi la produttività sul posto di lavoro è richiesta anche quando non abbiamo energie sufficienti o motivazione per dare il meglio che possiamo: d’altronde è necessario portare la proverbiale pagnotta a casa, no?

Come fare in quei casi?

Come recuperare le energie quando si lavora troppo?

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Come (non) aiutare un amico in difficoltà: gli stili di aiuto inefficaci

Come aiutare un amico in difficoltà? Alcuni atteggiamenti di aiuto sono più efficaci di altri: vediamo assieme quali evitare.

Uno degli articoli che ha riscosso più successo sul sito è quello che ho scritto su come aiutare il proprio partner quando sta affrontando un momento difficile.

Dato che si tratta di un argomento che suscita interesse, ho deciso di scrivere questo articolo su come aiutare un amico in difficoltà.

Anzi, in realtà si tratta di un articolo che parlerà di come NON aiutare un amico in difficoltà!

D’altronde sembra scontato, ma sostenere ed aiutare efficacemente una persona che ci sta a cuore è tutt’altro che scontato.

Ve lo posso confermare io, che in qualità di psicoterapeuta sono almeno 10 anni che studio materie psicologiche per imparare come si fa!

A parte le battute, l’aiuto rivolto ad un’altra persona può assumere caratteristiche più o meno tecniche, ma quando si tratta di aiutare un amico in difficoltà non è assolutamente necessario essere dei professionisti delle relazioni di aiuto.

Spesso ciò che conta davvero è esprimere empatia e vicinanza emotiva, all’interno di una cornice imprescindibile di rispetto per l’altro e per ciò che sta vivendo.

Essere protettivi e comprensivi con l’altro va bilanciato con la capacità di dargli spazio e libertà di espressione, in un equilibrio che favorisce sia l’espressione di sé e sia la possibilità di avere la proverbiale “spalla su cui piangere”.

Capire l’altro, accogliere il suo vissuto ed esprimere vicinanza emotiva sono comportamenti fondamentali per comprendere davvero come aiutare un amico in difficoltà.

Detto questo: quali sono i comportamenti da evitare?

Quali sono quegli atteggiamenti che colui che aiuta adopera in buona fede, ma che spesso ottengono l’effetto opposto?

Vediamoli assieme uno per uno, così da capire come (non) aiutare un amico in difficoltà.

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