Imparare a dire di no è un’abilità sociale estremamente utile per stare bene in relazione con gli altri.
Imparare a dire di no rientra all’interno del tema dell’assertività, ovvero della capacità di esprimere le proprie opinioni ed emozioni all’altro in modo chiaro, diretto e rispettoso.
Perché ho definito questa abilità come “estremamente utile”?
Lo è perché dire di no equivale a stabilire dei confini relazionali tra sé e l’altro.
Le relazioni umane, infatti, sono caratterizzate da diversi livelli di distanza interpersonale che spesso cambiano con il tempo ed in base alla situazione.
Quando parlo di distanza interpersonale non faccio riferimento meramente alla distanza di tipo fisico, per quanto l’utilizzo del corpo influenzi enormemente la percezione di intimità nella relazione per entrambe le persone coinvolte.
Basta pensare a come cambia la nostra esperienza quando il partner si avvicina e si ferma alla distanza di un bacio.
In questo caso l’esperienza è piacevole e non ci disturba.
Allo stesso modo, se questo stesso comportamento fosse messo in atto da uno sconosciuto (che quindi sta invadendo il nostro spazio personale) molto probabilmente sperimenteremmo disagio.
A livello intuitivo tutti noi sappiamo bene che la distanza fisica influenza l’esperienza personale della relazione, ed è qualcosa che viviamo e sperimentiamo tutti i giorni.
Tuttavia, come dicevo, non esiste solamente la distanza di tipo fisico, ma anche la distanza interpersonale di tipo psicologico.
Ogni relazione che intessiamo con gli altri è caratterizzata da confini ben precisi, da regole spesso implicite che nessuno dei due partecipanti ha esplicitato ad alta voce, eppure influenzano come entrambi vivono la relazione.
Pensiamo al rapporto coi genitori.
Se il clima relazionale dentro casa è sempre stato caratterizzato da poca intimità psicologica, scarsa espressione delle emozioni e delle proprie opinioni personali, comunicazione tra i membri della famiglia ridotta all’osso, allora è molto probabile che la distanza interpersonale che sperimentate tra voi ed il resto della famiglia sia più o meno grande.
Probabilmente nessuno dentro casa vostra ha mai detto:
“Da oggi in poi dentro questa casa è proibita l’espressione delle emozioni, nessuno si può abbracciare e soprattutto dobbiamo comunicare il meno possibile!”.
Eppure queste regole implicite esistono ed influenzano i confini e la distanza interpersonale che percepite più o meno inconsciamente tra voi ed il resto della famiglia.
È vero anche il contrario: esistono relazioni in cui la distanza tra sé e l’altro è molto piccola, tanto che risulta difficile percepire dove “finisce” un individuo ed inizia l’altro.
È il caso delle relazioni caratterizzate da una certa dose di invischiamento, ovvero quelle relazioni dove il valore dell’individualità viene svalutato.
Imparare a dire di no è un’abilità, quindi, che influenza la distanza interpersonale tra sé e l’altro, perché stabilisce dei confini chiari in modo diretto ed esplicito.
Ad esempio, imparare a dire di no è fondamentale quando l’altro sta prevaricando in modo più o meno consapevole i nostri confini personali.
Questo è particolarmente vero quando l’altro è troppo insistente; quando ci chiede qualcosa che non siamo disposti a fare; quando mette in atto un comportamento che ci offende e che non vogliamo che ripeta più.
Se non impariamo a dire di no, l’altro non ha un metro di paragone per capire fino a che punto può spingersi.
Dire di no equivale ad esplicitare all’altro la sottile linea di confine che non vogliamo che lui o lei oltrepassi.

Tuttavia imparare a dire di no è tutt’altro che facile.
Perché è così difficile imparare a dire di no? Si tratta solamente di dire due lettere, eppure tante persone hanno difficoltà a stabilire dei confini tra sé e l’altro.
Questa frase ci fa intuire come dietro a questa semplice parola ci sia dietro un discorso ben più ampio, che ha a che fare con la nostra storia personale e relazionale.
Ci sono alcune variabili psicologiche che influenzano la nostra capacità di dire di no, e rimarrete sorpresi nel constatare quanto siano pervasive ed importanti rispetto al nostro modo di viverci in relazione con gli altri.
Quali sono queste variabili psicologiche?
La prima variabile che influenza la nostra capacità di dire di no è la nostra posizione di vita.
In Analisi Transazionale la posizione di vita corrisponde ad una credenza che si ha rispetto al proprio valore, ed al valore che si attribuisce agli altri.
Le posizioni di vita sono quattro:
- Io sono OK, l’altro è OK;
- Io non sono OK, l’altro è OK;
- Io sono OK, l’altro non è OK;
- Io non sono OK, l’altro non è OK.
Se coltiviamo una credenza di reciproco rispetto e valore tra noi e l’altro, sarà più facile mettere un confine chiaro attraverso l’utilizzo del no, quando ne sentiremo il bisogno.
Perché sarà più facile?
Perché la credenza di essere degni di rispetto ci aiuta e sostiene nell’affermare i nostri diritti ed i nostri bisogni.
Inoltre ci stimola a comunicare in un modo che sia rispettoso per l’altro, invece che prevaricante.
Se invece pensiamo di non valere nulla (o che l’altro non valga nulla), allora potrebbe essere difficile dire di no all’altro e mantenere un confine che sia chiaro e rispettoso per entrambe le parti coinvolte.
La seconda variabile che influenza la nostra capacità di imparare a dire di no è la tendenza a passivizzarsi ed adattarsi all’altro.
Va da sé che se siamo abituati a non esprimere mai le nostre opinioni, le nostre emozioni ed i nostri bisogni, preferendo invece adattarci a ciò che dice l’altro, allora potrebbe essere davvero difficile imparare a dire di no.
La tendenza a passivizzarsi è spesso un comportamento abitudinario che viene appreso durante il percorso di vita, come migliore strategia per ottenere attenzione e cure dall’altro.
Esistono anche altre motivazioni altrettanto valide per adattarsi al volere dell’altro come strategia di coping; l’effetto è comunque lo stesso, ovvero quello di non darsi potere relazionale esprimendo ciò che si sente e pensa davvero, come un no.
La terza variabile da considerare quando si vuole imparare a dire di no è la capacità di stare a contatto con i propri desideri ed emozioni.
Essere ben consapevoli di ciò che vogliamo è un prerequisito necessario per stabilire dei confini chiari con l’altro.
Quando siamo a contatto con i nostri bisogni diventa più facile sostenere il no con convinzione: sappiamo bene cosa vogliamo e quindi ciò che vogliamo comunicare all’altro attraverso il nostro diniego.
La quarta ed ultima variabile è la capacità di saper accogliere la divergenza di opinioni e/o il fatto che l’altro potrebbe non essere d’accordo con il nostro no.
Può capitare di esprimere il proprio no con convinzione e che l’altro non lo accolga, oppure che “ci rimanga male”.
Ricordiamoci che la reazione dell’altro è una sua responsabilità: noi possiamo controllare ciò che sentiamo, pensiamo e diciamo, non ciò che pensa, sente e dice l’altro.
È sempre importante coltivare un atteggiamento di rispetto all’interno della relazione, soprattutto quando stiamo definendo dei confini chiari con l’altro attraverso un no, tuttavia l’altro potrebbe non avere la reazione che ci aspettavamo.
In quel caso è necessario saper accogliere la divergenza di opinioni ed accettare ciò che l’altro prova e pensa in risposta al nostro no, anche se non lo condividiamo.

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Alla prossima settimana!
Dottor Antonello Mattia – Psicologo Castelli Romani
