Il bisogno di controllare gli altri causa stress e sofferenza: scopri come

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Il bisogno di controllare gli altri è un bisogno relazionale che può essere fonte di grande stress e sofferenza psicologica.

Le relazioni di controllo vedono in antitesi oppure in simbiosi due o più partecipanti che si rifanno a due ruoli principali: il dittatore e la vittima.

Come si esprime il bisogno di controllare gli altri nel dittatore? Che significato ha?

E come viene vissuta la relazione da parte della vittima?

Leggi l’articolo per saperne di più!

Il bisogno di controllare gli altri causa stress e sofferenza: scopri come

Nella vita di tutti i giorni, tendiamo ad esercitare un’influenza sugli altri che entro certi limiti è più che normale: infatti, una buona convivenza con l’altro si basa sulla capacità di negoziare i propri bisogni e desideri con l’altro nel rispetto della propria ed altrui libertà.

Tuttavia, per alcune persone quest’opera di negoziazione si trasforma in una vera e propria tirannia.

Infatti, il bisogno di controllare gli altri ci trasforma in dittatori che cercano di imporre il proprio punto di vista sulla persona che abbiamo accanto.

Il rispetto dell’individualità altrui viene meno e per questo motivo l’altro viene visto semplicemente come una bambola che sentiamo la necessità di dover indirizzare per rispondere ai nostri bisogni interni.

Ovviamente il bisogno di controllare gli altri può essere più o meno intenso a seconda della persona e della situazione, tuttavia in quasi tutti i casi è connesso ad elevati livelli di stress personale ed interpersonale.

Il bisogno di controllare gli altri crea una sofferenza sia in noi stessi che nell’altro: per questo motivo l’articolo provvederà ad analizzare entrambi i punti di vista.

Il punto di vista del “dittatore”, ovvero colui che controlla

Il dittatore è colui che sente per primo il bisogno di controllare gli altri e perciò mette in atto tutta una serie di comportamenti che hanno proprio questo obiettivo.

Nello specifico, quello che accade è che il dittatore impone le proprie idee, i propri modi di fare ed i propri comportamenti alla vittima senza rispettarne la sua individualità.

Gli ambiti di applicazione possono essere molteplici: l’ambiente di lavoro, la propria relazione amorosa, le relazioni amicali e così via.

Una persona che sperimenta un bisogno di controllare gli altri particolarmente forte di solito può esibire questo genere di comportamenti in più situazioni sociali.

La domanda più spontanea che viene da porsi è la seguente: da dove nasce il bisogno di controllare gli altri?

In realtà individuare una singola causa sarebbe semplicistico e riduttivo dato che questa tendenza relazionale fa sicuramente riferimento all’intera storia di vita della persona.

Infatti, ognuno di noi elabora delle modalità di relazionarsi con gli altri che sono personali e si riallacciano sia alla nostra personalità che alla nostra storia passata.

Una possibile spiegazione tra le molteplici ipotizzabili è che una persona che sperimenta un forte bisogno di controllare gli altri probabilmente lo fa per rassicurare se stessa rispetto al mondo che la circonda.

In questo caso il mondo esterno (e soprattutto quello relazionale) potrebbero essere visti come imprevedibili e perciò controllare l’altro inserendolo all’interno di schemi cognitivi, emotivi e comportamentali che può capire e prevedere potrebbe essere considerata come una strategia efficace per diminuire l’ansia.

Tuttavia, lo stress generato da questa strategia relazionale è enorme.

Ogni essere umano è portatore di una sua individualità che per via di variabili genetiche, psicologiche e comportamentali lo rende necessariamente diverso da noi: per questo motivo, inserirlo all’interno di uno schema di controllo significa limitarne enormemente le potenzialità e la libertà.

Inoltre, proprio per via di questa complessità, cercare di controllare una persona in tutti gli ambiti della sua vita è un’impresa titanica che ovviamente porta con se ingenti quantità di stress.

Questo concetto ci introduce al secondo punto di vista che andremo ad esaminare, ovvero quello della vittima.

Il punto di vista della vittima, ovvero l’oggetto del controllo

Come abbiamo appena detto, una persona che subisce il controllo da parte di un dittatore tende a sperimentare livelli ridotti di libertà personale.

Anche in questo caso, i livelli di stress percepiti possono essere elevati poichè l’altro tende ad annullare l’individualità della vittima.

Tuttavia, un concetto importante da sottolineare è che probabilmente anche il ruolo della vittima affonda le sue radici all’interno della storia individuale della persona.

Il bisogno di avere una guida costante che ci controlli e che ci indirizzi verso la scelta “giusta” può essere anche essa una modalità di relazionarsi con gli altri che, come possiamo immaginare, si sposa perfettamente con il bisogno di controllare sperimentato dall’altro.

In questo modo si viene a creare una situazione di simbiosi in cui entrambi i partecipanti soddisfano i loro bisogni interni con la conseguenza di percepire stress relazionale e una sofferenza psicologica derivata dal mancato rispetto della propria ed altrui individualità.

Al contrario, una modalità relazionale matura prende in considerazione la diversità dell’altro e rispetta la dimensione di confronto che può nascere da questa alterità.

Inoltre, la sicurezza in se stessi derivante da una posizione di vita del tipo “Io sono OK, gli altri sono OK” è la base per instaurare relazioni mature senza rigide dinamiche di controllo.

All’interno di una qualsiasi relazione ogni individuo è responsabile del proprio benessere perciò sta a noi scegliere relazioni caratterizzate da libertà e rispetto.

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Alla prossima settimana per un nuovo articolo.

Dottor Antonello Mattia

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Antonello Mattia

Mi chiamo Antonello Mattia, sono uno psicologo ed organizzo corsi di rilassamento online e sul territorio di Roma e Castelli Romani.

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