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Come (non) aiutare un amico in difficoltà: gli stili di aiuto inefficaci

Come aiutare un amico in difficoltà? Alcuni atteggiamenti di aiuto sono più efficaci di altri: vediamo assieme quali evitare.

Uno degli articoli che ha riscosso più successo sul sito è quello che ho scritto su come aiutare il proprio partner quando sta affrontando un momento difficile.

Dato che si tratta di un argomento che suscita interesse, ho deciso di scrivere questo articolo su come aiutare un amico in difficoltà.

Anzi, in realtà si tratta di un articolo che parlerà di come NON aiutare un amico in difficoltà!

D’altronde sembra scontato, ma sostenere ed aiutare efficacemente una persona che ci sta a cuore è tutt’altro che scontato.

Ve lo posso confermare io, che in qualità di psicoterapeuta sono almeno 10 anni che studio materie psicologiche per imparare come si fa!

A parte le battute, l’aiuto rivolto ad un’altra persona può assumere caratteristiche più o meno tecniche, ma quando si tratta di aiutare un amico in difficoltà non è assolutamente necessario essere dei professionisti delle relazioni di aiuto.

Spesso ciò che conta davvero è esprimere empatia e vicinanza emotiva, all’interno di una cornice imprescindibile di rispetto per l’altro e per ciò che sta vivendo.

Essere protettivi e comprensivi con l’altro va bilanciato con la capacità di dargli spazio e libertà di espressione, in un equilibrio che favorisce sia l’espressione di sé e sia la possibilità di avere la proverbiale “spalla su cui piangere”.

Capire l’altro, accogliere il suo vissuto ed esprimere vicinanza emotiva sono comportamenti fondamentali per comprendere davvero come aiutare un amico in difficoltà.

Detto questo: quali sono i comportamenti da evitare?

Quali sono quegli atteggiamenti che colui che aiuta adopera in buona fede, ma che spesso ottengono l’effetto opposto?

Vediamoli assieme uno per uno, così da capire come (non) aiutare un amico in difficoltà.

Stile di aiuto inefficace n°1: atteggiamento di decisione

Questo stile di aiuto è considerato inefficace perché consiste nel dare all’altro una soluzione bella e pronta al suo problema.

Ad una prima analisi sembra un atteggiamento funzionale, perché … beh, l’altro ha un problema ed noi gli stiamo dando una soluzione, no?

Cosa c’è di più funzionale ed efficace di così?

In realtà è uno stile di aiuto che non funziona perché tale soluzione è la NOSTRA soluzione, e non quella dell’altro.

Questa affermazione implica che la soluzione al problema che abbiamo elaborato nasce e si sviluppa all’interno del nostro personale modo di funzionare, di pensare, di reagire emotivamente, di comportarci, in base al nostro personale sistema di valori.

Va da sé che ciò che funziona per noi potrebbe non funzionare per l’altro, perché l’altro è una persona diversa e funziona, quindi, in modo diverso da noi.

Inoltre sforzarsi enormemente di dare soluzioni belle e pronte ai problemi dell’altro ci espone al rischio di occupare il ruolo del Salvatore all’interno della relazione, esponendoci a Giochi relazionali di vario tipo (ne ho parlato nei due articoli qui linkati).

Stile di aiuto inefficace n°2: atteggiamento di indagine

L’atteggiamento di indagine è quello stile di aiuto in cui trasformiamo la discussione con l’altro in un interrogatorio.

Cominciamo a chiedere informazioni su informazioni, spesso non necessarie, che non rispondono al bisogno dell’altro di sentirsi compreso ed ascoltato.

Anzi, a volte l’altro potrebbe percepire l’interrogatorio come un’invasione del proprio spazio personale: l’impressione che diamo potrebbe essere quella di “impicciarci” di dettagli personali che non ci riguardano.

Stile di aiuto inefficace n°3: atteggiamento di sostegno

Questo stile di aiuto inefficace consiste nello sminuire la gravità del problema che l’amico ci sta raccontando, con l’obiettivo di rassicurarlo in questo modo.

È un atteggiamento relazionale molto comune, sicuramente vi sarà capitato almeno una volta nella vita di raccontare un problema ad una persona cara e sentirvi rispondere: “Eeeeh ma stai tranquillo/a, non è ‘sto gran problema!”.

Come vi siete sentiti in quel momento?

È molto probabile che abbiate provato la sensazione di non sentirvi accettati nel disagio che state esprimendo, anche se l’altro aveva l’intenzione di sostenervi.

Stile di aiuto inefficace n°4: atteggiamento valutativo

Questo stile di aiuto inefficace, come dice il nome, consiste nel giudicare la situazione problematica dell’altro.

Esprimere un giudizio sull’altro, sul suo vissuto e sul suo problema, soprattutto se non è richiesto, è uno dei modi più veloci ed efficaci per inimicarsi l’altro.

A nessuno piace ricevere valutazioni e giudizi critici quando si sta vivendo un momento di difficoltà; d’altronde c’è un motivo se uno dei prerequisiti di qualsiasi setting psicoterapeutico è la creazione di un contesto non-giudicante.

Stile di aiuto inefficace n°5: atteggiamento interpretativo

Questo stile di aiuto è ambivalente: a volte può risultare efficace, altre volte può essere un grande buco nell’acqua.

Offrire un’interpretazione di ciò che l’altro sta vivendo, dargli una spiegazione del suo problema a volte può aiutare l’amico/a di turno a chiarirglielo, e quindi a trovare una nuova prospettiva da cui vederlo ed affrontarlo.

Altre volte invece l’interpretazione potrebbe essere erronea e quindi venire rifiutata dall’altro; altre volte ancora potrebbe essere esatta ma l’altro è troppo preso dal suoi problemi per rendersene conto: in questo caso l’interpretazione del suo problema gli/le è stata data troppo presto.

Conclusione

Abbiamo visto assieme come esistano diversi atteggiamenti di aiuto, almeno 5, che se adoperati spesso ottengono l’effetto opposto.

Va specificato che l’aiuto che possiamo dare come amici non sarà mai paragonabile con quello fornito da un professionista della salute mentale: si tratta di due cose totalmente diverse (perché sono due tipi di relazione diversi).

Ciò significa che è importante non improvvisarsi come psicologi o psicoterapeuti: se pensate che il vostro amico/a ha bisogno dell’aiuto di un professionista che voi non potete fornire, allora è ben più utile indirizzare gentilmente l’altro verso questo tipo di soluzione (senza incorrere nell’atteggiamento di decisione che abbiamo visto ad inizio articolo!).

Grazie per la lettura.

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Alla prossima settimana!

Dottor Antonello Mattia – Psicologo Castelli Romani

Pubblicato da Antonello Mattia

Mi chiamo Antonello Mattia, sono uno psicologo e scrivo articoli riguardanti il mondo della psicologia e della psicoterapia, parlando di concetti complessi in modo fruibile e divertente.

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