Da arte della guerra ad arte del vivere bene con gli altri: la psicologia delle arti marziali

Da arte della guerra ad arte del vivere bene con gli altri la psicologia delle arti marziali

Questo articolo nasce dal connubio tra due delle mie più grandi passioni: le arti marziali e la psicologia.

Ho sempre pensato che le arti marziali avessero una loro psicologia peculiare, un modo di vedere il mondo, gli altri e se stessi che più di altre discipline può insegnare un concetto o due (ma anche di più in realtà!) sul benessere psicologico.

Questo non significa che lo sport in generale sia da meno, anzi!

Ho scritto in passato un articolo che tratta proprio di come la pratica di uno sport può aumentare l’autostima e l’auto-efficacia di colui o colei che lo pratica.

Tuttavia, credo che le arti marziali abbiano delle caratteristiche uniche nel loro genere che meritano di essere discusse a livello psicologico.

Nello specifico, la psicologia delle arti marziali deve la sua peculiarità a due aspetti principali insiti nell’argomento:

  1. Il tema della gestione del conflitto, che è intrinseco allo studio delle arti marziali;
  2. L’aspetto filosofico di matrice orientale a cui le arti marziali attingono a piene mani.

Se qualsiasi sport può indurre cambiamenti fisiologici positivi nel corpo ed in generale nella sfera psicologica, credo che sia difficile trovare discipline sportive che trattino la gestione del conflitto ed abbiano una visione filosofica complessa come le arti marziali.

La peculiarità della psicologia delle arti marziali è proprio qui ed anzi, aggiungo una ulteriore “marcia in più”: le arti marziali permettono di “vivere” questi due aspetti esperendoli direttamente attraverso il proprio corpo.

In questo articolo voglio focalizzarmi principalmente sul primo aspetto, quello legato ai confini psicologici.

Ho deciso di operare questa scelta deliberata perché ritengo che abbia un carattere psicologico interessante che merita di essere analizzato più a fondo.

Tuttavia, anche la filosofia orientale sta trovando sempre più riscontro nel mondo della psicologia occidentale grazie a molti approcci psicoterapeutici che ne stanno utilizzando i principi.

Bando alle ciance: in che modo la gestione dei confini psicologici si collega alle arti marziali?

La psicologia delle arti marziali: una questione di confini

Non è una novità che le arti marziali nascono come metodo per garantire la sopravvivenza in un conflitto violento.

Che sia una guerra combattuta su un antico campo di battaglia oppure una sessione di sparring amichevole con il proprio compagno di allenamento, le arti marziali hanno l’obiettivo intrinseco di insegnare al praticante a gestire un conflitto.

In antichità, il conflitto prototipico che il praticante si sarebbe trovato a gestire era molto probabilmente di natura violenta.

Infatti, il marzialista imparava delle tecniche per terminare il conflitto nel minor tempo possibile, col minor numero di danni alla propria persona.

Al giorno d’oggi la violenza è vietata nella nostra società (e per fortuna!), quindi le arti marziali hanno perso parte del loro scopo originario.

A livello storico, questo cambiamento è stato percepito realmente ed in maniera potente: ad esempio in Giappone, dopo la restaurazione Meiji e l’inizio di una lunga pace, le arti marziali non avevano più un posto nella società e da arti legate alla guerra diventarono arti per la coltivazione del sé.

Lo spostamento da arti pratiche legate alla sopravvivenza ad arti finalizzate a sconfiggere i propri limiti e le proprie insicurezze piuttosto che un avversario in carne ed ossa fu un cambiamento importante, che permane ancora oggi.

Infatti, molte persone si avvicinano al mondo marziale per sentirsi più sicure di sé, per imparare a difendersi da minacce reali o percepite, per stare bene con se stessi.

La dimensione della percezione di sicurezza personale ha molto a che fare con i confini psicologici.

La rabbia, una delle emozioni fondamentali per la sopravvivenza, è intimamente collegata alla gestione dei confini psicologici.

Nel momento in cui ci sentiamo prevaricati cominciamo a provare rabbia, ed è proprio questa emozione che ci aiuta ad affermare i nostri bisogni ed a ristabilire i confini.

Le arti marziali aiutano il praticante a gestire emotivamente la rabbia attraverso la coltivazione di uno stato mentale di serenità, che molto ha a che fare con gli studi sulla meditazione di tipo orientale.

Questo significa percepire e sentire la rabbia, per poi scegliere di esprimerla attraverso modalità consone che nulla hanno a che fare con l’utilizzare le tecniche di propria conoscenza per infliggere un danno superfluo all’altro.

Infatti, molti maestri del passato ammonivano il praticante dall’utilizzare la propria arte per fini non “nobili”: un esempio lampante di ciò proviene dalla biografia di Gichin Funakoshi, celebre karateka inventore dello stile Shotokan.

Inoltre, le arti marziali sono intimamente connesse al senso di potere personale.

Come detto in precedenza, molte persone vogliono imparare un’arte marziale per sentirsi più sicuri di sé.

La domanda sorge spontanea: sentirsi più sicuro di sé rispetto a cosa?

In molti casi si tratta di sentirsi più sicuri in relazione con gli altri: le arti marziali diventano uno strumento pratico per aiutare le persone a sentirsi efficaci in situazioni interpersonali di vario tipo.

Che si tratti di categorie a rischio come le vittime di bullismo o di violenza di genere oppure di categorie più insospettabili come l’impiegato che vuole acquisire più sicurezza nel trattare col proprio datore di lavoro, le arti marziali massimizzano il senso di potere personale percepito nelle relazioni, alla luce del fatto che i praticanti si allenano direttamente nella gestione di un conflitto attraverso l’esperienza corporea.

È proprio l’utilizzo del corpo che aumenta le probabilità di instaurare un apprendimento positivo e duraturo.

Il corpo è uno strumento potente che coadiuva un apprendimento viscerale, intenso, più “emotivo” e legato all’esperienza diretta fatta con le proprie mani.

Alla luce di quanto detto in questo articolo, mi permetto di avanzare nuovamente l’ipotesi che le arti marziali possano essere una risorsa importante ed inattesa per sentirsi più sicuri di sé nelle relazioni con gli altri, e quindi per coltivare il proprio benessere personale ed interpersonale.

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Antonello Mattia

Mi chiamo Antonello Mattia, sono uno psicologo ed organizzo corsi di rilassamento online e sul territorio di Roma e Castelli Romani.

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